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Lamezia Terme - “In queste ore i camionisti protestano sul territorio calabrese per il prezzo troppo alto della benzina e del gasolio e contro i costi insostenibili per gestire i propri mezzi. Ci troviamo davanti a una crisi sociale importante, ci sono cittadini che non possono permettersi il lusso del prezzo di un pieno di carburante per fronteggiarne la carenza almeno per un certo periodo e tante famiglie che per via dei prezzi dei prodotti volati alle stelle non riescono più a fare la spesa quotidiana”. “La protesta investe pienamente la città di Lamezia Terme che rappresenta lo snodo più importante per i trasporti di tutta la Regione. In questa zona i disagi sono fortissimi. Ci sono molti camion fermi vicino all'aeroporto e agli svincoli dell'autostrada A2, come a Falerna”.

“Se si ferma Lamezia, si ferma tutta la Calabria”. “È una situazione che la politica deve risolvere con urgenza”. Questo è quanto detto dall'avvocato Fernando Nucifero, dirigente provinciale dell'Unione di Centro (UDC), che si sofferma sul dramma sociale ed economico che sta consumando la nostra comunità che rischia di essere stremata dai blocchi e da un'inflazione insostenibile. L’interlocutore, poi, aggiunge “la notizia della convocazione di un tavolo nazionale da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) per il prossimo 27 ottobre a Roma rappresenta un buon passo avanti ma non basta”. “Fissare un incontro a fine mese significa non dare il giusto peso alla situazione che si è creata. Un lasso di tempo troppo lungo che può portare al crollo economico e dei servizi essenziali. Lamezia Terme e la Calabria non possono permettersi dieci giorni di stop”. ’L’unica via d'uscita per disinnescare le contestazioni e sollevare la popolazione è un decreto legge d'urgenza che introduca un tetto massimo ai prezzi alla pompa e un taglio radicale delle accise. La politica dell'ascolto, conclude il dirigente dell'UDC, deve tradursi in fatti immediati, prima che l'esasperazione dei manifestanti e la disperazione dei consumatori trasformino il dissenso in un forte stato di agitazione nazionale”.

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