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la_foto_coronavirus_chiesa-1025-1024-768-100.jpgFoto scattata nei primi giorni del lockdown del marzo 2020

Lamezia Terme – Il numero di contagi in salita, i morti di Bergamo, il Papa in una piazza San Pietro deserta. E, ancora, i canti sui balconi, le file fuori dai supermercati, l’arcobaleno con la scritta “io resto a casa” e “andrà tutto bene” alle finestre. Il silenzio delle città deserte. Un anno fa, l’allora premier Giuseppe Conte, firmava il Dpcm  9 marzo 2020 che catapultava l’Italia in “zona protetta”. Tra smart working e didattica a distanza, è passato un anno dal lockdown totale per fronteggiare l’emergenza coronavirus. L'11 marzo, il primo vero giorno del lockdown che vietava di uscire di casa se non con "autocertificazione" e per motivi di lavoro, salute o necessità. Negozi, scuole, ristoranti e bar chiusi e stop a eventi pubblici e sport di ogni tipo.

Anche Lamezia si è ritrovata con le strade improvvisamente vuote e corsa solo agli acquisti necessari. Era il 12 marzo 2020 quando, un uomo in ginocchio sulle gradinate di una Chiesa, pregava davanti al portone chiuso. Immagini dei primi giorni delle drastiche restrizioni emanate dal Governo per combattere il contagio da Coronavirus. La popolazione ha subito percepito le nuove regole accogliendo l’invito di restare a casa e uscire solo per necessità. Un ritorno alla “normalità” che, ad un anno di distanza, sembra ancora lontano.

Oggi, infatti, l'Italia si ritrova ad affrontare nuove, e decisive sfide. Il rischio di finire di nuovo in lockdown è più concreto che mai, complice l'estrema velocità di diffusione delle varianti. Così, gli italiani si preparano ad un'altra festività in solitudine, la Pasqua, dopo un Natale e Capodanno, passato sotto le restrizioni.

Una riunione del Comitato tecnico scientifico è in programma questa mattina, infatti, per valutare eventuali nuove misure restrittive alla luce della diffusione dei contagi. La riunione, secondo quanto si apprende, sarebbe stata sollecitata dal governo alla luce proprio del verbale degli esperti di venerdì nel quale gli scienziati hanno espresso "grande preoccupazione" per la diffusione delle varianti e ribadito la necessità di innalzare le misure a livello nazionale e locale. Tra le ipotesi allo studio, chiusure generalizzate nei fine settimana, zone rosse più rigide e il criterio di 250 casi ogni 100mila abitanti per entrare automaticamente in zona rossa.

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