
Lamezia Terme - Si fa ancora più avvincente la lotta promozione nel girone I di serie D. Il turno infrasettimanale di ieri pomeriggio non è infatti stato interlocutorio in virtù delle frenate di due delle quattro compagini oramai rimaste in lizza per il salto tra i professionisti. In quel di Vallo della Lucania si è giocato il big-match di giornata tra la prima e la quinta, nonché tra le due squadre reduci dalle strisce positive più lunghe. L’affermazione della capolista ha perciò fatto si che si sia fermata a quattordici gare consecutive senza sconfitte quella del Sant’Agata. Adesso a non perdere da più tempo, sempre quattordici turni (dieci vittorie e quattro pari), è diventata proprio la Gelbison. Sale sul gradino intermedio del podio di tale speciale classifica, l’Fc Lamezia, arrivato a dodici (otto successi e quattro divisioni della posta) risultati utili consecutivi. Con la sconfitta a Portici della Cavese, si è spezzata pure la striscia più corposa di affermazioni consecutive. Apparteneva proprio ai metelliani, i quali erano reduci da cinque vittorie. Ora “guida” il Lamezia, avendo incamerato l’intera posta in ciascuna delle ultime tre gare disputate. Gialloblù che, di contro, prendono puntualmente gol da quattro turni, al pari del Rende, e restano solo la quarta miglior difesa. In tal senso peggio, al momento, hanno fatto solo Sancataldese, Biancavilla e Portici, reduci, rispettivamente, da quattordici, sette e sei partite consecutive nelle quali hanno sempre incassato almeno una segnatura dall’avversario di turno.
Discorso opposto per la solita Gelbison che non prende gol da quattro turni. Cavese e Lamezia restano le due compagini a segno da più gare di fila: sei. Trend che, dopo le due reti rifilate ieri al Paternò, ha portato l’attacco dei lametini a divenire il terzo più prolifico dopo quelli di Gelbison e della stessa Cavese. Trapani e San Luca le squadre che hanno pareggiato di più, ben dieci volte a testa. Domenica scorsa, intanto, per tutte le squadre del raggruppamento è iniziato un rush di gare ravvicinate che avrà una tregua soltanto il prossimo 14 aprile (giovedì di Pasqua), considerato che poi si riprenderà, con le ultime cinque giornate, domenica 24 aprile. Tra turni infrasettimanali e recuperi, chi in tale lasso di tempo giocherà più gare, tra le prime quattro, sarà la Cavese. Mercoledì 6 aprile i campani di mister Troise dovranno infatti recuperare la sfida casalinga con il Trapani, per cui in tutto si ritroveranno a giocare la bellezza di sei partite in diciannove giorni. Anche l’Acireale giorno 6 recupera una delle, in questo caso due, gare che non ha potuto disputare, causa Covid tra gli avversari, nelle ultime settimane. Ma non essendo sceso in campo domenica scorsa, l’undici acese fino al 14 aprile avrà giocato solo cinque partite, così come Corapi e compagni. C’è poi una squadra, il Real Aversa, che può essere definita l’arbitro della lotta promozione. Domenica i casertani hanno ospitato la Gelbison, costringendola al risultato ad occhiali. Ebbene, nelle prossime quattro domeniche toccherà anche a Lamezia, Cavese ed Acireale, in tale ordine cronologico, andare a giocare ad Aversa. A proposito degli impegni che da qui alla fine attendono le quattro big del torneo, sulla carta il calendario più facile sembrerebbe averlo la Gelbison, specie qualora domenica dovesse tornare con un risultato positivo dal “Simonetta Lamberti”. Anche perché ai cilentani restano solo due scontri diretti, sebbene entrambi in trasferta, da giocare, compreso, per l’appunto, quello in programma fra tre giorni a Cava. I metelliani, invece, devono ancora giocarli tutti e tre, ma sempre tra le mura amiche. Idem l’Acireale, che ne giocherà ben due in casa. Si profila molto importante, ad ogni modo, il turno pre-pasquale (14 aprile), allorquando sono in programma Cavese – Lamezia e Acireale – Gelbison.
Tornando alla vittoria in rimonta ieri ottenuta dalla squadra del patron Saladini ai danni del Paternò, a fine gara mister Campilongo ha esordito in sala stampa togliendosi qualche sassolino dalla scarpa. “Abbiamo fatto contenti i tifosi presenti allo stadio e non certo i cosiddetti leoni da tastiera. Dico questo perché ogni tanto vado a leggere qualche commento (si riferisce a quelli lasciati sulla pagina facebook del sodalizio lametino ndr), peraltro scritto da chi neanche viene allo stadio, secondo il quale non mi assumerei mai le mie responsabilità e, anzi, farei delle lezioncine ai miei calciatori nelle interviste post-gara. Non sanno niente, invece, dato che il sottoscritto prima di venire in sala stampa parla con i propri calciatori, i quali sanno già tutto quindi. Specialmente quelli che vengono poi da me pubblicamente menzionati in positivo o in negativo. Anzi, ho instaurato un grande rapporto con loro, essendosi creato un gruppo solido, una grande famiglia. E di conseguenza posso anche permettermi di dire loro certe cose in pubblico. Ritengo di farla stare bene la mia squadra. Quando c’è da bastonarla la bastono, e quando c’è invece da usare la carota gliela do. Oggi (ieri ndr), ad esempio, ho visto un secondo tempo, lasciatemi passare la parola anche se un po’ grossa, da Manchester City. Non c’è stata proprio partita, tant’è che la potevamo chiudere 4-1 o 5-1, avendo avuto una miriade di occasioni clamorose. E parliamo di una squadra che aveva giocato solo tre giorni prima. Nel primo tempo, invece, non siamo stati altrettanto bravi, non riuscivamo a trovare le giuste distanze. D’altronde l’allenatore sta in panchina proprio per cercare di correggere ciò che non funziona. E’ altrettanto ovvio, però, che dipende sempre dallo spirito e dalla determinazione di chi subentra a gara in corso. Perché io posso fare tutti i cambi che voglio, ma se chi entra non mi dà niente è tutto inutile”. Malgrado i cambi più che mai azzeccati nella ripresa, per Campilongo “ è stata la vittoria del gruppo, della squadra. Non sono io che vado in campo. Ripeto, nei secondi 45’ non c’è stata storia, a livello di tecnica, di forza fisica e di qualità”.
La nota meno lieta è invece venuta dagl’infortuni di Terranova, Tipaldi ma, soprattutto, di Miceli, ovvero di uno dei due soli centrali difensivi di ruolo rimasti disponibili a seguito della forte distorsione alla caviglia che dalla scorsa settimana sta costringendo allo stop Sabatino. Fortunatamente, dalla sua pagina facebook lo stesso Miceli, già nella tarda serata di ieri, ha scongiurato i timori di un lungo stop che aleggiavano visto che alla mezzora della ripresa era dovuto essere trasportato d’urgenza in ospedale. Il calciatore di Amantea ha parlato di soli dieci giorni di riposo forzato, fermo restando che domenica ad Aversa e, probabilmente, anche in quella successiva contro il Sant’Agata, il tecnico gialloblù avrà grossi problemi di formazione, vista l’assoluta mancanza di eventuali alternative in panchina, in chiave difensiva. “Oggi (ieri ndr) avevamo già fuori altri tre calciatori per influenza. Speriamo non si tratti di Covid, anche se al momento tutti i tamponi che hanno fatto sono risultati negativi. Speriamo bene per i prossimi giorni. Purtroppo in questo periodo ci gira male sotto l’aspetto degl’infortuni. Anche per questo rifaccio i complimenti ai ragazzi per il secondo tempo fatto”. Un Campilongo che risponde così quando gli si fa notare come al termine degli ultimi 90’ si sia riusciti a rosicchiare punti preziosi a Cavese ed Acireale. “Come ho sempre detto ai ragazzi, e anche con il presidente siamo sulla stessa lunghezza d’onda, non guardiamo a cosa fanno le altre dirette avversarie. Avevamo dieci finali davanti, le prime due le abbiamo fatte nostre, per cui ce ne restano altre otto da giocare. Andiamo avanti per la nostra strada, poi alla fine tireremo le somme e vedremo fin dove saremo riusciti ad arrivare”.
Anche ieri, però, Corapi e compagni erano riusciti a complicarsi la vita andando sotto. “Vorrei fare a meno di prendere puntualmente gol per poi reagire, sebbene attraverso una prestazione maiuscola qual è stata la nostra nella ripresa. Questa è la qualità che abbiamo, però non dobbiamo pensare che siccome sono tre partite che ci va sempre bene nel rimontare, allora non dobbiamo preoccuparci. La squadra ha si grande carattere, però non è piacevole beccare gol per tre partite consecutive, addirittura cinque negli ultimi 270’. Probabilmente stiamo anche un po’ soffrendo l’avere queste assenze, tra squalifiche e infortuni, nei tre centrali di ruolo, il fatto che Miceli e Sirignano hanno giocato poco assieme, o addirittura per niente nel caso della coppia Miceli – Amendola, nonché il giocare sostanzialmente sempre con gli stessi due terzini. Dobbiamo però fare necessità virtù in questo frangente e pensare alla prossima”. L’ex tecnico di Empoli e Frosinone ha poi spiegato cosa non abbia funzionato nei primi 45’. “Pur sapendo che il Paternò sarebbe venuto ad abbassarsi con le due linee a metà campo, ci siamo ostinati a sbagliare le imbucate. Quando una squadra gioca con il 4-3-3, i due centrali difensivi sono coloro che devono creare la superiorità numerica. Ma Sirignano e Miceli non riuscivano a imbucare con palla a terra, optando sempre per le palle alte che erano puntualmente preda dei difensori avversari. Quindi loro si chiudevano e ripartivano pericolosamente, come avevo spiegato ai miei. Questo è stato l’errore che abbiamo commesso nel primo tempo. Alla fine del primo tempo, negli spogliatoi ho detto perciò loro che perseverando in tale errore, la partita non l’avremmo recuperata. Resto convinto che se giochiamo palla a terra e sfruttiamo l’imbucata con i difensori esterni, possiamo fare bene. Per il resto, nei secondi 45’ la mia squadra ha iniziato a giocare più corta e aggressiva. Rusescu ha fatto un grandissimo lavoro in avanti assieme a Bollino e, quando è entrato, a Umbaca. Ed è normale che, così facendo, poi diventa un’altra partita”.
Ferdinando Gaetano
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