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Lamezia Terme – A seguito della delibera di Giunta del comune di Lamezia Terme che ha approvato lo schema di rendiconto dell’esercizio 2025 con un disavanzo di oltre 50milioni; 8 milioni in più rispetto all’anno precedente che era di 42milioni, diverse le rezioni del mondo politico. In primis il Partito democratico che questa mattina ha convocato una conferenza stampa a un anno di amministrazione Murone e ne chiede le dimissioni.

Reazioni

Antonino Costantino (Partito Liberal Democratico): “La vera farsa è il teatrino di una politica senza onestà intellettuale”

“Il rendiconto d'esercizio 2025 del Comune di Lamezia Terme mette a nudo il drammatico paradosso in cui versa la finanza locale in Italia: un sistema bloccato tra la rigidità contabile della Corte dei Conti e l’incapacità cronica delle amministrazioni di riscuotere il dovuto, scaricando il costo dell’inefficienza sui servizi ai cittadini.  I numeri del prospetto dimostrativo parlano chiaro a chi sa leggerli.  Sulla carta, il Comune registrerebbe un risultato di amministrazione formale e 'positivo' di oltre 86 milioni di euro (€ 86.170.534,81). Ma la realtà strutturale è un’altra: l’Ente è costretto ad accantonare la cifra monstre di 107,6 milioni di euro, facendo sprofondare la parte effettivamente disponibile in un disavanzo reale di ben 50 milioni di euro (-€ 50.077.450,19). Siamo di fronte a un gigantesco castello di carte contabile.

Entrando nel merito tecnico della questione, si evidenzia un cortocircuito normativo di portata nazionale. Assistiamo a un evidente contrasto tra le interpretazioni della Corte dei Conti (Sezione Regionale Calabria, Delibere n. 54/2026 e n. 70/2025) e lo spirito con cui il legislatore ha riformulato il terzo comma dell'articolo 194 del TUEL (integrato dal D.L. 104/2020). Mentre la norma nazionale offre flessibilità ai Comuni, consentendo di spalmare le rateizzazioni dei debiti (come i piani pluriennali con la Regione Calabria per il debito idropotabile storico 1981-2004 e il debito RSU 2012-2019) direttamente nei bilanci di competenza anno per anno, la Corte dei Conti impone una sterilizzazione retrospettiva immediata, costringendo il Comune a vincolare subito milioni di euro nel risultato di amministrazione (oltre 7 milioni per l'acqua e 4,5 milioni per i rifiuti). Questo approccio ragionieristico, pur teso alla massima prudenza, produce un'asfissia finanziaria che immobilizza l'azione amministrativa, paradossalmente vanificando l’effetto della flessibilità della norma nazionale.  Relativamente al fondo contenzioso, sarebbe utile capire quali grandi cause giudiziarie siano insorte nel corso dell’ultimo anno, perché il fondo contenzioso debba essere aumentato di ben 6 milioni di euro, triplicando quasi il suo ammontare. Tuttavia adottare semplicemente le misure tampone o lamentarsi della rigidità della Corte dei Conti non risolverà mai il problema. Il vero cancro che divora i bilanci di Lamezia, e di tantissimi comuni italiani, è l’inefficienza della riscossione dei tributi e il mancato recupero dell’evasione locale. Lo dimostra la voce più pesante degli accantonamenti: ben 47,3 milioni di euro bloccati nel Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità (FCDE), a fronte di un cumulo di residui attivi (tasse scritte a bilancio ma mai incassate) che sfiora l'astronomica cifra di 60 milioni di euro. In parole semplici: il Comune vanta crediti immensi dai cittadini, non riesce a riscuoterli, e per legge deve congelare i pochi soldi veri che ha in cassa per coprire quei buchi. Non si risanano le città mettendo i soldi sotto il materasso dei vincoli contabili, né tantomeno approvando piani di rientro di decenni che peseranno sulle prossime generazioni. Bisogna intervenire sulla capacità di riscossione della macchina pubblica, responsabilizzando i cittadini, le attività e le imprese. È qui che si gioca la partita: servono da un lato investimenti in strumenti moderni (digitalizzazione dell'anagrafe tributaria, incrocio delle banche dati contro l’evasione), ma anche l'introduzione di strumenti di compliance e patti di fedeltà fiscale con i cittadini, rendendo la riscossione un servizio davvero efficiente. Ma per fare questo serve un bagno di onestà intellettuale che oggi manca. Se la politica avesse un briciolo di serietà, l'alternanza democratica sarebbe un civile passaggio di testimone, in cui schieramenti diversi, pur con idee differenti, collaborano lealmente per il bene supremo di una comunità. Purtroppo, la realtà ci mostra una farsa quotidiana: un teatrino in cui ci si infanga reciprocamente solo per convincere gli elettori che gli avversari sono brutti e cattivi e se stessi sono i buoni. È un gioco cinico basato sul presupposto che i cittadini abbiano tutti l'anello al naso”, così Antonino Costantino del Partito Liberal Democratico.

Vincenzo Ruberto: “Lamezia non ha bisogno del pre-dissesto, ma di un’Amministrazione che sappia governare”

“L’approvazione dello schema di rendiconto 2025 consegna ai cittadini una realtà allarmante: il disavanzo del Comune supera i 50 milioni di euro, in netto peggioramento rispetto allo scorso anno. Un dato che certifica il fallimento di una gestione finanziaria incapace di invertire la rotta. La domanda che rivolgiamo al Sindaco è semplice: davvero l’unica risposta è il Piano di Riequilibrio Finanziario Pluriennale? Il riequilibrio non è una soluzione. È una scelta estrema che si traduce in anni di tasse elevate, minori investimenti, servizi ridotti e una città costretta a vivere sotto il controllo della Corte dei conti. Prima di ipotecare il futuro di Lamezia, i cittadini hanno il diritto di sapere quali misure ordinarie siano state adottate per evitare di arrivare a questo punto. Ma c’è un altro aspetto che preoccupa ancora di più. Da anni il Comune affida la riscossione delle proprie entrate ad un concessionario esterno. Eppure, i residui attivi continuano a rimanere enormi e il disavanzo cresce. Quali risultati ha prodotto questa gestione? Quanti crediti sono stati realmente recuperati? Il Sindaco e la sua Amministrazione ritengono soddisfacente il lavoro svolto oppure intendono finalmente pretendere risultati da chi è stato incaricato di incassare le somme dovute al Comune? Perché se la riscossione non migliora, continueranno ad aumentare i crediti inesigibili, il Fondo crediti di dubbia esigibilità e, di conseguenza, il disavanzo. È un circolo vizioso che questa Amministrazione non è riuscita a interrompere. A tutto questo si aggiunge una macchina comunale ormai allo stremo. Gli uffici lavorano con una grave carenza di personale, nonostante il Comune possa spendere molto di più per nuove assunzioni. Meno personale significa meno controlli, meno riscossione, meno efficienza e servizi sempre più lenti. Anche su questo fronte l’Amministrazione è rimasta immobile. Dopo oltre un anno di governo non è più possibile continuare a scaricare ogni responsabilità sul passato. Governare significa assumersi la responsabilità delle scelte e costruire soluzioni. I cittadini non chiedono annunci sul pre-dissesto. Chiedono un piano serio per recuperare le entrate, ridurre i residui attivi, rafforzare gli uffici e risanare i conti senza scaricare ancora una volta il peso degli errori sulle famiglie e sulle imprese. Il vero banco di prova di questa Amministrazione non è dichiarare che i conti sono in difficoltà. È dimostrare di essere capace di rimetterli in ordine. Oggi, purtroppo, questa capacità non si vede”, conclude Vincenzo Ruberto portavoce del movimento La Casa di Vetro.

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