Salta al contenuto principale

 b905d8b9-a224-4554-8423-082c72375472_e9b7c.jpg

Lamezia Terme - Arrivata in Italia tre anni fa dall’Afghanistan dopo essere fuggita dai Talebani, oggi si prepara a intraprendere il percorso universitario in Ingegneria biomedica a indirizzo industriale all’Università della Calabria. Nel suo cammino, il sostegno del progetto SAI di Platania e dell’équipe che l’ha accompagnata nello studio e nell’integrazione. È questa la storia di Shakofa Sadiqi, 28 anni.

Per Shakofa questo risultato rappresenta una tappa importante di un percorso iniziato lontano dal proprio Paese, dopo la fuga dal regime dei Talebani, e proseguito attraverso lo studio, l’impegno personale e il sostegno ricevuto in Italia.

Il sostegno del progetto SAI per ricominciare

La sua storia si intreccia con quella del progetto SAI del Comune di Filadelfia, ente capofila - impegnato da dieci anni nell’accoglienza e nell’integrazione delle persone in fuga da guerre e persecuzioni e che oggi ospita 280 persone tra la provincia di Catanzaro e Vibo Valentia - e con il lavoro svolto nella struttura di accoglienza di Platania, dove Shakofa ha potuto ricostruire il proprio percorso formativo e guardare nuovamente al futuro. 

Al suo arrivo non conosceva la lingua italiana e doveva affrontare le difficoltà legate a un cambiamento radicale della propria vita. Il progetto l’ha accompagnata nel recupero e nella prosecuzione degli studi, nel percorso per il riconoscimento dei titoli conseguiti in Afghanistan e nella preparazione necessaria per accedere all’università. Un lavoro quotidiano fatto di supporto educativo, mediazione culturale, accompagnamento sociale e attenzione alle esigenze individuali. Un percorso nel quale il desiderio di studiare di Shakofa ha trovato strumenti e opportunità per tradursi in un obiettivo concreto.

3bdc8a51-62c6-4516-be8f-fc9f73aaba2d_95c79.jpg

“Questo progetto ha fatto rinascere in me la speranza”

A raccontare il significato di questa esperienza è la stessa giovane, che ha voluto esprimere la propria riconoscenza alle persone che l’hanno accompagnata. “Il progetto SAI di Platania non è solo un alloggio, non è solo un supporto economico o un pasto. È una strada, un percorso per ritrovare sé stessi e i propri obiettivi futuri”, spiega Shakofa. E ricorda le difficoltà dei primi giorni: “Mi sentivo persa e insignificante, una persona che aveva persino paura di camminare. Questo progetto mi ha insegnato a camminare e mi ha aiutata a ritrovare me stessa. Mi ha aiutata a diventare una persona di valore, con grande fiducia in se stessa. Questo progetto ha fatto rinascere in me la speranza”.

Parole che restituiscono il significato del percorso affrontato, nel quale la possibilità di studiare ha rappresentato un elemento centrale. Shakofa racconta anche l’attenzione concreta ricevuta durante la sua formazione: “Ogni volta che ho detto penna, me l’hanno procurata. Ho detto libro, me l’hanno procurato. Ho detto computer, me l’hanno procurato”.

Fino al traguardo dell’ammissione universitaria: “Ed è stato qui che, dopo migliaia di giorni di sforzi e tanti sacrifici, ho aperto gli occhi in quell’università che ho sempre cercato nei miei sogni”.

La giovane riconosce il ruolo avuto dal progetto e dagli operatori che l’hanno sostenuta: “Raggiungere questo sogno non sarebbe stato possibile senza l’aiuto del progetto SAI, del signor Antonio Nirello, della signora Sabrina e di tutta l’équipe del progetto di Platania. Li ringrazio infinitamente per il vostro immenso impegno”.

L’accoglienza come opportunità di autonomia e integrazione

Il risultato raggiunto da Shakofa è anche un’occasione per richiamare l’attenzione sul ruolo dei percorsi di accoglienza e integrazione, quando riescono a offrire non soltanto una risposta ai bisogni immediati, ma anche strumenti per costruire autonomia e nuove prospettive di vita. Il progetto SAI di Filadelfia, attraverso la struttura di Platania, ha accompagnato la giovane in diverse fasi del suo cammino, sostenendola nella formazione e nella costruzione di un progetto personale. Un lavoro di squadra che coinvolge figure professionali con competenze differenti e che trova nell’ammissione all’università uno dei risultati più significativi.

Nello specifico il percorso è stato realizzato grazie al Comune capofila di Filadelfia, alla sindaca avvocata Anna Bartucca e all’Amministrazione comunale, al presidente Antonio Nirello, alla vicepresidente Sabrina Fragale e a tutta l’équipe del SAI, affiancati dal Comune di Platania, dal sindaco Davide Esposito e dalle cooperative Enea e Iride, impegnate nella realizzazione del progetto. In particolare, per il lavoro svolto nella struttura di Platania, sono coinvolti Sabrina Fragale, coordinatrice e vicepresidente della cooperativa Enea; Angela Villella, psicologa; Cristina Fera, assistente sociale; Serena Falvo, operatrice legale; Ilenia Mascaro, operatrice sociosanitaria e dell’integrazione; Mustafa El Hireme, operatore dell’accoglienza e mediatore; Anna Kaliuk, operatrice dell’integrazione e mediatrice; Monica Torcasio, insegnante di italiano L2.

Per Shakofa, l’ammissione a Ingegneria biomedica segna l’inizio di una nuova fase. Il percorso universitario che si prepara a intraprendere è il risultato di anni di studio, sacrifici e determinazione, ma anche della possibilità di trovare, dopo la fuga dal proprio Paese, un contesto capace di sostenere le sue aspirazioni. Una storia che mette al centro il valore dell’istruzione e il contributo che un percorso di accoglienza può offrire quando diventa un’occasione concreta per costruire il proprio futuro.

Antonia Butera 

Segui il Lametino
Le notizie di Lamezia e della Calabria, dove preferisci tu.