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Soveria Mannelli - Un centro all'avanguardia dove far nascere i propri figli. Così l’ospedale montano di Soveria Mannelli si presentava circa 20 anni fa. Era l’ottobre 1999 e l’ospedale del Reventino, in particolare il reparto di ginecologia, balzava agli onori della cronaca nazionale per essere un’eccellenza. Molte mamme, non solo calabresi ma anche di altre regioni italiane, a costo di percorrere centinaia di chilometri, giungevano nel cuore della Calabria per dare alla luce i propri figli. Conosciuto e apprezzato soprattutto per il parto in acqua. Un modo innovativo e naturale scelto da molte donne per le quali era importante mantenere un ambiente il più possibile naturale per il proprio piccolo che stava venendo al mondo. Questo offriva l'ospedale di Soveria Mannelli, in provincia di Catanzaro. Apprezzata in modo particolare, l’accoglienza familiare riservata alle partorienti. Una fitta al cuore, per i sanitari ma anche per i tanti genitori che hanno scelto di far nascere i propri figli a Soveria, ricordare quei momenti raccontati anche da un servizio del 1999 de “La vita in diretta” intitolato “Il giorno più bello” e rimandato in onda dal programma Vox Populi qualche giorno fa. Il ‘parto in acqua’ a Soveria è oggi solo un lontano ricordo. Da oltre dieci anni ormai nessun bimbo viene più alla luce nell’ospedale del Reventino. Alle generazioni passate non resta che evocare con orgoglio l’essere nati nella struttura di Soveria Mannelli. Oggi sono sempre più rari gli ospedali calabresi che offrono questo servizio alle neomamme.

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Così, reparto dopo reparto il nosocomio montano che conta un vasto bacino di utenza, è stato depauperato anno dopo anno e oggi continua a soffrire tra mancanza di personale e continui tagli di servizi. Il Comitato pro Ospedale del Reventino che si batte per salvare la struttura lancia l’allarme sui social: “vogliono declassare il Pronto Soccorso a Punto di Prima Emergenza. In netto contrasto con il DCA 64 che prevede il Pronto Soccorso con OBI e guardia attiva di anestesia non solo per Soveria ma per tutti gli ospedali montani. Crediamo che sia il caso di promuovere una seria ‘contestazione popolare’. Giorno 3 settembre ci sarà una riunione del Comitato e li saranno prese le decisioni del caso. Il territorio rischia di perdere quel minimo sindacale che ogni decreto e ogni assessorato regionale hanno sempre difeso. Si prefigura quanto accaduto in passato con la cancellazione dei reparti chirurgici e il punto nascita, operazioni affidate ad esecutori senza scrupoli. Serve una seria mobilitazione. Ma serve che i sindaci del territorio promuovano una seria barricata contro decisioni improvvide. L'eli superficie non risolve da sola i mille problemi soprattutto diagnostici e ambulatoriali che questo territorio chiede con forza. Perché il problema sta anche in questo, vogliono togliere anche i servizi rimasti. Non dobbiamo perdere tempo”.

Da punto di riferimento per tutto il comprensorio ora l’ospedale deve fare i conti anche con il paventato ridimensionamento del pronto soccorso. Buone notizie, intanto, arrivano da alcuni fronti. Per come annunciano dal Comitato sui canali social, sono infatti riprese le attività chirurgiche in sala operatoria per piccoli interventi, inoltre, evidenziano che “dalla prossima settimana riaprirà l'ambulatorio di Cardiologia che l'emergenza Covid ne aveva ‘decretato’ la sospensione”. E, affermano in un altro post: “torna a essere operativo l'ambulatorio di pediatria, dal 31 agosto, per il momento nei giorni di lunedì, mercoledì e venerdì”. Inoltre, causa covid, con l’arrivo di settembre, il tetto delle prestazioni sale a 30 (prima era di 15). Un declino, però, quello dell’ospedale montano, che permane e che nell’ultimo decennio ha visto la chiusura di reparti e il ridimensionamento di servizi.

R.V.

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