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Lamezia Terme – Nunzia Coppedé, presidente della Fish Calabria Onlus (Federazione Italiana per il superamento dell’handicap) ha inviato una nota in cui denuncia la vicenda che l’ha vista suo malgrado protagonista lo scorso 25 maggio, al momento di recarsi al seggio per esprimere il suo voto alle europee. Di seguito la nota della Coppedé.

“La mattina del 25 maggio scorso mi sono recata, come per gli altri appuntamenti elettorali, ad agire il mio diritto di voto, utilizzando le opportunità garantite dalla Legge 15 gennaio 1991, n. 15.  Il seggio dove devo recarmi per votare (Seggio n. 25 a San Teodoro Lamezia Terme), pur essendo a piano terra e quindi accessibile, si trova in una posizione raggiungibile attraverso una salita molto ripida una vera e propria barriera naturale; in quella difficile posizione per me e per qualsiasi altra persona disabile in carrozzina, è molto complicato scendere e salire dalla macchina a causa dell’inclinazione della strada. Prima della Legge sopra citata, per votare mi accompagnavano con la macchina, venivano da me alcuni scrutatori del seggio per consegnarmi la scheda ed in macchina esercitavo il mio diritto di voto; da quando è stata emanata la Legge 25, cioè dal 1991, vado al seggio 17 (accessibile) della scuola media “Manzoni” di Lamezia Terme, vicinissima alla mia abitazione di residenza e comodissima perché mi permette di arrivare alla sezione elettorale senza mettere a rischio la mia incolumità.

Purtroppo c’è da dire che non esistono solo le barriere architettoniche, esistono le barriere culturali che sono assai peggiori. Mi sono presentata al seggio 17 segnato dal simbolo della carrozzina per poter esercitare il mio diritto di voto; al mio turno sono entrata e ho consegnato la scheda, la carta d’identità e il certificato medico in cui si evince che sono una persona con disabilità e uso la carrozzina. Il presidente del seggio mi ha fatto notare che il mio seggio è il n.25 di San Teodoro che è stato reso accessibile perché il seggio è al piano terra e, comunque, se avessi avuto problemi a raggiungerlo mi avrebbero portato la cabina al punto in cui sarei riuscita ad arrivare: se necessario anche fuori dal seggio. Spiego di nuovo che, la salita ripida per raggiungere il seggio costituisce una barriera naturale, un ostacolo che mi crea problemi e che intendo avvalermi della Legge che mi permette di agire il mio voto con dignità.

Il presidente fa una serie di telefonate a funzionari e dirigenti per chiedere loro come comportarsi, intanto tutti mi passavano davanti. Infine il presidente del seggio ha azionato il vivavoce del suo telefonino mettendomi in comunicazione con un signore che ha rifiutato di dirmi il suo nome; questo ‘sconosciuto’ interlocutore telefonico ha detto al presidente che io potevo votare lì, al seggio 17, solo se lui si prendeva la responsabilità di farmi votare. Stanca di subire l’ignoranza di chi occupa ruoli di potere, discriminata perché sono una persona con disabilità, denuncio formalmente di aver dovuto subire una feroce umiliazione e chiedo a chi di competenza, di garantire per le prossime elezioni, personale adeguatamente formato, capace; di applicare le leggi di competenza e di rispettare i diritti e la dignità di “tutte” le persone, siano esse disabili o non”. 

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