
Lamezia Terme - "Mi manca poter trascorrere le vacanze di Pasqua a Lamezia con i miei parenti, stare con i miei genitori e ritornare in Calabria anche se per un breve lasso di tempo. Ma comprendo che il momento è delicato davvero e allora spero che al più presto tutto questo passerà". Nicoletta, 25 anni lametina studentessa universitaria a Lublino in Polonia dove con il progetto Erasmus sta completando gli studi per laurearsi in Psicologia del lavoro. Al Lametino racconta come vive il momento attuale e come si svolge la vita in una nazione appena sfiorata dall'emergenza Covid-19.
"Qui le persone sono molto attente. Quando si è saputo del Coronavirus, il Governo e le autorità hanno chiuso tutto. Subito le Università di Varsavia, Cracovia, Lublino e quelle in tutte le altre città. Loro hanno anticipato i Decreti dei vari governi europei tipo l'Italia. In tutta la Polonia i casi positivi sono intorno a 500 ad oggi senza nessun morto. Almeno per quello che è dato sapere. Qui fin da subito hanno chiuso tutte le frontiere; hanno cercato di non far crescere il fenomeno, hanno chiuso tutti i negozi, i bar, le discoteche. Noi italiani stiamo molto attenti quando usciamo per andare al supermercato o in farmacia. Anche se i primissimi giorni quando si è appresa la notizia del Coronavirus, anche qui in verità c'è stato l'assalto ai supermercati, ma è durato pochissimo perché poi la gente ha compreso. Si è trattato di una reazione istintiva, poi la vita è tornata a scorrere normalmente".
Con chi vivi e come stai vivendo l'attuale momento?
"Io abito in un appartamento con altri due colleghi di Roma e Palermo che hanno la stessa mia età. Noi da qui ci rendiamo meno conto di come si vive la situazione in Italia. Io lontano da Lamezia mi rendo meno conto di quanto accade rispetto a chi si trova in Calabria. Sto vivendo questo momento attraverso i social. Qui non c'è un tg italiano, ascoltiamo quello polacco e un po' cerchiamo di renderci conto di ciò che filtra. Tutto quello che so su quanto accade a Lamezia, in Calabria e in Italia in generale, lo apprendo da Facebook. La situazione da qui è diversa e non ci rendiamo conto abbastanza di quanto accade rispetto a chi vive in Italia".
Come trascorri la giornata?
"Con gli altri due colleghi mi trovo bene. Stiamo imparando l'inglese perché poi ci serve. A me per fare un master e cercare di lavorare nel mio campo. Le lezioni procedono bene l'Università ci ha dato disposizioni per poter assistere alle lezioni on-line" e sto lavorando alla tesi. Per il resto cuciniamo, consumiamo soprattutto prodotti calabresi. Le scorte non mancano".
Ti senti con i tuoi?
"Sì certo. A me come ai miei compagni ci dispiace non poter tornare a casa. La nostra Università ad esempio ci ha informati che se noi volessimo tornare a casa ci sono dei voli predisposti da Alitalia attraverso la Farnesina. Anche se poi - in maniera contraddittoria - ci ammonisce dicendo che se torniamo in Italia non saremo più accettati perché finirebbe la nostra mobilità. Un po' in verità ci siamo sentiti condizionati, liberi di non poter scegliere in quanto comunque se chiudi il contratto qui con l'Università perdi gli esami successivi per il secondo semestre. Però alla fine, che dire? Accetti e fai ancora per qualche mese dei sacrifici. Qui, effettivamente, la situazione è migliore".
Potete uscire liberamente?
"Sì, sì. Possiamo uscire per una passeggiata, se vogliamo fare altro, andare in giro, visitare la città. La vita qui è normale e da questo punto di vista ci troviamo bene".
Quanto ti manca comunque Lamezia e la famiglia?
"Questo è un po' un aspetto triste. La cosa che più dispiace, come agli altri miei compagni, è non poter tornare a casa per Pasqua. Soprattutto noi del Sud che siamo sempre stati abituati a tornare a casa. Mi manca poter trascorrere le vacanze a Lamezia ritornare in Calabria anche se per un breve lasso di tempo. Ma comprendo che il momento è delicato davvero e allora spero che al più presto tutto questo passerà. Comunque siamo sempre in contatto con i nostri genitori tramite le videochiamate. Adesso addirittura più di prima, quindi il rapporto si è rafforzato ancora di più. Direi che in ogni caso sono più preoccupati i nostri genitori che noi. Noi stiamo bene ed è giusto adesso stare qui. Per tornare c'è tempo".
Antonio Cannone


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