
Lamezia Terme - Una Lamezia quasi letteralmente tappezzata di striscioni bianchi con la scritta, a caratteri cubitali neri, DISERTA IL D’IPPOLITO!. Striscioni, recanti la firma CNA, espressione di una parte della tifoseria vigorina, che, a dire il vero, già da qualche mese hanno cominciato ad apparire su alcuni ponti della città o attaccati alla recinzione esterna dell’impianto calcistico di via Marconi. Minimo comun denominatore la contestazione verso il gruppo imprenditoriale che, nell’ultimo decennio, ha rilevato la Vigor Lamezia in C2 portandola, passando per una veloce apparizione nella nuova Lega Pro unica, nel breve volgere di neanche un anno solare in Eccellenza. Uno di questi striscioni, a dire il vero, qualche settimana fa è stato dedicato ad un noto parlamentare locale di “ventennale corso”, reo, a detta del popolo biancoverde, di essersi pubblicamente congratulato con la società pitagorica per la promozione in serie A quando, invece, non si è mai interessato seriamente alle sorti della maggiore (continuando di questo passo ancora per poco...) realtà calcistica lametina.
Contestazione dei tifosi vigorini ulteriormente acuitasi a seguito di quanto dichiarato dal presidente Giancarlo Butera durante la conferenza stampa tenuta mercoledì. La mancanza, almeno per il momento, di obiettivi chiari e definiti, ovvero volti a vincere senza se e senza ma il massimo torneo regionale, unita alla conferma che il gruppo societario attuale, seppur ormai in versione decisamente light rispetto alla sua origine, non intende passare il testimone, ha reso ancora più esasperati gli animi di chi, senza alcuna colpa, si è ritrovato tutto ad un tratto la propria squadra del cuore esclusa dalla tanto agognata e sudata Lega Pro unica per vicende legate al calcio scommesse. Tifoso ulteriormente umiliato dalla successiva volontà dirigenziale di tentennare ben dieci giornate prima di allestire la squadra per la D, senza neanche rinforzarla a gennaio di quel poco che sarebbe bastato per quantomeno giocarsi la salvezza ai play-out. Sono così maturate due dolorosissime retrocessioni consecutive (una a tavolino, l’altra sul campo) da ultimi in classifica, con conseguente passaggio, a livello di avversarie, da Lecce e Salernitana a, con tutto il rispetto per le compagini che ci apprestiamo a menzionare, Luzzese e Reggio Mediterranea.
Una conferenza stampa comunque servita a fare un po’ di chiarezza sull’immediato futuro del club di via Marconi. Adesso è quantomeno ufficiale che si proseguirà con il trio Butera-Torcasio-Arpaia. Senza nulla togliere ai primi due, è chiaro che a livello economico molto dipenderà da ciò che sarà capace, o meglio vorrà, vista la categoria, mettere sul piatto della bilancia l’ex massimo dirigente alle prese con una lunga e pesante squalifica prodotta dal suo coinvolgimento nell’inchiesta Dirty Soccer. Inibizione avverso la quale lo stesso imprenditore dalle origini campane si sta muovendo con un ricorso al Tar che, tuttavia, non appare di facile accoglimento, oltre che dalla tempistica, a livello di sentenza, tutt’oggi non prevedibile.
Inutile ricordare che Vigor e Torres hanno finito per pagare per tutti, visto che addirittura le squadre ripescate in Lega Pro al loro posto non brillavano certo, ed una ha continuato a non farlo nell’ultima stagione, per cristallinità. I “nostri” sono soltanto stati più ingenui e sprovveduti, facendosi pescare con le mani nella marmellata (leggi intercettazioni telefoniche, in primis dello stesso Arpaia, e foto incriminate). Purtroppo la piaga del calcio scommesse è tutt’altro che scomparsa, come testimoniano le decine di partite finite nell’occhio del ciclone anche nell’ultimo torneo di Lega Pro, almeno fin quando non si inizierà ad usare il pugno di ferro verso tutti i tesserati coinvolti.
Tornando in casa Vigor, è ovvio che aver aperto le porte a gente di dubbia moralità, quale si è confermato il Bellini di turno, non poteva che produrre, a lungo andare, conseguenze nefaste. Chi è causa del suo mal pianga se stesso, insomma, e, aggiungiamo noi, si affretti a cercare di farsi perdonare riportando, nel più breve volgere possibile, il team biancoverde quantomeno ai fasti di un anno e mezzo fa. Viceversa, si faccia definitivamente da parte consegnando, ma stavolta realmente, la squadra al primo cittadino dopo essersi cosparso, chi più chi meno a seconda delle responsabilità e peso economico avuto, il capo di cenere.
Ferdinando Gaetano
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