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Catanzaro - Fiducia nei partiti al minimo storico. Cresce l'incertezza per il futuro ed il timore di perdere il posto di lavoro. Soltanto l'8,5 dei calabresi è ottimista su una possibile ripresa economica. I temi caldi per la politica: lavoro, disagio economico, sanità, tagli alla "casta" e contrasto del fenomeno corruttivo. E' quanto emerge dall'indagine realizzata dall'Istituto Demoskopika "L'anno che verrà. Il 2015 nell'opinione dei calabresi". Dallo studio, è scritto in una nota, emerge "una regione sola, abbandonata e ingannata. Con pochissima fiducia nella politica, disorientata dall'inefficienza delle istituzioni, preoccupata per l'incertezza economica delle famiglie e fiaccata dal timore di perdere ulteriori posti di lavoro. Insomma, una società disincantata e senza troppe illusioni per l'immediato futuro".

Il primo dato che emerge, rileva Demoskopika, è la fiducia nei partiti che fa registrare il minimo storico: solo il 5,3% dei cittadini si fida delle "forze politiche" rispetto al 32,4% registrato nel 2003. Un basso livello di fiducia accordato a tutti i livelli istituzionali: Regione (7,4%), Parlamento (10,8%), Provincia (11,1%), Comune (16,8%) e Governo (18,7%). Ben al di sotto dell'indice medio di fiducia pari al 30% risultano, inoltre, i sindacati (15,9%), il sistema bancario (21,7%). Nella media, invece, le associazioni di categoria che raccolgono il 29,3% delle dichiarazioni di fiducia. Sul versante opposto a trainare il consenso dei calabresi le forze dell'ordine con addirittura il 68,5% e le associazioni di volontariato con il 63,1%. Bene anche la Chiesa (57,8%) e la magistratura (52,7%). Poco meno del 50 per cento del livello di gradimento per il Capo dello Stato Giorgio Napolitano. La sfiducia nei confronti della rappresentanza politica, prosegue la nota, non favorisce la cooperazione e la coesione sociale, riduce gli spazi di efficienza e di efficacia delle politiche pubbliche. Il crollo dei partiti nel tempo ha prodotto come diretta conseguenza una partecipazione al voto sempre più bassa e meno significativa: alle regionali del 2005 l'affluenza si è attestato al 64,4%.

Nel 2010 l'andamento negativo si è consolidato con il 59,3%. Nel 2014, le reazione dei calabresi al sistema politico ha vissuto il suo minimo storico: soltanto il 44,1% ha deciso di esprimere il diritto al voto. Un dato allarmante se confrontato al 2005: in 9 anni, l'affluenza si è ridotta di ben 20 punti. Appena il 5,9% dei calabresi dichiara una partecipazione attiva e diretta attraverso i canali tradizionali del sistema politico mentre il 4,8% vorrebbe partecipare e impegnarsi direttamente ma considera l'attuale sistema dei partiti assolutamente chiuso.

La quasi totalità dei cittadini intervistati, oltre 9 su 10, non ha alcun interesse ad avere un coinvolgimento diretto con la vita politica: il 24,8% fa sapere di essere totalmente distante se non completamente disinteressato, il 17,4% dichiara di non essere impegnato in prima persona ma di seguirla comunque con un certo interesse, mentre il 47,1%, si tiene distante limitandosi a tenersi informato. Lo smarrimento per un futuro alquanto incerto rappresenta la preoccupazione prioritaria per 7 calabresi su 10. Un dato allarmante che si consolida negativamente con il timore di non riuscire a far fronte interamente alle esigenze economiche proprie e della famiglia (64,7%) e il timore di perdere il posto di lavoro (57,8%). Un anno, il 2015, di profondo senso di abbandono che trova altri elementi di insicurezza e, in alcune modalità, di ipocondria: il timore riguardo allo stato di salute indicato dal 43,9% del campione intervistato, essere vittima di un atto criminale (31,3%), il non fare carriera o non ricevere riconoscimenti professionali che ci si aspetta (27,4%) e, infine, la perdita o il venir meno di rapporti familiari o affettivi consolidati (19,6%).

Le aspettative della maggioranza dei calabresi su una possibile ripresa economica e sul miglioramento delle proprie condizioni di vita, appaiono sconfortanti: il 48,7% fornisce un giudizio negativo e il 23,9% molto negativo. Il 18,9%, inoltre, ritiene che le cose non cambieranno da qui al prossimo anno, mentre sul fronte opposto, meno di un cittadino su dieci, l'8,5%, appare ottimista intravedendo la luce in fondo al tunnel della grave crisi che da anni attanaglia la regione. Anche il 2015 sarà segnato dalla crescente preoccupazione di non riuscire a far quadrare i conti. Lo spettro della povertà non fa sconti a nessuno. Il processo di impoverimento costituisce ormai, dunque, un fenomeno che coinvolge strutturalmente circa la metà delle famiglie calabresi. Il tutto, è scritto nella nota, tra l'indifferenza e l'autoreferenzialità della politica che alimentano il pessimismo dei cittadini contraendo ulteriormente la propensione al consumo. Parlando dei principali problemi che la politica regionale sarà chiamata ad affrontare concretamente per il 2015 gli intervistati indicano le politiche del lavoro con particolare riguardo ai giovani (90,4%), il taglio dei costi della politica e la riduzione degli sprechi della Pubblica amministrazione (69,8%), la riorganizzazione del sistema sanitario (58,9%), la lotta al disagio economico delle famiglie (54,2%) e il contrasto alla corruzione (49,6%).

Infine un'attenzione per l'agenda politica viene posta anche sul settore delle politiche ambientali (34,8%) e sul settore della viabilità, delle infrastrutture e ei trasporti (29,6%). Sul versante economico, da una precedente indagine Demoskopika sui sentimenti degli imprenditori sugli interventi ritenuti necessari per uscire dalla crisi al primo posto era indicata la riduzione della pressione fiscale sulle imprese (51,7%), seguita dalla necessità di essere sostenuti tramite finanziamenti diretti (38,3%).

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