
Lamezia Terme - E’ stato l’occasione per presentare una ricerca sull’inclusione finanziaria in Calabria l’incontro voluto da Comunità Progetto Sud in collaborazione con Banca Etica. A relazionare il fondatore don Giacomo Panizza, la presidente Marina Galati, il direttore generale di Banca Etica Alessandro Messina e il vicepresidente della regione Calabria Antonio Viscomi, moderati dal responsabile per il Mezzogiorno di Banca Etica Michele Gravina. Un rapporto di lunga data quello fra Banca Etica e la Comunità, che è stata fra i primi promotori, avendo usufruito più volte di finanziamenti erogati appositamente per finalità connesse all’acquisizione di alcuni stabili che a tutt’oggi ospitano la Comunità Fandango, il Centro di riabilitazione, l’area residenziale prospiciente il Parco Lilliput. Stabili “svenduti” dai rispettivi proprietari per svariate ragioni, anche connesse alle attenzioni della criminalità, che oggi, grazie al credito offerto da Banca Etica, sono beni di proprietà pienamente fruibili.
Un esempio virtuoso di inclusione finanziaria nel settore terziario, ma solo uno fra i tanti casi di finanziamento effettuati in Calabria da Banca Etica: basti pensare alla Rubbettino, al mobilificio Sirianni e al Lanificio Leo. Imprese “profit responsibles”, che devono cioè esprimere una responsabilità sociale e i cui investimenti devono avere una ricaduta sociale rispondente a criteri precisi. Ciò nonostante, secondo i dati della ricerca proposta da Alessandro Messina, la nostra Regione è ancora un fanalino di coda rispetto ai temi dell’inclusione finanziaria. Lo studio dimostra che, in seguito al “credit crunch” ovvero alla contrazione del credito conseguente alla crisi economica, l’esclusione di alcune fasce della popolazione al credito è diventata un fenomeno importante, per il quale l’Italia, fra gli stati dell’Unione, spicca insieme al Portogallo e alla Grecia. Fra le regioni italiane, la Calabria è presente con ben tre province nell’elenco delle prime dieci che si distinguono negativamente: secondo posto per Vibo Valentia, terzo per Crotone, quinto per Reggio Calabria, che si aggiudica anche il primo posto fra le città metropolitane.
Le più virtuose risultano attualmente Milano, Siena e Aosta . Il problema è comunque diffuso, e ricalcolando l’indice in base alla densità di popolazione e al pil, ai primi posti di demerito troviamo Napoli e Roma. In questo contesto la finanza etica continua a crescere : “ Siamo riusciti a migliorare sul fronte del credito ma anche del capitale – dice Messina – inoltre aumenta la qualità del credito, e i tassi di sofferenza sono pari all’1%, contro il 5% della media del sistema bancario italiano”. Da parte di Banca Etica c’è l’impegno a continuare a lavorare su questo territorio, anche in collaborazione con le istituzioni pubbliche. “Finché rimango in consiglio regionale, mi impegnerò per scongiurare la dismissione della quota societaria della regione Calabria a Banca Etica”, dice a questo proposito Viscomi, che definisce più volte la cosa “eticamente scorretta” e lesiva per la creazione di capitale sociale e il reintegro dei “working poors”.
Giulia De Sensi
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