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Lamezia Terme – Cala definitivamente il sipario sulla seconda consecutiva stagione in serie D del Sambiase. Giallorossi che chiudono sesti a pari punti con la Nuova Igea Virtus. Un torneo che, proprio come successo in quello precedente, li ha sempre visti stazionare nella colonna di destra della classifica. Ovviamente non fa testo quella dopo i primi 180’, dai quali si era racimolato un solo punto. Il ruolino finale di marcia consta di quattordici successi, undici pari e nove kappaò. 23 i punti raccolti in casa a dispetto dei ben 30 ottenuti in trasferta. Quasi identica la suddivisione tra gol segnati e subìti tra le mura amiche, rispettivamente diciannove e quattordici, ed in campo avverso (diciannove realizzati e sedici incassati). Assieme all’Acireale, il Sambiase è stata la squadra che ha pareggiato di più, ben ottto volte, sul proprio campo. Si contano sulle dita di una mano le gare nelle quali si è perso con più di un gol di scarto, peraltro tutte in trasferta: in casa della Gelbison all’esordio, e poi a Palermo, Vibo e, ieri, a Reggio Calabria.  Alla fine a festeggiare il salto in C, com’era ormai scontato al termine della penultima giornata, è stato il Savoia degli ex Sambiase Antonio Mazzei, Ciccio Umbaca, peraltro entrambi lametini doc, Valentino Frasson, Jacopo Tiveron e Daniel Munoz. Senza dimenticare quell’Antonio De Sarro dalla scorsa estate responsabile del recupero infortuni del club torrese. Una vittoria finale che porta dunque impressa un’impronta lametina. Tra i maggiori artefici del ritorno nel professionismo della squadra di Torre Annunziata, vi sono, infatti, proprio Mazzei e quel Ciccio Umbaca autore di undici reti e svariati assist.

Tornando in casa Sambiase, quarto gol con la casacca giallorossa per Raffaele Ortolini, che raggiunge, così, Colombatti e Costanzo sul gradino più basso del podio dei cannonieri stagionali, quindi includendo pure il gol segnato proprio da Costanzo nella stracittadina di Coppa Italia. Chiude al primo posto Haberkon con sette centri, seguito da Sueva a sei. Tre gol a testa, invece per Calabrò e Kouame. A quota due troviamo Frasson e Palermo. Una rete a testa, infine, per Diogo, Perricci, Leveque e Furiato. Tredici, dunque, in totale i giallorossi andati a segno in quest’annata. In vetta alla graduatoria degli assist-man troviamo addirittura quattro calciatori: Furiato, Sueva, Leveque e Palermo, tutti autori di tre passaggi vincenti a testa. Particolare curioso, quelli di Furiato sono scaturiti tutti dalla bandierina. Due assist per Pantano e Diogo. Uno a testa per Frasson, Strumbo, Perricci, Haberkon e Francisco.

Sette i rigori avuti a favore. A procurarseli sono stati Calabrò, Furiato, De Cicco, Perricci, Diogo, Sueva e Strumbo. Cinque quelli trasformati, di cui tre da Sueva, uno da Haberkon e un altro da Ortolini. Due, invece, quelli falliti: da Sueva ed Ortolini. Sei i tiri dagli undici metri assegnati contro i giallorossi, con Giuliani riuscito a pararne due. Un paio sono stati causati da Colombatti, uno a testa dai vari Strumbo, Andronache, Sueva e Calabrò. Con le due reti segnate al “Granillo”, dove la squadra, nonostante il sogno play-off già svanito, è stata seguita da oltre quattrocento tifosi, ringraziati personalmente dal presidente Folino, l’attacco sambiasino guadagna una posizione, chiudendo decimo alla voce dei più prolifici del girone

. Dei complessivi trentotto gol all’attivo, quindici sono stati segnati nei primi tempi, i restanti ventitre nei secondi 45’. Sfuma all’ultima giornata la possibilità, anche se decisamente remota dato che ieri sarebbe servito un clamoroso 0-5 per quantomeno eguagliarla, di soffiare proprio alla Reggina il primato di miglior difesa del girone. Anzi, i ben quattro gol subìti in riva allo Stretto, ma bisogna considerare che nel primo tempo Lio ha tenuto entrambi i centrali titolari, ovvero Colombatti e Strumbo, in panchina, hanno fatto addirittura scivolare quella sambiasina da seconda a quarta retroguardia meno perforata. Conferma il primato finale, quindi, la Reggina con appena ventitre reti incassate, seguita da quelle di Nissa e Savoia. Contrariamente a quanto succede quasi sempre, questo campionato, dunque, non è stato vinto dalla difesa più ferrea, ma da quel Savoia che ha chiuso con il miglior attacco e la terza retroguardia meno vulnerata. Amaranto dello Stretto che hanno pagato a carissimo prezzo la loro poca prolificità. Ben cinque, difatti, le compagini che hanno segnato di più.  Si cristallizza a -1 il saldo negativo rispetto ai punti (54) che erano stati raccolti, in quel caso, però, in trentadue, e non trentaquattro, gare, nella passata stagione. Allora, infatti, a causa del ritiro, a torneo in corso, dell’Akragas, si giocarono due turni in meno. Sempre rispetto al Sambiase 2024-25, quello di Tony Lio ha segnato due gol in meno e ne ha incassato tre di più. A poco è servito alla Nissa aver chiuso con la striscia positiva più lunga, ovvero quindici risultati utili consecutivi. Segue la Gelbison con tredici, tra cui, però, ben dieci vittorie. Quella del Sambiase si è invece interrotta dopo sette turni utili.

A conferma che a Colombatti e compagni è mancato comunque qualcosa, in special modo in avanti, per competere ad armi pari con le big, lo testimonia il ruolino di marcia al cospetto delle prime cinque: una sola vittoria (in casa, per 2-1, ai danni della Gelbison), tre divisioni della posta e ben sei sconfitte. La Reggina diventa la seconda compagine, dopo l’Athletic Club Palermo, riuscita, in questo torneo, a battere la squadra del presidente Folino sia all’andata che al ritorno. Nelle ultime due stagioni, tra l’altro, gli amaranto hanno rappresentato una sorta di bestia nera, avendo concesso ai giallorossi, tra campionato e Coppa Italia, appena un pari in cinque sfide. Con gli esordi stagionali di Cataldi, ieri tornato a calcare il rettangolo verde a distanza di sette mesi e venti giorni dall’operazione al ginocchio, e del portierino classe 2008 Mattia Cullice, salgono a trentaquattro i calciatori complessivamente utilizzati in queste, tra campionato e coppa, trentasei partite. Diciassettesima presenza di fila, dal primo minuto, per Santiago Frasson.

Ferdinando Gaetano

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