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Lamezia Terme - In questi giorni di ansia e apprensione per il contagio da Covid-19, si assiste in molte città, e anche a Lamezia, dell'acuirsi di un'emergenza nell'emergenza. Le condizioni di vita drammatiche dei senza fissa dimora, infatti, rappresentano un altro dei tanti aspetti negativi che caratterizzano l'attuale momento. In tempi "normali", i clochard, i barboni, sono considerati del tutto "marginali" a quanto contemplato nella società opulenta e nel sistema in vigore nel  ricco Occidente che li "circonda".

Tuttavia oggi, paradossalmente, sono attenzionati giacché anche loro "dovrebbero" rispettare i Decreti e le varie ordinanze. Per i senza dimora, rimanere in casa è un imperativo che rivela una ulteriore contraddizione, un senso di scoramento oltremodo beffardo. Mettendo da parte ogni analisi sociologica o demo-antropologica, quello che risalta alla cronaca di tutti i giorni adesso è un dato di fato oggettivo: molti residenti a Lamezia, vivono in condizioni di estrema povertà e disagio.

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Sono tanti che dormono clandestinamente in abitazioni precarie a rischio crollo e che durante il giorno vivono per strada. A questi si aggiungono spesso extracomunitari che in alcuni quartieri non rispettano le norme imposte dal decreto per la sicurezza nazionale (come peraltro tanti indigeni) e che rappresentano un pericolo anche per gli altri. In alcune zone dei centri storici lametini, come in alcuni vicoli di via Matarazzo per esempio, insistono vecchi fabbricati dove sono evidenti i segni di pernottamenti notturni. Durante il giorno poi, come già messo in evidenza, si possono incontrare per strada a rovistare fra i pochi cassonetti dell'immondizia ancora rimasti nella speranza di trovare un tozzo di pane. E questa condizione, purtroppo, non è sparita con la comparsa del Coronavirus. Anzi, il dramma della povertà continua. Non c'è virus che tenga.

Antonio Cannone

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