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associazione-Cepedù.jpgCatanzaro - “Nei giorni scorsi, abbiamo trasmesso una lettera all’amministrazione provinciale di Catanzaro, all’ufficio scolastico regionale ambito territoriale Catanzaro, alle istituzioni scolastiche e al Centro per l’Impiego della Provincia di Catanzaro in merito ad alcuni aspetti inerenti il reclutamento tramite bandi di educatori professionali” è quanto si legge in una nota dell’Associazione “Cepedù: Educatori e Pedagogisti Calabresi”

“Con il disegno di legge 2443, conosciuto anche come Legge Iori, entrata in vigore il 1 gennaio 2018, si è data finalmente una regolamentazione e tutela alla professione di educatore professionale.  Tra gli altri aspetti della professione – precisano - la legge di bilancio 2018 stabilisce che “ la qualifica di Educatore Professionale Socio-Pedagogico è attribuita con la laurea in Scienze dell’Educazione (L-19) e ai sensi delle disposizioni del Decreto del 13 aprile 2017 n. 65 la qualifica di Pedagogista è attribuita a seguito del rilascio di un diploma di laurea abilitante nelle classi di laurea magistrale LM-50 Programmazione e gestione dei servizi educativi, LM-57 Scienze dell’Educazione degli adulti e della formazione continua, LM-85 Scienze Pedagogiche o LM-93 Teorie e metodologie dell’e-learning e della media education”. Nonostante sia in vigore da 3 anni una legge che tutela la nostra professione, sono tanti i bandi nei quali come titoli di accesso, in primis, ritroviamo la laurea in Psicologia ed altri titoli ritenuti, ai fini dei calcoli dei punteggi, più importanti dell’unica laurea che abilita, secondo la legge vigente 205/17, alla professione di educatore professionale socio-pedagogico L-19”.

“Ritroviamo anche – fanno sapere - come titolo di accesso, il corso di assistente educativo, la cui qualifica ottenuta in un limitato numero di ore abilita, secondo i bandi in questione, a svolgere una professione alla pari di quella dell’educatore professionale socio-pedagogico il cui titolo viene conseguito in anni di studi universitari. Tante sono state le battaglie (alcune anche vane), tanti sono stati gli sforzi per far sì che la nostra professione venisse riconosciuta come tale, nonché una professione al pari di tutte le altre. Tuttavia, giorno per giorno, ci ritroviamo a combattere con un sistema che non riconosce questa professione per questioni di superficialità, non applicando, né tantomeno conoscendo le leggi in vigore. La figura dell’educatore professionale socio-pedagogico viene formata nel percorso universitario in Scienze dell’Educazione: fornisce conoscenze in materia di Pedagogia Generale, Pedagogia Speciale, Pedagogia della Differenza, Pedagogia della Comunicazione, Psicologia Generale, Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione, Psicologia della Disabilità ed altri argomenti inerenti alle difficoltà che incontrano nell’ambito scolastico, e non solo, bambini e ragazzi con disabilità intellettive, motorie, visive e uditive. L’educatore professionale socio-pedagogico ha una formazione specifica che non può essere sostituita da altri percorsi più generici e con altre competenze, né tantomeno da corsi regionali a pagamento che, in un percorso di determinate ore, pretende di formare gli “assistenti educativi” alla pari di un educatore laureato”.

E concludono “Come associazione “Cepedù: Educatori e Pedagogisti Calabresi” vogliamo fare chiarezza sulla distinzione tra educatore professionale socio-pedagogico (laurea in Scienze dell’Educazione L-19), assistente educativo ed altri titoli richiesti nei bandi redatti, formatisi in altri ambiti”.

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