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Lamezia Terme - Un caleidoscopio traboccante di mito e magia, impresso di antica saggezza popolare, nel libro di Francesco e Smeraldo Polopoli “Fa…volando. Fiabe Lametine e Lametinizzate” di Pubblisfera Edizioni. Il volume è arricchito dalle splendide illustrazioni di Francesco Longo, alias Prima Penna, che contribuiscono magistralmente a portare il lettore in un mondo fantastico creato per un’umanità che, come si legge nella premessa, “è affamata di storie”. Un mondo che non viene però creato dal nulla, poiché, alle spalle dell’opera, c’è un importante lavoro di ricerca nel campo dell’antropologia culturale, ambito prediletto dal noto studioso Francesco Polopoli, che già si era interessato della fiaba calabrese portando all’ultima Fiera internazionale del Libro di Torino la storia di Ingrid e Gerlando, scritta insieme a Maurizio Carnevali e Francesca Prestia. In questo libro, naturale sviluppo di una continuativa esperienza sul campo, i Polopoli propongono un’ampia raccolta di fiabe nostrane, nate fra Nicastro e Sambiase, o latrici di consonanze storiche che le avvicinano a questo territorio, ognuna splendidamente introdotta da una nota autorale: ciò contribuisce ad inscrivere perfettamente l’opera nella tradizione della fiaba e della novella italiana, che nutrendosi dell’humus culturale dei popoli vissuti nei nostri luoghi, ha visto sorgere capolavori come il Decamerone di Boccaccio o le Fiabe Italiane di Calvino. Un’opera che dunque, finalmente, offre un degno sbocco all’immensa mole di materiale fantastico e mitico originatosi nella nostra terra, impedendo che un patrimonio culturale di inestimabile valore vada perduto, come inesorabilmente accade quando la carta non trattiene i preziosi detriti di sapienza che lo scorrere del tempo lava via.

Che cosa ti ha spinto a affrontare il tema della Fiaba, già battuto da grandi della Letteratura come Italo Calvino, trasponendolo e contemperandolo, ad un livello così alto, nella cultura della tua terra?

“A dire il vero è un filone che seguo da oltre 20 anni: per di più, come Membro Cultura e Istruzione della provincia bergamasca, composi un lavoro che tuttora è disponibile alla consultazione orobica: C’era non c’era, tra fiabe ed antifiabe (2005). Poi sono venuti fuori audio-fiabe su radio nazionale, così come la rielaborazione della nostra fiaba locale Ingrid e Gerlando con la collaborazione del maestro Maurizio Carnevali e la cantastorie Francesca Prestia. Penso che la fiaba sia una delle prime educazioni alla narrazione: riprenderla, oggi, è anche una forma di educazione sentimentale. In tutto questo fondamentale è il rispetto per le tradizioni, che chiede di mantenere viva la memoria delle nostre identità”.

Quanto è stata impegnativa la fase della raccolta delle fonti in questo lavoro?

“Bè, molto complessa. Ricordo ancora quelle giornate trascorse nella nostra Biblioteca di città, che ho visto trasferire più volte in questi decenni: momenti che riconduco a me stesso come conquista documentaria. Ero giovinetto quando portavo il materiale di una settecentina al compianto Mons. Bonacci: allora non c’erano le navette da Piazza D’Armi al Castello di Neocastrum, aggiungeteci pure la fatica! Ebbi l’intuizione precoce di salvaguardare, scrivendo, parecchie cose: non tutto, però! Di quel volume nessuna traccia, malgrado sia sicuro di poterlo riconoscere fisicamente!”.

Che valore hanno, dal tuo punto di vista di studioso, le ricerche di antropologia culturale in Calabria, in una prospettiva futura di sviluppo?

“Nessun genere letterario ha affascinato il genere umano come la fiaba: come tutti i racconti brevi - la favola, il mito, la leggenda - la fiaba è un legame che unisce la comunità.  Rinsalda l’anima sociale, in primis. Il suo ruolo specifico, poi, è di portare speranza e mostrare un mondo migliore del nostro con una forza civilizzatrice evidente. Penso pure ad un marketing culturale made in Calabria, perché no!? In fondo, Fantaghirò, da microtesto locale, non è diventata nazional-popolare!?”.

Giulia De Sensi

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