
Catanzaro - “Queste iniziative servono perché notoriamente gli italiani sono un popolo di smemorati, non riescono a ricordare le cose nemmeno nel medio periodo, sono pronti ad assuefarsi a qualsiasi a strage, qualsiasi dramma viene dimenticato, accantonato e sostituito dell'evento successivo e io vorrei che questa mostra venisse aperta non solo ai ragazzi (la Dia ha pensato a questa mostra soprattutto per le scuole ed è un pensiero importante e nobile) io vorrei che lo vedessero i politici, vorrei che venissero i parlamentari a vedere questi pannelli, soprattutto quelli iniziali dove sono rappresentate le stragi, e che li riguardassero prima di andare a discutere in aula dell'ergastolo ostativo o dell'ordinamento penitenziario o della legge sui collaboratori di giustizia”. E' quanto ha affermato, parlando con i giornalisti, il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri intervenuto in occasione della mostra “Antimafia itinerante” organizzata in occasione del trentesimo anniversario dell'istituzione della Direzione investigativa antimafia che sta facendo tappa al tribunale di Catanzaro. Al taglio del nastro erano presenti oltre a Gratteri, il direttore della Dia, Maurizio Vallone, il Prefetto di Catanzaro Maria Teresa Cucinotta e le autorità civili e militari.
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Dal primo al 4 febbraio, dalle 9 alle 17, la mostra sarà aperta agli studenti delle scuole e delle università ed al pubblico. Mentre domani alle 11, sempre nel palazzo di giustizia di piazza Matteotti, si terrà il convegno sul tema "Holding 'ndrangheta: l'affare sanità", moderato dalla giornalista Claudia Bellieni. All'iniziativa, oltre al Direttore Vallone ed al Procuratore Gratteri, parteciperanno l'ex Commissario della Sanità calabrese, Guido Nicolò Longo; il comandante del reparto "Tutela della Salute" dei carabinieri, Generale di divisione Paolo Carra, ed il vicedirettore tecnico-operativo della Dia, il Generale di brigata della Guardia di finanza Nicola Altiero.
"Ai giovani – ha proseguito il procuratore Gratteri – dico di guardare queste immagini per conoscere la storia recente di questo Paese, per non dimenticare e perché questo serva a far riflettere i ragazzi e soprattutto guardando queste immagini vorrei che il processo mentale di questi ragazzi fosse quello di non farsi prendere in giro dagli adulti. Perché gli adulti non parlano più di contrasto alle mafie, non parlano più di modifiche normative che servano sul piano sostanziale a combattere le mafie che continuamente si trasformano, continuamente mutano col mutare sociale. Perché se noi aspettiamo ancora che le mafie uccidano uno a sera per pensare che è quello il problema e se non c'è il morto ogni sera il problema non esiste e quindi la mafia non esiste e quindi non c'è motivo di investire anche dal punto di vista economico su uomini e mezzi ma soprattutto sul piano normativo allora siamo a posto, allora siamo tutti tranquilli perché non c'è nessun problema, non c'è problema in Italia e stasera vedremo Sanremo”. Sulla necessità di non sottovalutare il fenomeno mafioso in tutte le sue articolazioni si è soffermato il direttore della Dia Vallone: “Con questa mostra - ha affermato - abbiamo voluto riportare tra la gente quello che è il significato dell'Antimafia. Purtroppo molte persone oggi pensano che la mafia sia stata sconfitta soltanto perché i mafiosi non fanno più attentati, non mettono più esplosivo, non uccidono più magistrati o appartenenti alle forza dell'ordine: niente di più sbagliato. Le mafie sono pienamente operative e cercano di fare soldi e di insidiarsi dovunque ci sia la possibilità di ottenere un'utilità economica. Il nostro compito è quello che le mafie sono un pericolo e vanno efficacemente contrastate”.
Bruno Mirante



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