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Lamezia Terme - Dal 20 luglio scorso un percorso di 90 giorni tra andata e ritorno. In questo “tragitto” che deve compiere il Piano di riequilibrio pluriennale del Comune di Lamezia Terme incontrerà sulla sua strada diversi “ostacoli” da superare. In tre mesi, l'Ente dovrà stabilire con esattezza in quanti anni si dovrà "ripianare" un disavanzo che è salito a -50mlioni di euro, incrementato anche da passività pregresse, debiti fuori bilancio non sanati e dall'accantonamento a fondo contenzioso salito a circa 8,5 milioni di euro per coprire i rischi di cause legali pendenti.

La proposta votata in Aula nell'ultima seduta fa riferimento ad un periodo che andrà dai 4 ai 20 anni. Si sussurra che la decisione finale sarà di almeno 15 anni. L'accesso a questa misura comporterà il ritorno “a un regime di forti vincoli finanziari per l'Ente tra cui: limitazioni rigorose sulle nuove assunzioni di personale; obbligo di mantenere le aliquote dei tributi locali ai livelli massimi consentiti; copertura minima del 36% dei costi dei servizi a domanda individuale direttamente a carico degli utenti”.

Le scadenze tecniche e istituzionali

Al termine dei 90 giorni, il Piano dunque dovrà fare ritorno in Aula per essere approvato definitivamente dal Consiglio comunale. Entro i successivi 10 giorni l'Ente invia il Piano alla Corte dei conti e alla Cosfel (Commissione per la stabilità finanziaria degli Enti locali), organismo istituito presso il ministero dell'Interno che controlla i bilanci e le assunzioni di Comuni e Province in difficoltà finanziaria. Non è finita, entro i successivi 60 giorni sempre la Cosfel (ricordiamo organismo che dipende dal ministero del quale è sottosegretaria, l'onorevole Wanda Ferro di Fratelli d'Italia) invia una relazione alla Corte dei conti. Entro i successivi 30 giorni la Corte dei conti decide in merito al Piano, ovvero se approvare o dare il proprio diniego. Nel primo caso, la Corte dei conti vigilerà sull'attuazione del Piano di riequilibrio, nel caso di bocciatura, entro 20 giorni sarà deliberato il dissesto.

Tenuta della maggioranza o crisi?

Come si evince, dunque, l'iter sarà molto lungo almeno 7/8 mesi dalla data del Consiglio comunale svoltosi il 20 luglio scorso. Un tempo congruo per capire gli assetti economici e finanziari del Comune di Lamezia Terme da un punto di vista prettamente amministrativo, se pur con le ristrettezze che comporta la procedura di ripianamento scelta. Ma anche un tempo per capire gli "umori" politici all'interno della maggioranza di centrodestra. I mesi che occorrono al definitivo “lascia passare” o meno del Piano proposto, sono mesi che precedono le elezioni Politiche e che "accompagneranno" i partiti della coalizione fino alla scadenza dell'importante appuntamento elettorale del 2027. Segnali di "mal di pancia" ce ne sono stati molti. Dalla conferenza stampa della leader di Fdi, Wanda Ferro che ha determinato la "presa di distanza" dalla Giunta Murone da parte dell'esponente di Governo, alla decisione dei consiglieri comunali del partito della Meloni di rimanere comunque all’interno nella maggioranza. Consiglieri che tuttavia con il voto favorevole espresso su Rendiconto e ripiano, qualche “messaggio” al primo cittadino lo hanno mandato. Votiamo sì, ma vediamo nei 90 giorni cosa succede; cosa diranno Corte dei conti e Cosfel. Divergenze anche in Forza Italia con l’assenza “strategica” di Davide Mastroianni che a detta anche di qualche consigliere azzurro, non era completamente d’accordo con il sì incondizionato ed optava per l’ormai famoso emendamento Ionà, mai presentato.

Altra questione, il "no" ormai conclamato dell'Udc che con Giancarlo Nicotera sembra aver preso definitivamente le distanze dalla maggioranza di centrodestra. Agli osservatori politici non passano inosservati i soventi "distinguo" su tante pratiche tra il rappresentate dello Scudocrociato e l'Amministrazione, sindaco in particolare. Rimane infine aperto, anche se i rappresentanti locali proveranno sempre a smentire, il "caso del Gruppo Vannacci" in Giunta. Nei mesi che seguiranno - immaginiamo anche su indicazioni dei vertici nazionali del centrodestra - si dovrà per forza dipanare la matassa se allearsi con il Generale o meno. Una scelta che potrebbe riguardare anche la stabilità della Giunta Murone in chiave di alleanze per le Politiche. Tutto ciò al netto ancora dell'approvazione del Consolidato e di tante altre "pratiche" non ultimo il nuovo Bilancio previsionale che inevitabilmente risentirà della procedura di ripiano e del contenimento della spesa.

Antonio Cannone

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