
Catanzaro - E' rimasta scolpita nella memoria di un'intera comunità come la "Tragedia dell'Ampollino". Sono passati sessant'anni esatti dall'incidente stradale che provocò la morte di otto lavoratori inghiottiti dalle acque gelide dell'invaso artificiale, ma il ricordo è ancora molto vivo. Erano in venti, lavoratori e padri di famiglia di Taverna e Albi, e viaggiavano a bordo di un camion, unico mezzo di locomozione collettiva in uso nel periodo per raggiungere il posto di lavoro. Il mezzo pesante, però, finì in acqua dopo avere rotto gli argini della strada che costeggia il lago. Per otto di loro, in quell'11 maggio del 1954, non ci fu scampo. Si chiamavano Salvatore Luigi Godino, Luigi Barberio, Luigi Pullano, Rosario Palermo, Carmine Pullano, Luigi Godino, tutti di Taverna, e Giovanni Siniscalchi e Carmine Nania di Albi. Erano boscaioli partiti nottetempo dai loro rispettivi paesi per guadagnare qualcosa in tempi in cui era difficile, se non impossibile, mettere assieme il pranzo con la cena. A distanza di oltre mezzo secolo da quella tragedia collettiva di cui non si è smarrito il ricordo, i due centri di origine delle vittime hanno inteso ricordare il tragico avvenimento. Due le cerimonie religiose celebrate in due distinti momenti dai parroci don Maurizio Franconiere e don Giuseppe Carrabetta, alla presenza del sindaco di Taverna, Eugenio Canino e del vicesindaco di Albi, Antonio Dardano. Ai parenti delle otto vittime, nel corso della cerimonia religiosa scandita più volte dagli applausi, è stata donata una pergamena ricordo. Sulle tombe delle vittime sono state deposte corone di alloro sulle tombe. A perenne ricordo di quel tragico incidente c'è chi sta lavorando da tempo per la realizzazione di un monumento ai caduti sul lavoro. A lanciare l'idea è stato Costantino Mustari nel suo libro "Pagine tavernesi". Il messaggio è stato raccolto dal gruppo facebook "I Love Taverna" guidato da Tommaso Pullano e fatto proprio dall'associazione "Taberna radici e oltre", presieduta da Nadia Pullano. A Monza, dove vive una folta colonia di emigrati calabresi, poi, l'associazione Mediterranea Magna Grecia ha messo a disposizione una cospicua somma raccolta tra i propri aderenti e da Roma analoga risposta è giunta dal sodalizio "Amici di Mattia Preti".
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