
Pianopoli – “Perché proibire? Imparare a conoscere per essere consapevoli e lontani dalle dipendenze”. Questo è stato il filo conduttore dell’incontro che si è tenuto a Pianopoli, organizzato dall’associazione di volontariato ARA impegnata nella prevenzione delle dipendenze.
“Un incontro a tratti emozionante”, come ha sottolineato lo stesso sindaco Gian Luca Cuda, che ha parlato dell’importanza delle associazioni sul territorio e del loro lavoro, perché le dipendenze sono tante e sempre più subdole, come la ludopatia che sta distruggendo molte famiglie negli ultimi anni. All’incontro anche il presidente del concorso nazionale “Vini del Mediterraneo”, il professore Vincenzo Sirianni, che ha voluto sottolineare l’importanza di questa iniziativa proprio perché improntata sulla conoscenza per abituarsi ad essere consapevoli. “Non c’è contrasto tra presiedere un concorso di vini e lottare per prevenire l’alcolismo, anzi, sapere cosa e quanto si deve bere aiuta a conoscere i propri limiti e ad essere consapevoli nel bere”.
“Raggiungere più persone possibile e far conoscere le conseguenze di una dipendenza, qualsiasi essa sia, è il nostro obiettivo”. Cosi ha esordito il nuovo presidente dell’ARA, Nadia Donato: “Ci chiediamo spesso a cosa serve proibire e trattare il tema delle dipendenze come se fossero da nascondere o una sciagura della quale vergognarsi? Da quanto ci hanno fatto capire coloro che operano giornalmente sul territorio – ha aggiunto - e affrontano i veri e gravi problemi della dipendenza, serve quasi a nulla”. Prevenire, questa la parola chiave secondo la presidente: “Puntiamo – spiega - a fare un percorso che porti alla tutela della salute attraverso il mangiare e il bere consapevole”. Tra gli ospiti anche la dottoressa Antonella Nesticò, psicologa perfezionata in psicologia Oncologica, operatore del trattamento del tabagismo componente della SITAB (Società Italiana di Tabaccologia). Presente, inoltre, all’incontro anche la comunità Fandango da molti anni impegnata sul territorio nel recupero di soggetti tossico dipendenti. La dottoressa Angela Falvo e il dottor Antonio Reggio, hanno accompagnato 4 dei loro ospiti a dare una testimonianza, spiegando anche quale difficoltà queste persone affrontano nel parlare in pubblico e quanto a loro faccia bene, invece, questo confronto, che li aiuta a superare degli scogli enormi.
“Si raccontano bugie per fare in modo che i familiari non si accorgano di nulla, ma poi non si può più nascondere niente”. Ha spiegato un giovane che sta disintossicandosi dalla cocaina. “Ho iniziato con lo spinello, poi non bastava più e sono passato alla coca. Ho raccontato tante bugie fino a quando non ne ho potuto più. Mia madre non voleva mandarmi in comunità perché sono di una buona famiglia e lei si vergognava, ma da solo non sono riuscito a venirne fuori e sono dovuto ricorrere alla Fandango. Ora ha capito ed anche la mia famiglia va dallo psicologo per sapere come fare con me quando staro meglio”. A portare la sua testimonianza, anche una mamma di 4 figli che l’alcol ha portato alla disperazione: “Ha dare lo spunto ai miei problemi è stata la depressione. Ho conosciuto l’alcol quando la depressione mi teneva per giorni a letto, con questo nuovo metodo riuscivo ad alzarmi e ad affrontare la vita. Poi i miei figli trovavano le bottiglie nella maniche dei giubbotti, negli stivali e nei cassetti. Ero ridotta malissimo fino a quando da sola non ho capito che dovevo farmi aiutare. Prima dicevo solo bugie a me stessa e agli altri”. L’evento si è concluso con la presentazione del “vino” analcolico preparato per l’occasione da un’azienda di Serrastretta e dal signor Giuseppe Scalise, che ha dato modo ai presenti di degustare e apprezzare il Mostino Bianco.
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