
Lamezia Terme – “Al momento, su Lamezia ci sono 3 strutture legate al mondo socio-sanitario privato che mettono 42 persone in Fis, il Fondo di integrazione salariale. Più in generale, nel settore, nella fascia centrale della regione abbiamo già fatto accordi per mettere in Fis 614 persone e 88 in Cassa integrazione in deroga. Ad ora, abbiamo richieste di altre 10 strutture, un dato che purtroppo è destinato ad aumentare nel tempo, per complessivamente altre 32 persone circa. Tutti questi operatori si sono rivolti alla nostra categoria chiedendoci di fare accordi pre-Fis o pre-Cassa integrazione”. Il quadro tracciato da Franco Grillo, segretario generale Funzione pubblica Cgil Area vasta Catanzaro, Crotone e Vibo, è oggettivamente preoccupante.
Grillo analizza “i dati relativi alle pratiche che noi stiamo seguendo solo come categoria”. E rimarca che “con questi numeri, e comunque con i dati che abbiamo, va da sé che in Calabria sia necessaria una seria programmazione per uscire da questa crisi e comunque per mettere ordine a tutto il sistema socio-sanitario”. L’emergenza coronavirus ha colpito con durezza anche il comparto della sanità privata calabrese, che si è vista obbligata a rimodulare o sospendere i ricoveri e le attività ambulatoriali differibili e non urgenti. Risultato: un danno economico importante per le strutture, per i mancati introiti e, aspetto non meno grave, l'attivazione degli Ammortizzatori sociali per i collaboratori. Con ovvi disagi anche per l’utenza.
Grillo, quindi, per far comprendere la portata del fenomeno, e le sue conseguenze drammatiche a livello occupazionale e non solo, snocciola una serie di numeri: “Per come è strutturata tutta l'Area vasta, nella provincia di Catanzaro abbiamo 14 Rsa, 3 residenze sanitarie per disabili, 9 case protette per anziani, 2 per disabili, 5 residenze psichiatriche, 2 hospice e 4 case di cura. Su Vibo, abbiamo una sola Rsa, una casa protetta e una sola casa di cura. Su Crotone, abbiamo 7 Rsa, due Rsa medicalizzate, una Rsa per disabili, una Rsa per malattie del sistema nervoso, 3 riabilitative psichiatriche, 5 case protette per anziani, una casa protetta per disabili e 7 case di cura”.
Per Grillo, “è chiaro dunque che stiamo parlando di numeri rilevanti per tutta l'Area vasta, il che significa che c'è un'economia che ruota intorno al settore sanitario privato, che probabilmente è l’ambito trainante. Ed è ovvio che oggi con il fatto che siano stati decretati non possibili più i ricoveri programmati, le strutture sono in difficoltà un po' dappertutto”.
A fotografare questa delicata situazione è anche Luigi Celano, direttore amministrativo della casa di cura privata catanzarese “Villa Serena”. Dice Celano: “Le case di cura private, al fine di poter fronteggiare il blocco delle attività, si sono viste costrette, in buona percentuale, come gran parte delle aziende, a fare ricorso a varie forme di ammortizzatori sociali per evitare di compromettere il loro equilibrio e creare problematiche maggiori in fase di ripresa”. “Da noi – spiega Celano - oltre il reparto chirurgico di Ortopedia, c'è anche la Riabilitazione, che rientra tra le attività non differibili, per cui a questo ramo è stato consentito di lavorare. Quindi, al personale è stato attivato un meccanismo di rotazione bisettimanale per cercare di ridurre il più possibile il disagio dei lavoratori stessi. Ѐ chiaro che anche per la Riabilitazione abbiamo dovuto adottare tutta una serie di cautele per contenere il rischio di infezione e l'attività è risultata ridotta ad un terzo rispetto alla capacità produttiva ordinaria”.
Celano, comunque, sottolinea il fatto che “se da una parte siamo stati costretti a tenere in stand-by alcune risorse, dall'altra abbiamo investito in sicurezza, adottando tutte le procedure per disciplinare le varie fasi del lavoro. Quindi, le figure di maggiore esperienza sono state coinvolte diversamente, perché è stato necessario riprogettare il flusso e l'organizzazione del lavoro. Comunque, nonostante le difficoltà, siamo stati attenti a non ritardare il pagamento degli stipendi e a cercare di rispettare il più possibile, da subito, la figura del lavoratore e di tutti i vari soggetti che sono entrati in contatto con la struttura”.
Giuseppe Maviglia
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