
Soveria Mannelli - Si sono tenuti ieri all’interno della quinta edizione del Festival Sciabaca – dal 2 al 4 ottobre - a Soveria Mannelli gli incontri “Le montagne al centro - una nuova strategia per le aree interne” e la lectio magistralis di Luca Bianchi direttore di SVIMEZ (Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno) sul divario Nord-Sud.
“Le montagne al centro - una nuova strategia per le aree interne” ha visto confrontarsi Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem (l’Unione dei Comuni, delle Comunità e degli Enti montani), Giovanna De Sensi Sestito, Professore ordinario di Storia Greca presso l’Università della Calabria e curatrice del volume “La montagna calabrese” recentemente edito da Rubbettino, Francesco Monaco, Coordinatore del Comitato Tecnico nazionale sulle Aree Interne (CTAI), Giovanni Soda, Direttore Nucleo di Valutazione e Verifica degli investimenti pubblici della Regione Calabria e Florindo Rubbettino, Presidente di Rubbettino Editore.
“In uno scenario – spiega un comunicato - che vede la montagna come un luogo per eremiti ed esploratori, un mero luogo di evasione, il dibattito svoltosi presso L’Officina della Cultura e della Creatività, coordinato da Florindo Rubbettino, è stato l’occasione per riflettere sul periodo di transizione globale, accelerato dall’emergenza COVID, come opportunità per le aree interne di ricoprire un nuovo ruolo, non più marginale ma da protagonista dello sviluppo del sistema paese”.
“Il confronto – precisano - ha permesso di delineare le direttrici principali di questo percorso di rigenerazione identitaria, proponendo strumenti per il rilancio e sottolineando opportunità e sfide, affrontando l’analisi degli aspetti culturali, economici e politici delle aree montane, per approfondirne le peculiarità e smontare i cliché che vogliono le aree interne metafora di stasi, simbolo di spopolamento e marginalità. Accanto all’indubbio valore naturalistico e paesaggistico di questi territori, l’invito degli esperti è stato quello di svelare un nuovo immaginario di riferimento che includa anche quel potenziale di creatività e dinamismo economico che finora è stato appannaggio esclusivo degli spazi urbani”.
“Come ha spiegato la Professoressa Giovanna De Sensi Sestito – aggiungono ancora - questi luoghi hanno in realtà ricoperto ruoli chiave nella vita culturale ed economica della regione in tutte le epoche. Il compito oggi è di riprendere consapevolezza di un lascito ancora vivo e costruire politiche adeguate per riadattare le risorse presenti alle necessità del vivere contemporaneo.
L’intervento della De Sensi Sestito ha seguito la traccia del volume “La Montagna Calabrese”, di edito da Rubbettino, di cui la studiosa è curatrice insieme a Tonino Ceravolo. Un lavoro di presa di consapevolezza dell’identità poliedrica della montagna è l’unica modalità, afferma la professoressa, per poter sapere raccontare il territorio e quindi poterlo promuovere.
Il ripensamento delle aree montane, ma anche delle altre aree interne appenniniche e alpine e delle isole, passa anche attraverso un cambiamento di mentalità della politica, che da assistenzialista deve diventare proattiva e pragmatica, come sostiene Marco Bussone, Presidente nazionale dell’Unione dei Comuni, delle Comunità e degli Enti montani, che vede in tre elementi principali il percorso di riscatto di questi territori: l’innovazione, a partire dall’ attivazione della banda ultra larga come risposta alla necessità di smart working, la fiscalità, per una politica di equità che parta dalle istituzioni europee e che possa cogliere ad esempio l’opportunità della Web Tax per un incremento del gettito; la necessità di avere una lobby positiva capace di influenzare le scelte di investimento date dal Next Generation Europe e dalla nuova Politica di Coesione”.
“E dello stato dell’arte di una iniziativa di investimenti fondamentale per le aree interne ha parlato Francesco Monaco, facendo il punto sull’avanzamento della Strategia Nazionale Aree Interne, che – proseguono - da idea progettuale visionaria capace di mettere al centro le vere esigenze delle aree interne, e che ha visto proprio il territorio del Reventino-Savuto diventare progetto pilota per la scrittura della strategia stessa, è ora nella fase di svolta dell’attuazione. Un momento, spiega Monaco, in cui la capacità amministrativa dei comuni e la massa critica delle reti civiche dei territori possono fare la differenza per un’implementazione di successo degli interventi”.
“A conclusione – informano - Giovanni Soda, Direttore nucleo di valutazione e verifica degli investimenti pubblici della Regione Calabria, ha ribadito l’importanza dell’esperienza Reventino-Savuto nel rilancio delle aree interne regionali, un territorio esemplare che non solo è produttore di valori identitari e culturali, ma è eccellenza del settore manifatturiero, con un tasso di presenza di aziende più alto non solo della media regionale ma anche nazionale. Una visione strategica nazionale, ha sottolineato Soda, oltre a nutrirsi di fatti amministrativi deve considerare che l’Italia, come la Calabria, è nata sulla pluralità delle identità e la sua unità si salva solo se la diversità viene tutelata e che inoltre i servizi essenziali alla persona, l’istruzione e la mobilità sono i diritti di cittadinanza che devono valere anche per le aree interne, aspetti di base di quel patto sociale che tiene insieme il Paese. Il messaggio condiviso dai relatori è che le aree interne rappresentano il vero volto dell’Italia e che non sarà possibile rilanciare tutto il sistema paese se non si sarà rilanciato fino all’ultimo borgo italiano”.

In continuità con i temi trattati nell’incontro sulle montagne è stata la lectio magistralis, presso l'Officina della cultura e della creatività di Soveria Mannelli, affidata al direttore dello Svimez Luca Bianchi dal "Perché il Sud non gode degli stessi diritti del Nord". “I dati – spiegano - presentati danno un quadro netto quanto tragico del nostro Paese: nel periodo 2014-2017 la spesa sanitaria pro capite è di 1.581 euro per un cittadino del Sud contro i 1.900 per quelli del Centro-Nord.Dati troppo spesso assenti dal dibattito pubblico, allontanando così la centralità di un problema che si è fatto sentire particolarmente durante il periodo del Covid, che ha messo a nudo le debolezze del sistema sanitario nazionale. Alla prevedibile inadeguatezza delle strutture del Mezzogiorno si sono aggiunte le difficoltà del Settentrione, complici le riduzioni del personale medico e infermieristico”.
E aggiungono “Ma non ci si ferma qui: si affrontano i temi del forte legame tra politica e sanità, che ha portato alla attuale condizione di inefficienza. Questo, allargandosi al comparaggio che infetta anche le università, porta alla paralisi di un sistema. I fenomeni in questione riguardano l'intera Italia, ovviamente con forte propensione per l'area del Mezzogiorno. Proprio nel Mezzogiorno Luca Bianchi ha viaggiato per quattro anni, toccando con mano tanta arretratezza: pendolari alle prese con treni-lumaca, madri calabresi e siciliane che non studiano e non lavorano perché costrette dalle circostanze a badare ai figli senza possibilità di dare una svolta alla propria vita”. “La soluzione prospettata – precisano - è semplice, ma solo a dirsi: superare ciechi orgogli locali fatti di lacrime di coccodrillo per iniziare un percorso di ripresa collettivo, magari attraverso un patto tra Sud e Nord. “Serve dunque partire dai diritti, - afferma Bianchi - quelli che per Costituzione devono essere pari in tutta la nazione e che siano soprattutto per i più deboli”.
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