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Roma - Sono 600 mila in Italia con l'Alzheimer e per loro "le misure restrittive precauzionali adottate dal nostro Governo possono essere causa di peggioramenti. Una domiciliazione forzata può favorire stati di ansia di difficile gestione causando non poche difficoltà anche ai familiari, che rappresentano l'unico pilastro fondamentale per l'assistenza ai pazienti stessi". A lanciare l'allarme è la Società italiana di neurologia (Sin) che insieme con la SINdem (Associazione Autonoma Aderente alla Sin per le demenze) indica quegli accorgimenti utili per vivere la quarantena, nel migliore dei modi, anche per quelle persone affette da patologie neurologiche come Alzheimer o demenza e i loro familiari.

"Pur condividendo la necessità del divieto di uscire da casa posto in essere contro il Covid -19, sono sinceramente preoccupata per i pazienti con Alzheimer per i quali non poter andar fuori per la consueta passeggiata può significare un aumento dell'ansia e quindi un peggioramento del loro stato di salute", evidenzia Amalia Bruni, direttrice del Centro Regionale di Neurogenetica dell'ospedale Giovanni Paolo II di Lamezia Terme, presidio per lo studio delle demenze degenerative, e presidente eletto della SINdem. "Inoltre - aggiunge - la chiusura dei luoghi di assistenza sanitaria e sociale, come gli ambulatori medici, i caffè Alzheimer e i centri diurni, fa sì che l'accudimento dei pazienti gravi interamente sui propri familiari che, senza quelle poche ore di relax, non riescono a recuperare le energie fisiche ed emotive per sostenere i pazienti, con il rischio dell'aumento di disturbi comportamentali non solo nel paziente ma anche nel familiare stesso".

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