
Cosenza – Pubblichiamo la lettera aperta inviata da Legambiente ai candidati alla Presidenza della Regione riguardo le soluzioni ambientali da intraprendere per la Calabria. “Accanto ai dati sulla crisi economica, il disagio sociale e i tassi di disoccupazione il 24 novembre troverete, sul tavolo della Presidenza della Regione, gli indicatori sullo stato dell’ambiente. Anche questi sono in perenne emergenza e raccontano di una pessima gestione del ciclo delle acque, di un consolidato malaffare legato alla costruzione delle grandi infrastrutture, parlano di un’emergenza rifiuti ancora difficile da risolvere, di un consumo di suolo continuo e pervicace, di un dissesto idrogeologico che mette a repentaglio la tenuta dei nostri centri abitati.
Riteniamo che solo partendo dalla soluzione dei problemi ambientali ed intrecciandoli solidamente con un nitido percorso di legalità si potranno creare occasioni di buona crescita economica, opportunità di lavoro (green jobs) e prosperità che non abbiano il respiro corto e asfittico, ma sappiano proiettare la nostra Regione verso un futuro costruito sul recupero della bellezza. La crisi della politica che caratterizza questi anni impone serietà e concretezza a quanti, come Voi, hanno scelto di candidarsi all’amministrazione della cosa pubblica. Non è più tempo di proclami e programmi generici. E’ ora piuttosto di serie proposte politiche che indichino chiaramente l’ordine delle priorità che ciascuno intende rispettare. Proprio per questo Vi proponiamo una serie di questioni a nostro avviso ineludibili e sulle quali chiediamo di prendere posizione e dichiarare se, come, quando avrete intenzione di affrontarle. Ai cittadini poi il compito di valutare le Vostre risposte e verificarne nei prossimi mesi la congruità.
Ci devono essere bellezza e legalità, prima di tutto. L’ecomafia è una seria minaccia per l’ambiente e un laccio mortale per l’economia. Sono decine i clan della ‘ndrangheta che hanno sviluppato vere e proprie holding criminali dedite alla gestione del ciclo illegale del cemento o dei rifiuti. L’illegalità aggredisce e cancella la bellezza: del territorio, dei luoghi, del paesaggio, ma anche la bellezza dei gesti, quella della buona convivenza, la bellezza di riconoscersi cittadini della stessa Regione. Lotta all’illegalità, alla criminalità ambientale e battaglia per la bellezza sono le Vostre priorità?
C’è un’emergenza rifiuti che accompagna la nostra Regione sin dagli anni ’90 senza alcun percepibile miglioramento. Un commissariamento lungo noto per i suoi fallimenti negli obiettivi di raccolta differenziata, per lo sperpero del denaro pubblico e la gestione poco efficace e trasparente. C’è una situazione impiantistica a dir poco imbarazzante ed il ricorso perenne allo smaltimento in discarica. Una percentuale di raccolta differenziata risibile. Come si intende affrontare il fenomeno e quali traguardi di raccolta differenziata si vogliono raggiungere?
C’è un sistema di depurazione che tratta appena la metà del carico inquinante prodotto. Ci sono “numerosi scarichi non censiti da parte dei Comuni e delle Province, mentre liquami di origine organica e industriale continuano a essere riversati nei fiumi per poi confluire nel mare”. Non è solo un disastro ambientale per il territorio e un rischio sanitario per i cittadini, ma anche un terribile danno economico, una drammatica perdita di competitività per il comparto turistico stagionalmente deprezzato dai fenomeni d’inquinamento del mare. Anche in questo caso, come si intende operare per recuperare alla balneazione l’intera costa calabrese e scrollarsi di dosso la vergogna della mancata depurazione?
C’è un territorio fragile e abbandonato, segnato dal dissesto idrogeologico, che sta pericolosamente franando, un territorio poco manutenuto. L’abusivismo edilizio nei territori più delicati e l’urbanizzazione selvaggia fanno della Calabria la regione a maggior rischio idrogeologico con il 100% dei comuni considerati a rischio. I corsi d’acqua continuano ad essere utilizzati come discariche, ristretti e destinati alla lavorazione di inerti o all’edilizia con la costruzione di nuove abitazioni o quartieri. A poco servono il Piano di assetto idrogeologico e il Piano di previsione e prevenzione dei rischi se manca la volontà di utilizzarli. Come, quando e con quali strumenti si intende affrontare la pericolosa situazione del nostro territorio?
Di tutto questo, e di tanto altro ancora, avremmo voluto che si parlasse in campagna elettorale, ma ancora di più di questo vorremmo che si tratti a partire dal 24 novembre. Vorremmo che si affrontassero anche i temi della buona e giusta agricoltura (nei prodotti e giusta con i braccianti), della buona energia da fonti rinnovabili, delle infrastrutture utili e quelle da cancellare, il Ponte sullo Stretto. Vorremmo che si attuassero scelte per rendere i porti più moderni e competitivi, buoni investimenti sulla piana ed il porto di Gioia Tauro e di Sibari, di progetti e idee per creare prodotti turistici che facciano leva sulle risorse di cui abbonda la nostra terra (rilancio del patrimonio naturale e culturale, sui beni archeologici), di programmazione dei fondi comunitari efficace e che non rappresenti l'ulteriore occasione persa, ma risani il territorio e superi le procedure d'infrazione in campo ambientale e di tanto altro ancora. Queste sono le priorità che possono riavviare la nostra regione sui binari di un futuro di sviluppo e risanamento, una prospettiva di crescita per i giovani che vorranno decidere di scommettere su questa terra, sui suoi prodotti, sulla sua costa e il suo entroterra, sulla bellezza del suo paesaggio e quella dei suoi abitanti. Volete scommettere anche voi?”.
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