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Lamezia Terme - Si ferma a dodici risultati utili consecutivi la striscia positiva dell’Fc Lamezia Terme. Un kappaò, quello interno al cospetto di un quadrato e solido Sant’Agata, che fa al contempo definitivamente sfumare le residue speranze di poter lottare fino alla fine per il primo posto. Resta ancora conquistabile il secondo posto, che garantirebbe di giocare in casa entrambe le sfide play-off del girone, oltre a poter contare su due risultati su tre sia in semifinale che nell’eventuale finale, ma servirà strappare quantomeno un pari giovedì, nella difficile trasferta in casa della vice-capolista Cavese, e per il resto vincere tutte le restanti sei gare, recupero di Aversa incluso. Prosegue, di contro, la serie positiva della capolista Gelbison, arrivata addirittura a sedici turni (undici vittorie e cinque pari) consecutivi senza sconfitte.  Tornando in casa lametina, Corapi e compagni prendono puntualmente gol da cinque giornate, pur restando la quarta miglior difesa del girone a pari merito dell’Aversa. In tal senso peggio, al momento, hanno fatto solo Sancataldese, Biancavilla e Portici, reduci, rispettivamente, da quattordici (la prima) e otto partite consecutive nelle quali hanno sempre incassato almeno una segnatura dall’avversario di turno. Con le due reti indolori incassate ieri dal Cittanova, si è invece interrotta, all’opposto, l’imbattibilità del portiere cilentano D’Agostino, il quale non prendeva gol da cinque partite. Se il 3 aprile si era bloccata la serie di gare consecutive (sei) nelle quali la Cavese era sempre riuscita ad andare in rete, ieri è toccato, sempre dopo sei turni fruttosi, ai lametini fermarsi in tal senso. Trapani e San Luca restano le squadre che hanno sin qui pareggiato di più: ben dodici volte a testa. Seguono Giarre e Sant’Agata con dieci.

In sala stampa, intanto, mister Campilongo ha così commentato il kappaò contro i messinesi. “C’è amarezza e sconforto perché era una gara che non dovevamo sbagliare, ancor di più per il fatto che la giocavamo in casa. Ci prendiamo le nostre responsabilità, io in primis. Bisogna anche dare merito alla squadra avversaria ch’è stata brava a chiuderci tutti i varchi. Non sono solito accampare scuse per l’assenza di questo piuttosto che di quell’altro, anche perché oggi (ieri ndr) tutta la squadra ha giocato sottotono. Non siamo mai riusciti a trovare l’imbucata o a superare l’uomo nell’uno contro uno. Ci lecchiamo le ferite, ma sicuramente non molleremo. Non possiamo assolutamente farlo, per cui andiamo avanti per la nostra strada. Certo, si è perso una gara importante, però il campionato va avanti. Restano altre sette partite nelle quali dobbiamo onorare la maglia e avere rispetto per i tifosi e per questa società. Dispiace perché vincere avrebbe significato restare ancora agganciati al treno, e di conseguenza continuare a giocarcela fino alla fine per il primo posto”.

Il fatto che già dopo 5’ si sia preso un contropiede tre contro uno, non finalizzato dagli ospiti soltanto per un clamoroso  errore dell’esterno Cipolla davanti a Lai, aveva fatto subito suonare, inascoltato, un deciso campanello d’allarme. “Nell’occasione abbiamo un po’ perso l’equilibrio. Ad ogni modo, prima dell’infortunio costatoci il gol, tolto un precedente grande intervento di Lai sugli sviluppi di un angolo, il Sant’Agata non è che abbia avuto grandi occasioni da rete. Peccato perché anche un pari, pur non facendoci tenere il passo delle altre, ci avrebbe quantomeno permesso di evitare la sconfitta che in casa è sempre pesante anche a livello morale”.

A chi gli fa presente che anche chi ieri aveva l’occasione di farlo ricredere, circa il sin qui ridotto impiego, abbia  deluso le aspettative, il tecnico partenopeo risponde che “non ne faccio assolutamente una colpa ai ragazzi. Sono semmai io il primo responsabile.  E’ normale che ti aspetti sempre qualcosa in più, ma quando giochi con quattro under, su cinque, in difesa, non è facile. Nel contesto di una gara di 95’, si può anche concedere un errore ad un ragazzo. Non so comunque spiegarmi il perché di una prestazione così sottotono dell’intera squadra. Cosa è mancato per rimanere fino alla fine attaccati alla lotta per il primo posto? Anche gli uomini, dato che giocare senza mezza difesa non è facile. E noi sono ormai tre partite che giochiamo senza due dei tre centrali difensivi di ruolo. In tale contesto è chiaro che qualcosa finisci giocoforza per concedere agli avversari. Specie se di fronte hai una buonissima squadra come il Sant’Agata. Per il resto, in quest’ultima partita ci è mancata anche la cattiveria, la verve, l’assolo giusto, e, probabilmente, abbiamo anche accusato un calo fisico dovuto, magari, al fatto che, oltre ai reduci dal Covid, qualcuno rientrava da infortunio. Ma, ripeto, le cose non hanno funzionato nel complesso, non essendoci stato alcun giocatore che sia stato capace di dare quello a cui ci aveva abituati. Vedi ad esempio Mauro Bollino, che finora era stato un calciatore straordinario, Maimone o Salandria che, al contrario, dieci giorni fa era stato decisivo con il suo ingresso”. Ancora una volta la sosta, in questo caso forzata, ha tolto brio e mordente alla squadra. E a niente è servita la discesa del presidente Saladini negli spogliatoi a fine primo tempo.  “Il presidente è sempre sceso negli spogliatoi durante l’intervallo per stimolare la squadra e darci la carica. Anche oggi (ieri ndr) lo ha fatto, ma stavolta devo ammettere che la forza per vincere questa gara non l’avevamo. Abbiamo sbagliato quasi tutto. Ora dobbiamo onorare la maglia”.

Successo di prestigio per il tecnico del Sant’Agata Mimmo Giampà. “Per fare risultato a Lamezia dovevamo per forza giocare una grande partita. D’altronde loro hanno rischiato di farci gol, nel secondo tempo, in occasione dell’unica azione da rete costruita. Eravamo quindi coscienti di dover sbagliare poco e niente. I miei ragazzi sono stati straordinari, andando così a migliorare la nostra classifica. Abbiamo già conquistato tre punti in più rispetto a quanto complessivamente raccolto nel girone d’andata e ci mancano ancora cinque partite. Abbiamo, insomma, già vinto il nostro campionato e adesso e come se dovessimo provare a trionfare anche in Champions League, ovvero avere la meglio nei play-off qualora dovessimo riuscire a disputarli. D’altronde siamo venuti a vincere in casa di quella che ritengo la squadra più forte, un gradino sotto solo alla Gelbison per il fatto che quest’ultima sta programmando e costruendo mattone dopo mattone da alcuni anni. Resta un torneo equilibrato fino alla fine. Di certo il Lamezia il torneo non l’ha perso oggi contro di noi, ma in precedenza”.

Sant’Agata che ha vendicato, calcisticamente parlando, la sconfitta dell’andata in pieno recupero. “Noi giochiamo sempre così a prescindere dall’avversario di turno. Dobbiamo continuare sempre a migliorarci anche perché, rispetto a Lamezia, la nostra piazza ha cominciato da poco a fare calcio a determinati livelli. La nostra non è comunque stata una vendetta anche perché abbiamo obiettivi diversi rispetto al Lamezia. Qui adesso c’è un presidente che ha i soldi, però ritengo che la prima cosa da fare sia ricompattare l’ambiente essendo una condizione indispensabile per poter vincere. Dico ciò perché una piazza ed una città come Lamezia merita di stare tra i professionisti. E’ normale ci sia fretta di arrivare, lo so anche perché io sono di qua vicino (Girifalco ndr). Non devo dare consigli a nessuno, ci mancherebbe, ma senza ricompattare l’ambiente non si va lontano per quella ch’è la mia esperienza”. L’ex centrocampista di Vigor e Catanzaro probabilmente si aspettava un Lamezia più vivace.. “Le dimensioni del D’Ippolito sono simili a quelle del nostro rettangolo di gioco. Pur non avendo in organico calciatori che han fatto la C come li ha il Lamezia, abbiamo comunque giocatori forti. D’altronde se la mia società mi avesse dato degli asini e non dei cavalli, questo tipo di gioco non avremo potuto farlo. Squadra giovane, la mia, ma che ha qualità. Complimenti ai ragazzi, essendo finalmente riusciti a far risultato pieno contro una big, visto che prima di oggi (ieri ndr) al massimo avevamo strappato un pari”.

Fer.Gae.

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