
Lamezia Terme - Nei giorni scorsi la Dia, Direzione investigativa antimafia, nella relazione semestrale sulla sua attività trasmessa al Parlamento, ha parlato di una preoccupante situazione con ricadute "politiche" e questo non può passare inosservato in vista delle elezioni regionali di domenica prossima. La ‘ndrangheta, la più potente delle organizzazioni criminali, "ha un radicato livello di penetrazione nel mondo politico ed istituzionale, ottenendo indebiti vantaggi nella concessione di appalti e commesse pubbliche. L’infiltrazione nel settore imprenditoriale le consente di inserirsi nelle compagini societarie sane, ottenendo il duplice effetto di riciclare i proventi illecitamente accumulati e di acquisirne ulteriori attraverso i canali legali, arrivando anche a "scalare" le imprese fino a raggiungerne la titolarità”. Dalle numerose indagini note alle cronache ne esce “l’immagine di una ‘ndrangheta tendenzialmente silente, ma più che mai viva nella sua vocazione affaristico imprenditoriale, saldamente leader nei grandi traffici di droga, ambito in cui continua ad acquisire forza e "prestigio", anche a livello internazionale”.
Una struttura compatta
"L’efficacia delle consorterie calabresi - si legge - è da ricercarsi, innanzitutto, nella loro struttura organizzativa a base familiare, compatta dall'interno e per questo meno esposta al fenomeno del pentitismo. Ciò rende la mafia calabrese la più affidabile anche dinanzi ai paritetici gruppi criminali stranieri, con i quali intesse relazioni, espandendosi capillarmente. Uno dei punti di forza della ‘ndrangheta risiede nella sua capacità di stabilire legami diretti con diversi interlocutori. Le più recenti investigazioni hanno dato prova di come le 'ndrine riescano a relazionarsi egualmente con le altre organizzazioni criminali del Sud o del Centro del Paese, ma anche con interlocutori di diversa estrazione sociale, siano essi politici, imprenditori o figure professionali in ogni caso utili ai tornaconti delle cosche”.
Mafia moderna e strategica
"Ci si trova di fronte ad una mafia arcaica nella struttura e moderna nella strategia - si evidenzia altresì nella relazione - capace di creare e rafforzare sempre di più i propri vincoli associativi interni, creando seguito e consenso soprattutto nelle aree a forte sofferenza economica, ma allo stesso tempo in grado di adattarsi alle evoluzioni del contesto esterno, nazionale ed internazionale, tenendosi al passo con i fenomeni di progresso e globalizzazione, anche grazie alle giovani leve che vengono mandate fuori regione a istruirsi e formarsi per poi mettere a disposizione delle ‘ndrine il bagaglio conoscitivo accumulato”.
Il rapporto con la politica
Al di là dei tanti Comuni sciolti e per i quali sono stati acclarati rapporti con i clan, il connubio 'ndrangheta-politica è testimoniamo da indagini e decisioni conseguenti e che certificano gli intrecci con il potere politico-massonico e con le istituzioni. Tra gli eventi di maggior allarme sociale e clamore mediatico rientra senz’altro lo scioglimento, l’11 marzo 2019, dell’organo di direzione generale dell’Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria ex art. 143 del D. Lgs. 267/2000. Tale provvedimento trova le sue radici in “…concreti, univoci e rilevanti elementi su forme di condizionamento ed ingerenza della criminalità organizzata di tipo mafioso nei confronti dell’azienda…”. Ma anche lo scioglimento dell'Asp di Catanzaro, scaturita per buona parte dall'operazione "Quinta Bolgia" e le implicazioni con la politica lametina e catanzarese. Nella relazione vengono richiamate le risultanze di recenti operazioni di polizia giudiziaria "che attestano la forte capacità di penetrazione dei sodalizi malavitosi nella realtà economica e sociale nel tessuto amministrativo locale, mettendo in luce sia l’accentuata propensione delle organizzazioni ‘ndranghetiste ad ingerirsi nel settore della sanità pubblica, al fine di orientarne la gestione delle risorse finanziarie a proprio vantaggio, sia il ruolo di affiliati o di “fiancheggiatori” svolto da taluni operatori di quel settore nei confronti delle consorterie territorialmente egemoni". Da sempre, infatti, si legge ancora "le ‘ndrine cercano il consenso popolare, facendosi portatrici di valori che rappresentano le masse sfiduciate, ma al contempo cariche di aspettative, che non vogliono abbandonare la propria terra per un salto di qualità che in Calabria appare ancora di difficile realizzazione". Ecco, questa considerazione finale, rilevata tra le tante pagine della relazione, rende chiaramente l'idea di come il rapporto con la politica, con una parte di essa purtroppo in moltissimi casi determinante, appare l'aspetto più preoccupante e che allontana i cittadini dalle istituzioni e dai momenti elettorali attraverso i quali bisognerebbe pronunciarsi, lasciando agli "affaristi" lo spazio per elaborare i loro "progetti" di egemonia economica, sociale e politica.
Antonio Cannone
© RIPRODUZIONE RISERVATA