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Conflenti - Una giornata all'insegna dell'incontro, della musica, della cultura e della convivialità ha animato sabato 20 giugno il borgo di Conflenti in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato. L'iniziativa, organizzata dall'équipe del progetto SAI Filadelfia – Struttura Conflenti, ampliamento del progetto facente capo al Comune di Filadelfia guidato dalla sindaca Anna Bartucca e gestito dalle cooperative Iride e Progetto Enea, ha rappresentato un momento di riflessione e festa dedicato alla forza e alla resilienza di persone, famiglie, costrette a lasciare il proprio Paese per ricostruire una nuova vita altrove. “In questi anni il progetto SAI ha accolto e accompagnato oltre quindici famiglie nel percorso verso una nuova autonomia, aiutandole a porre le basi per il proprio futuro. Per alcuni Conflenti è diventata una nuova casa, per altri è stata un ponte verso nuovi territori e nuove opportunità”, hanno ricordato gli operatori nel corso dell'evento. Oggi il progetto SAi, insieme al CAS adulti, ospitano persone provenienti da tre continenti e sei Paesi diversi, dimostrando come l'incontro tra culture rappresenti una preziosa occasione di crescita e arricchimento reciproco per tutta la comunità.

Il pomeriggio si è aperto con la presentazione della ricerca A casa lontano da casa: Re-crafting Identities, illustrata da Francesca Audino e realizzata dalla dottoressa Fabrizia Fiorentino nell'ambito del suo percorso magistrale presso le Università di Groningen e Strasburgo. Attraverso uno studio di etnografia dei sensi, la ricercatrice ha trascorso diversi mesi accanto ad alcune famiglie accolte dal progetto SAI, condividendo la preparazione dei pasti e momenti di vita quotidiana per comprendere come, anche attraverso il cibo, sia possibile ricostruire la propria identità lontano dalla terra d'origine. Dalla ricerca è emerso il ruolo fondamentale delle donne, custodi di ricette, tradizioni e memorie che attraversano oceani e generazioni. “Il cibo è memoria resa edibile”, ha spiegato Fiorentino, sottolineando come la dimensione umana e comunitaria sperimentata a Conflenti abbia rappresentato un elemento distintivo rispetto ad altre ricerche condotte nelle grandi città. Il cibo diventa così un ponte tra passato e presente, tra persone lontane e Paesi diversi, capace di mantenere vivo il senso di appartenenza e, allo stesso tempo, di creare nuovi legami.

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A seguire, il pubblico è stato coinvolto dallo spettacolo dell'artista internazionale di origini conflentesi Fer Catastrofer. Con Punch! Un golpe a la apatía, Fernando ha conquistato grandi e piccoli attraverso giochi, comicità e improvvisazione, regalando al pubblico un pomeriggio di sorrisi e partecipazione. La serata è poi proseguita con un viaggio gastronomico attraverso quattro continenti. I beneficiari del progetto hanno preparato piatti tipici di El Salvador, Marocco, Tunisia, Ghana e Yemen, accanto all'immancabile pizza italiana, offrendo ai presenti la possibilità di sperimentare concretamente quanto raccontato dalla ricerca della dottoressa Fiorentino: il cibo come linguaggio universale, capace di raccontare storie, evocare ricordi e creare relazioni.

Gran finale con il concerto del Moussa Ndao Ensemble, un'intensa contaminazione di sonorità africane e calabresi che ha trasformato la musica in simbolo dell'incontro tra culture. Un messaggio racchiuso anche nelle parole dello stesso Moussa Ndao: “Occorre abbandonare la visione di "casa mia, casa tua" e imparare a pensarsi cittadini del mondo”. Un invito a costruire uno spazio comune in cui le differenze non dividono, ma diventano occasione di crescita e arricchimento reciproco.

La Giornata Mondiale del Rifugiato si è conclusa con un'ultima, significativa emozione. Il giorno successivo, infatti, il progetto SAI di Conflenti ha appeso il suo primo fiocco azzurro per celebrare la nascita di un bambino, figlio di una famiglia ospite della struttura. Un lieto evento che ha assunto il valore simbolico di una nuova vita che nasce in una comunità capace di accogliere, includere e guardare con speranza al futuro.

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