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Lamezia Terme - "Il nostro settore è già da anni che usa protocolli di igiene. Utilizziamo guanti in lattice e monouso per garantire alle nostre clienti il servizio nel rispetto delle norme. Ma tre mesi di chiusura non sono sopportabili". Domenico Buonconsiglio, parrucchiere, titolare di Acconciatureinfinity, con Partita Iva, è uno dei tanti che a Lamezia speravano di riaprire, e che invece dovranno aspettare i primi di giugno. In queste ore, peraltro, è portavoce di un accorato appello, attraverso i social, indirizzato al presidente del Consiglio che nell'ultimo Dcpm, ha fatto slittare la data d'apertura di parrucchieri, barbieri, centri estetici.

"Da tre mesi, ripeto, non percepiamo alcun reddito; intanto però continuiamo a pagare affitto e utenze; io sto aspettando ancora il bonus di 600 euro, che altro non è che un'elemosina che il Governo chiama aiuto alle imprese. È facile dire - prosegue Buonconsiglio - restate chiusi ancora un altro mese. E per tornare comunque al bonus - aggiunge - ho presentato domanda giorno 2 aprile e, a tutt'oggi, non ho ancora ricevuto niente. Ho telefonato all'Inps sollecitando la mia posizione. Mi è stato risposto che le domande non rispettano alcun ordine di arrivo, né tanto meno si dà la precedenza a chi ha l'attività chiusa. Ci sono attività che sono rimaste aperte -  continuando quindi a percepire un reddito - che hanno ricevuto il bonus, e ci sono attività chiuse dall'11 marzo che non hanno percepito alcun reddito. Altra cosa importante che mi preme dire è che nel decreto non si fa alcun riferimento agli affitti della categoria artigiani. Io chiedo - conclude - di anticipare l'apertura del nostro settore per continuare a lavorare onestamente".

Alessandro Giudice, titolare di Giudice Parrucchieri dal 1957, punta "sul rispetto di quanti lavorano nell'ambito sanitario, ma nel contempo occorre tutelare la nostra categoria. Rispetto - puntualizza - il parere del comitato scientifico, in un momento così delicato e di emergenza per il nostro Paese, ma altrettanto rispetto bisogna riservare ad una categoria artigianale che va tutelata perché socialmente utile. I nostri locali sono risanati e io già da tempo segue regole igieniche e di smaltimento. Ogni cliente ha una spazzola personale e già provvediamo a distanziare le poltrone, per non parlare dell'utilizzo di gel igienizzanti, guanti e tutto il necessario. Insomma, noi siano pronti in tutto. Piuttosto - sottolinea - ci sono ritardi nell'erogazione della Cassa integrazione e nel supportare la categoria. Esistono difficoltà oggettive che spero si possano superare. Noi rispettiamo le regole che ci dicono soprattutto quelle sanitarie, però mi auguro che si possa ripartire almeno per il 18 o il 22 maggio. Restare fermi un altro mese è troppo. Anche per non favorire il dilagare del lavoro abusivo, è giusto che le nostre attività riaprano al più presto".

E in città, altre voci raccontano al Lametino.it la condizione in cui si trovano ad operare i parrucchieri. "Il nostro settore è in fermento - dice Vittorio Vittorini titolare di Soleluna parrucchieri - in quanto è una categoria insieme a poche altre che aprirà il primo di giugno. Quello che ci spaventa di più è il rientro, con la sanificazione per l'apertura, naturalmente a carico nostro, e poi tutto l'elenco di monouso che dovremmo avere nel locale: dai gel detergenti, ai guanti, alle mascherine, al mantello taglio, mantello colori, e a camici monouso. Sanificazione che, ripeto, fino a questo momento dovrebbe essere a carico nostro. Anzi è a carico nostro. Nessuno ha detto che sarà a carico dello Stato o di chi di competenza. Tuttavia, bisogna dire che nel nostro settore l'igiene è stata sempre il biglietto da visita; il motivo per cui una cliente torna o non torna. Questo per dire che si sta estremizzando il concetto dell'igiene che c'è sempre stata nei locali di parrucchieri o di centri estetici".

Anche sui tempi di apertura, a parte stigmatizzare la data del primo giugno, Vittorini lamenta una disparità di trattamento. "Si sarebbe potuto calendarizzare l'apertura regione per regione, perché per fortuna viviamo in una zona dove i contagi sono quasi zero, a differenza della Lombardia e di altre regioni. Su questo ho avuto anche il consenso e l'approvazione di un mio carissimo collega che vive a Romano di Lombardia in provincia di Bergamo". Sugli aspetti prettamente economici, Vittorini non ha alcuna esitazione. "A parte lo stato d'animo personale, c'è grande preoccupazione in prospettiva futura, perché Iva, dichiarazione dei redditi, Insp e quant'altro, non sono stati "bannati", ma sono stati semplicemente rimandati e quindi ce li ritroveremo sul groppone tra un po' di tempo".

La sua opinione sul bonus?

"Sul bonus Partita Iva posso dire che un Istituto di bellezza che viaggia a buoni ritmi, 600 euro li riesce ad incassare in una giornata, questo lo posso garantire al cento per cento. Quindi, è irrisoria la quota del Governo se si pensa che dobbiamo mettere mano anche alle spese casalinghe, dei figli e del fabbisogno giornaliero. Prima di essere parrucchieri siamo anche dei papà".

Quale il suo pensiero sul fatto che a Lamezia manca una rappresentanza di categoria. Un organismo che tuteli i vostri interessi?

"Si, nel nostro settore manca una rappresentanza di parrucchieri dove poter frequentarci, decidere cosa fare; parlare insieme di quelle che sono le problematiche. In modo particolare, per esempio, quello dell'abusivismo. A Lamezia ci sono più o meno 100 parrucchieri legali; e centinaia e centinaia illegali che vanno casa per casa. L'organizzazione della categoria non esiste. L'ultima che ricordo e vado a memoria è quella di 20 anni fa, costituita dai nostri ex titolari che si riunivano e decidevano orari di apertura e di chiusura e tantissime altre cose. Noi della nuova generazione, però, non siamo mai riusciti a creare qualcosa del genere".

Anche Davide Macchione, titolare del negozio David’s Barber club, punta il dito contro la mancata apertura. “Tre mesi senza lavoro sono davvero lunghi. Mi sarei aspettato, come annunciato in un primo momento, che almeno per metà maggio avremmo avuto la possibilità di riaprire. Spero vivamente che il Governo possa cambiare idea. Bisogna ripartire, non possiamo restare ancora fermi”.

A far da corollario alla delusione in atto per la mancata apertura, l'estetista, Nadia Raso del centro estetico ubicato press Pino Cortese Coiffeur, anche quest'ultimo pronto per la riapertura ma bloccato dal Decreto.

"Eravamo e siamo pronti per l'apertura - racconta Nadia - ma siamo rimasti delusi e deluse perché non comprendiamo come mai, per esempio, i dentisti sono aperti e noi no. Eppure loro lavorano a strettissimo contatto con i clienti ai quali devono "visitare" la bocca. Già prima dei decreti i nostri locali erano in regola con le norme di sicurezza e di igiene. Da questo punto di vista non abbiamo mai avuto problemi".

Ha ricevuto il bonus?

"Si, ma 600 euro non bastano. Essendo titolare di Partita iva si immagini quante spese ci sono da affrontare?! Spero comunque che andrà tutto bene e possiamo ritornare al più presto a riaprire le nostre attività".

Antonio Cannone

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