(Il comandante di Reggimento Romano e il Sottufficiale di corpo Scambia)
Lamezia Terme – Da Lamezia Terme ai Balcani, al Libano, all’Iraq. E ancora, in prima linea nelle emergenze sanitarie, nel contrasto agli incendi e nelle più delicate missioni sul territorio. Da trent’anni gli elicotteri del reggimento “Sirio” si alzano in volo dalla base affacciata sul mar Tirreno nel segno dell’antico motto “Per aerem usque ad metam”, attraverso il cielo fino alla meta. Quest’anno il reggimento dell’esercito – la base di Lamezia Terme è l’unica del Sud Italia – celebra trent’anni di storia a servizio del Paese e in questi giorni vive anche un altro passaggio importante, l’avvicendamento al vertice. Il comandante Francesco Romano, infatti, è in partenza per una nuova destinazione dopo due anni di guida del reggimento. “Porterò la Calabria sempre nel cuore – spiega lasciando trasparire dalla divisa un carico di umanità, orgoglio e profondo legame con i valori del corpo – sono stati anni intensi e laboriosi e che hanno assunto un significato ancora più alto per la qualità delle persone che hanno lavorato insieme a me”.
La base è attrezzata di ogni servizio e ogni giorno decine di soldati e soldatesse lavorano, collaborano, si impegnano nel portare a compimento la missione della loro appartenenza. Spazi enormi e custoditi, gestiti con cura e perfetta organizzazione: gli uffici, la palestra, la sala cinema, la cappella, gli alloggi fino ad arrivare agli hangar e alle piste dove si trova la flotta aeromobile. “Trent’anni di storia non possono essere racchiusi soltanto in una data – dice il comandante Romano, affiancato dal Capitano Benito Curto e dal Sergente Maggiore Capo Doriana Fregola - Sono trent’anni di uomini e donne, di addestramento, di missioni, di sacrificio, di cambiamenti e di capacità maturate nel tempo. È una storia che ha visto il reggimento crescere insieme all’Aviazione dell’Esercito e che ci ha portato a operare tanto sul territorio nazionale quanto in numerosi contesti internazionali. Il “Sirio” oggi è il risultato di tutto ciò che è stato costruito dalle generazioni che ci hanno preceduto”.
(Il comandante di reggimento davanti il reparto schierato)
Il Reggimento è nato a Lamezia Terme e, nel corso degli anni, ha modificato più volte la propria configurazione. Quanto è stata importante questa capacità di trasformarsi?
“È stata fondamentale. Un reparto militare deve necessariamente evolversi perché cambiano gli scenari, le esigenze operative, le tecnologie e le missioni. Nel corso di questi trent’anni il “Sirio” ha attraversato diverse fasi organizzative, integrando differenti Gruppi di volo e consolidando progressivamente la propria configurazione. Ma c’è un elemento che non è mai cambiato: la volontà di mettere la capacità del volo al servizio dell’esercito e del Paese”.
Quando si parla di un reparto militare si pensa naturalmente alle missioni. Quali sono state quelle che hanno maggiormente contribuito alla crescita del “Sirio”?
“Ogni missione ha lasciato qualcosa. I Balcani, l’Iraq, il Libano e gli altri contesti operativi nei quali il personale del reggimento e dei gruppi che ne hanno fatto parte è stato chiamato a operare hanno rappresentato importanti occasioni di crescita professionale e umana. In particolare, l’esperienza maturata nei contesti multinazionali ha insegnato ai nostri uomini a confrontarsi con realtà operative differenti, a lavorare insieme a personale di altri Paesi e a garantire capacità di volo in scenari complessi. Il Libano rappresenta certamente una presenza significativa e continuativa nel tempo, attraverso l’attività di approntamento dei Task Group Italair”.
(Il personale del 2 reggimento AVES Sirio)
Il “Sirio”, però, non è soltanto missioni all’estero. Quanto è importante il rapporto con il territorio?
“È un aspetto fondamentale della nostra identità. Il reggimento vive questo territorio e ne fa parte. Gli elicotteri dell’Aviazione dell’Esercito possono essere impiegati per attività di ricerca e soccorso, per il trasporto di personale e materiali e soprattutto, in determinati periodi dell’anno, nel contrasto agli incendi boschivi. In queste occasioni il significato del nostro lavoro diventa immediatamente percepibile dalla popolazione: l’elicottero che normalmente vediamo impegnato nell’addestramento o in una missione operativa diventa uno strumento attraverso il quale l’Esercito concorre concretamente alla sicurezza e alla salvaguardia del territorio. È una responsabilità che sentiamo profondamente”.
In trent’anni sono cambiate anche le tecnologie. Quanto conta oggi la capacità di innovare?
“Conta moltissimo. L’innovazione non è un elemento accessorio, ma una necessità. Le capacità dell’Aviazione dell’Esercito devono essere continuamente aggiornate per poter rispondere alle esigenze operative contemporanee. Abbiamo assistito all’evoluzione delle piattaforme, delle tecnologie, delle procedure e delle modalità di impiego. Ma c’è una cosa che rimane centrale: la tecnologia deve essere accompagnata dalla preparazione dell’uomo. Un mezzo moderno, per quanto sofisticato, ha valore soltanto se viene utilizzato da personale altamente qualificato. Per questo investire nell’addestramento significa investire direttamente nella sicurezza e nell’efficacia della missione”.
Se dovesse individuare il vero patrimonio del “Sirio” dopo trent’anni?
“Senza dubbio le persone. Gli elicotteri sono strumenti straordinari, le tecnologie sono fondamentali, le missioni rappresentano momenti importanti della nostra storia. Ma dietro tutto questo ci sono uomini e donne. Sono loro che mantengono operativi gli aeromobili, che si addestrano, che partono per le missioni, che affrontano le emergenze e che garantiscono ogni giorno la funzionalità del reparto. E c’è un altro elemento: la continuità. Chi oggi indossa questa uniforme raccoglie il testimone di chi l’ha indossata prima di lui. È questa la vera forza di una storia trentennale”.
Il “Sirio” è una realtà profondamente legata anche a Lamezia Terme. Che cosa significa questo legame?
“Significa sentirsi parte di una comunità. Il reggimento è nato a Lamezia Terme e qui ha costruito gran parte della propria identità. In questi trent’anni il rapporto con il territorio si è sviluppato attraverso le attività istituzionali, le emergenze, le iniziative con le scuole, le collaborazioni con le realtà locali e tutte quelle occasioni nelle quali il Reparto ha potuto incontrare la cittadinanza. Credo che una Forza Armata debba essere conosciuta anche attraverso i propri uomini e le proprie capacità. Aprire le porte del reggimento significa permettere ai cittadini, e soprattutto ai giovani, di conoscere una realtà che spesso vedono soltanto passare nel cielo”.
Comandante, se dovesse lasciare ai cittadini un’immagine del “Sirio” dopo questi trent’anni, quale sceglierebbe?
“Sceglierei quella di un elicottero che decolla. Perché il decollo rappresenta sempre l’inizio di qualcosa. Dietro quel decollo ci sono persone che si sono preparate, specialisti che hanno lavorato, tecnici che hanno controllato ogni dettaglio, equipaggi che hanno studiato la missione e una comunità che sostiene il Reparto. E davanti c’è una meta da raggiungere. Forse è proprio questo il significato più autentico del nostro motto: “Per aerem usque ad metam”. Attraverso il cielo, fino alla meta. Dopo trent’anni, il “Sirio” continua a volare. E continua a guardare avanti”.
Giulia Veltri
Il monumento ai caduti dell'Aviazione dell'Esercito
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