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Lamezia Terme -  "Gestire un teatro comunale in maniera virtuosa, significa bilanciare tre fattori: sostenibilità economica (non pesare unicamente sulle casse pubbliche), alta qualità della proposta culturale e capacità di coinvolgere la comunità locale (welfare culturale). Lamezia Terme assiste in questi giorni a un dibattito acceso sul futuro del Teatro Grandinetti. Come forza politica di sinistra, sentiamo il dovere di intervenire per riportare la discussione su un binario di realtà, competenza e tutela del patrimonio pubblico" è quanto afferma in una nota la Commissione Cultura – Partito Democratico Lamezia Terme.

"Gestire un teatro da 600 posti come il Grandinetti - precisano - significa governare una struttura complessa che non ammette approssimazioni. Un teatro di questa portata richiede una logica da “impresa culturale” e una specializzazione netta del personale: dalla segreteria, dotata di software CRM per la biglietteria, a un team tecnico stabile (capotecnico, fonico, light designer), fino a un servizio di accoglienza strutturato per la gestione delle emergenze. Con costi fissi elevatissimi - utenze, assicurazioni, manutenzioni - il rischio finanziario è costante: un teatro simile necessita di una media di occupazione, superiore al 55-60% solo per coprire le spese. Chi parla di gestione "aperta a tutti" senza considerare questi oneri, sta semplicemente preparando il terreno per un fallimento economico che ricadrebbe interamente sulle spalle dei cittadini".

"In questo contesto - sottolineano - occorre essere chiari: il settore culturale è fatto di competenze che non si improvvisano e pretendiamo che un bene pubblico "professionale" sia gestito con criteri di eccellenza. La nostra visione, però, non è elitaria ma inclusiva: la gestione professionale deve servire da guida, attivando percorsi di co-progettazione che includano il territorio, garantendo però che gli standard tecnici e qualitativi non vengano mai meno. Vogliamo esprimere la nostra massima solidarietà a chi ha gestito il Teatro Grandinetti fino ad oggi. È un dato di fatto che questa gestione abbia operato in totale solitudine, senza alcun supporto concreto da parte del Comune, riuscendo comunque a garantire stagioni di qualità e una fruibilità costante per la cittadinanza. Difendere questi risultati significa difendere il diritto dei lametini alla cultura, sottraendo il teatro alle incertezze dei tempi moderni in cui i tagli alla cultura sono costanti". 

"La vera questione politica, che le giunte di centrodestra continuano a ignorare, è l’assenza di spazi di prossimità. Se oggi tutte le associazioni premono sul Grandinetti, è perché i teatri di taglio più piccolo - il Teatro Umberto, il Teatro Costabile e il Teatro Russo - sono chiusi da anni a causa di lavori infiniti e burocrazia stagnante. È in questi spazi, più adeguati alle loro esigenze, che le associazioni e tutte le realtà amatoriali devono trovare casa. Come partito, siamo pronti a dare battaglia per accelerare la messa in funzione di questi beni, affinché diventino il cuore pulsante del territorio. Infine, bisogna fare un ragionamento “serio” su quale vocazione dare al Teatro Comunale Grandinetti: è, o non è, il teatro stabile della città? Dire che, siccome un bene è pubblico, deve essere di chiunque, è errato perché non tiene in conto tutti gli infiniti dettagli tecnici (quelli indicati poc’anzi sono una minima parte) di cui è composta la gestione di un teatro così complesso".

"Giusto alcuni spunti di riflessione: chi farà da Direttore Artistico? La Giunta? E se così fosse, si doteranno di una consulta scientifica? E da chi sarà composta questa consulta? Da persone tecniche, o diventerà un postificio per prebende politiche, o private? Non vogliamo che sia la cittadinanza a pagare il prezzo di scelte fatte sull’onda emotiva. Se il teatro verrà consegnato all'incompetenza, il finale è già scritto: il sipario rimarrà chiuso. E in quel caso, la sconfitta sarà di tutta la città". 

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