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Lamezia Terme – Il primo di una serie di incontri sul tema legalità ha inaugurato nella sede di Patto Sociale, ‘Le giornate della legalità’. Primo ‘protagonista’ è stata una relazione sul giudice Rosario Angelo Livatino, giovane Magistrato italiano ucciso nel 1990 dall’organizzazione criminale della ‘Stidda’, considerato «Servo di Dio dalla Chiesa Cattolica». All’incontro si sono susseguiti l’intervento introduttivo dell’avvocato Giancarlo Nicotera che ha descritto la coerenza, le qualità morali, cristiane e professionali del giovane giudice tratteggiandone la figura come: “Un baluardo ed esempio di legalità, come lo è stato il giudice De Grazia che è stato omaggiato con una targa alla memoria”. Nel descrivere Levatino, Nicotera ha precisato che, “combatteva la mafia per adempiere o meglio svolgere il suo dovere, diventando pertanto un esempio da seguire, “a partire dai più giovani”, nuove generazioni che spesso sono sedotti negativamente, riferendosi ad alcuni apprezzati prodotti commerciali che, “sembrano voler incentivare l’illegalità”.

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A seguire l’intervento del dottor Giuseppe Muraca che, “toccato nel cuore dalla troppa burocrazia, riferendosi anche alla chiusura delle strutture sportive in città, - ha ricalcato che - “non bisogna dimenticare gli insegnamenti di questi martiri quali oltre Livatino, sono stati Falcone e Borsellino”. Anche lo scrittore e vicepresidente del centro studi legislativo nazionale ‘G. Lazzati Diego Segreto, ha tenuto a dare pregio a Livatino senza mancare di fare un meritorio e specifico accostamento al giudice De Grazia venuto a mancare lo scorso uno ottobre: “Bisogna essere sempre in trincea, per tutta la vita”. Segreto ha anche riportato una attenta e dettagliata lezione su De Grazia e del suo innovativo decreto legge sul voto di scambio perché ha ribadito forte, “fra politica e malavita è necessario fare un preciso distinguo fra persone oneste e persone disoneste”. Pregnante anche l’intervento dell’onorevole Mario Tassone: “In una società che si rispetti non deve mai prevalere l’individualismo a discapito della collettività. Inoltre - ha rimarcato - non si possono dimenticare dei punti fermi al senso del dovere, riferimenti che si ritrovano appieno in Livatino e nella sua visione trascendentale alla lotta alla criminalità”. Ad intervenire anche il magistrato Luigia Spinelli che relazionando sulla figura di Livatino, la descrive come, “una persona per bene e da cui prendere esempio”. Ha poi  postillato, “bisogna accanirsi su questi argomenti inerenti liceità e legalità e le figure a esse connesse, bisogna ricordare Livatino anche nella sua imparzialità, un metro fondamentale e importante che tutti i buoni magistrati devono perseguire”. L’avvocato Rosella Zofrea ne sottolinea l‘innovatività, il suo stare al passo con i tempi e la scrupolosità, “valente e colto magistrato, uno dei primi a parlare di tangentopoli, non si fermava al caso in sé ma ne faceva una attenta ricerca a 360 gradi”.

 A concludere il dibattito il Procuratore aggiunto della repubblica del Tribunale di Napoli Nord Domenico Airoma, anche lui omaggiato con una targa, presentato da Elia Sgromo reggente Alleanza Cattolica Calabria il quale ha spiegato che, “peculiare obiettivo dei nostri studi è di  aiutare il prossimo a crescere”. Il dottor Airoma, dopo che Sgromo ne ha illustrato il curriculum, ricorda Livatino, “come un modello che deve cambiarci la vita”. Airoma ne racconta il percorso e ne rammenta le sue conferenze e gli scritti. “Si Tratta - ha spiegato - di documenti ancora attuali, in particolare quelli  su fede e diritto perché molto densi e profondi. Questi - ha aggiunto il Procuratore - sono  i suoi unici scritti noti, perché Livatino nella sua umiltà e riservatezza stava ben lontano da telecamere e quant’altro, perché lui da bravo e preparato magistrato coltivava la riservatezza, discrezione che dovrebbe essere l’abito di un Giudice. Le sue parole - ha detto ancora Airoma - sono o vogliono essere un monito che i giudici di oggi devono seguire, perché per giudicare gli altri devo essere io stesso attento e umile, umile come lo era Livatino, bisogna - ha concluso -  avere il rispetto per la persona giudicata, Livatino ha fatto cosa straordinarie in modo ordinario”.

Francesco Ielà

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