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Lamezia Terme - Una vicenda che risale a 25 anni fa, nel lontano 1992, che riguarda un procedimento contabile da parte della Corte dei Conti per un presunto danno erariale prodotto al Comune di Lamezia e per il quale sono state chiamate a rispondere due Giunte: quella del sindaco Pasquale Matarazzo e quella del sindaco Giuseppe Paladino per una vicenda legata allo smaltimento dei rifiuti. Procedimento contabile concluso nel giugno 1996 con l’assoluzione definitiva “per non avere prodotto danno erariale al Comune” nell’esercizio delle funzioni esercitate in qualità di Assessori da luglio 1990 a giugno 1991. Protagonisti di questa vicenda, recentemente riportata allo scoperto dal sindaco Paolo Mascaro, gli ex amministratori, Costantino Fittante, Giuseppe Cristaudo, Fernando Miletta, Gianni Dattilo e Maurizio La Scala. A seguito di questa sentenza gli interessati hanno chiesto al Comune il rimborso delle spese legali sostenute per la propria difesa. Sia per il Tribunale di Lamezia (2008) che per la Corte d’Appello (2016) non hanno diritto a questi rimborsi. Il sindaco Mascaro, in un dibattito politico con l’opposizione, in particolare con il consigliere Rosario Piccioni, ha manifestato la richiesta per il recupero delle somme dovute al Comune da parte degli ex amministratori. Si accende la polemica. Con un comunicato stampa prima e, con una conferenza stampa, convocata questa mattina al Savant Hotel, Fittante, Miletta e Angela Cristaudo (figlia del defunto Giuseppe Cristaudo) e Dattilo (assente per questioni personali) hanno riunito la stampa per chiarire la complessa vicenda. “Vogliamo correggere la sensazione che un cittadino può avere leggendo la dichiarazione del sindaco, che critica, inoltre, Piccioni per non aver fatto nulla per recuperare le somme che dice ‘indebitamente ricevute’ come amministrazione precedente” evidenzia subito in apertura dell’incontro, Costantino Fittante. Cristaudo, aggiunge la figlia “era peraltro assente durante le delibere di giunta”.  

Un giudizio ancora pendente presso la Corte di Cassazione alla quale gli interessati si sono appellati lo scorso dicembre e che “aspettiamo fiduciosi” ribadiscono i tre. È però quell’appellativo evocato dal Sindaco per i quali gli importi (le somme ricevute come rimborsi per le spese legali sostenute, circa 140mila euro) sono stati “indebitamente ricevuti” a creare sgomento e rabbia. Per i tre questa affermazione è come dire di averli "rubati" quei soldi. A questo punto bisogna fare un passo indietro per capire meglio la complessa vicenda dal punto di vista tecnico. A seguito di sentenza assolutoria per il procedimento contabile nato nel ’92 “in clima di mani pulite” ricorda Fittante che, aggiunge “abbiamo chiesto il rimborso delle spese legali”. Rimborso erogato dall’allora Giunta Lo Moro. L'inghippo sorge quando il Parlamento vara una legge nella quale si precisano in quali condizioni si può ricevere i rimborsi per le spese legali sostenute. “L’interpretazione restrittiva - dichiarano - della prassi e delle risoluzioni ministeriali, hanno portato nel 1999 alla richiesta rivolta a Fittante, Miletta, Cristaudo, La Scala da parte dell’amministrazione Lo Moro di restituzione delle somme erogate con la diffida prima e gli atti ingiuntivi dopo”. “Ci si trova di fronte ad una assurda interpretazione giuridica che penalizza chi non ha prodotto alcun danno patrimoniale alla pubblica amministrazione e che invece da questa vicenda viene danneggiato”. “Noi che non abbiamo prodotto alcun danno dobbiamo dare di più di spese legali - precisa Miletta, che ribadisce - così viene negato ai cittadini il diritto a difendersi solo perché ho azionato un mio diritto”. “Chi come noi ai quali è stata riconosciuta l’assoluta correttezza nell’esercizio delle funzioni di membri di una Giunta, dovrebbe accollarsi le spese legali e subire altri danni per iniziative che il buon senso avrebbe dovuto suggerire di evitare” affermano.

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Per gli ex amministratori “la recente decisione del Sindaco di procedere con atti ingiuntivi nei confronti dei 5 ex amministratori per il recupero delle somme rompe una prassi osservata dal sindaco Speranza e da tutti gli altri sindaci di qualsiasi orientamento politico dei comuni d’Italia, secondo la quale, in attesa della decisione definitiva della Cassazione, non si è mai agito, specie quando dagli ex amministratori, come nel caso di quelli lametini, si ha sempre la possibilità concreta di recuperare le somme erogate”.

Per loro quella del sindaco Mascaro è una sorta di "vendetta traversale" nata dalla polemica con il consigliere d’opposizione Piccioni "polemica alla quale siamo del tutto estranei" concludono. A concludere l’incontro, Angela Cristaudo: "sono stata chiamata in causa a 12 anni dalla morte di mio padre". "Stiamo difendendo un principio di diritto", sottolinea.

Ramona Villella

 

Angela Cristaudo esprime tutto il suo disappunto al Sindaco in una lettera a lui indirizzata che riportiamo di seguito:

"Scriviamo questa riservata personale, indirizzata al Sindaco Avvocato Paolo Mascaro, a nome nostro ed in qualità di eredi del Dottor Giuseppe Cristaudo al posto del quale ci siamo costituite nel contenzioso avverso il Comune di Lamezia Terme, in questi giorni agli onori della cronaca locale, perché abbiamo necessità di puntualizzare alcuni tratti della vicenda. Temporeggiando nella possibilità di rimanere in una comoda e vantaggiosa inerzia, nella denegata ipotesi che l’inazione possa essere saggia e conveniente, e affidando alla dialettica tra maggioranza e opposizione, dalla quale prendiamo sonoramente le distanze, la diffusione di una informazione corretta e rispettosa della storia di nostro padre, abbiamo deciso, comunque, di rivolgerci al primo cittadino. Questo per non macchiarci di un’ignavia che sebbene possa apparire quale caratteristica adattabile al nostro comportamento, e giammai al comportamento di chi ci ha preceduto, reca pur sempre con sé il limite del rispetto della veridicità dei fatti e del ricordo di chi non può difendersi superato il quale la presente sarà diffusa quale lettera aperta. Senza soffermarci sulle motivazioni che hanno fatto diventare opportuna la mistificazione della ben nota vicenda, prendiamo atto che a seguito di questo evento una prima ricostruzione dell’iter giudiziario più aderente alla realtà è stata correttamente affidata agli organi di stampa dai Signori Costantino Fittante e Fernando Miletta a parziale sollievo del fortissimo disappunto da noi provato nell’atto di leggere la locuzione “Somme indebitamente percepite” accanto al nome di nostro padre, persona il cui diffuso e popolare ricordo, fortunatamente, trascina senza pietà qualsiasi illazione di ipotetici favoreggiamenti nel procedimento di recupero di una somma decisamente offensiva per rendersi appetibile. Ciò che con fortissimo e inconsolabile rammarico non emerge è il fatto che la vicenda che ha originato il successivo dibattito sulla somme, dovute o meno, sostenute a titolo di spese legali rappresenta un’ingiustizia oggettiva ormai insanabile: il procedimento contabile per danno erariale fu intrapreso infatti, avendo ad oggetto alcune delibere di Giunta Municipale, nei confronti dell’intera Giunta senza escludere il Dottore Giuseppe Cristaudo,  Assessore ASSENTE in seduta all’approvazione delle delibere in questione, conseguentemente e successivamente ASSOLTO PER NON AVERE COMMESSO IL FATTO. Catalogando purtroppo la peculiare ed unica vicenda occorsa a nostro padre come ingiustizia assoluta e irreparabile nonostante l’assoluzione, analogo destino seguono le somme di cui si dibatte; purtroppo la categoria giuridica dell’indebito si estende nel nostro ordinamento fino a comprendere il pagamento da parte degli eredi delle somme spese per la difesa da un’ingiusta accusa riconducibile all’esercizio delle funzioni di assessore. Ovviamente oggi non è più così! Le somme di giustizia sofferte per la difesa da un’accusa ingiusta vengono rimborsate a chi le sostiene nell’esercizio di funzioni amministrative a tutto tondo: una compiuta successione normativa ha nel tempo disciplinato e ha regolato il principio generale di rimborsabilità delle spese processuali, nel settore Enti Locali e in genere nella Pubblica Amministrazione, estendendolo nell’ordine: ai settori civile e penale, al settore amministrativo-contabile, a tutte le categorie di dipendenti pubblici (e non solo agli amministratori), fino ai casi di colpa lieve (e non solo di assoluzione), ed alle sentenze di archiviazione! Se oggi gli attuali amministratori del Comune di Lamezia Terme subissero un ingiusto procedimento contabile le spese di giustizia verrebbero prontamente pagate! Per gli amministratori coinvolti nella riprovevole pubblicità di questi giorni, non è stato così SOLO perchè la disciplina normativa che regola il principio è successiva ed in virtù dell’applicazione letterale della normativa le somme sono considerate INDEBITE. Argomentando sulla NON CORRISPONDENZA tra la categoria dell’indebito e la vicenda in oggetto, e nella piena fiducia di una interpretazione costituzionalmente orientata all’uguaglianza sostanziale, è stata adita la Corte di Cassazione nella speranza che si possa ristabilire un principio di diritto anche nella fessura che l’ordinamento ha dimenticato: gli amministratori assolti prima dell’entrata in vigore della legge contenete il principio del rimborso delle spese sofferte INGIUSTAMENTE. Per questo motivo ci siamo costituiti come eredi e nel caso in cui non riuscissimo a farci riconoscere il nostro lapalissiano diritto al rimborso riterremo un ONORE pagare al Comune una somma che giuridicamente potrà essere anche dichiarata indebitamente percepita ma che di indebito ha solamente la destinazione se questa dovesse essere la cassa comunale".

 

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