
di Maria Arcieri
Lamezia Terme - Una macchina organizzativa degna del Vaticano quella che si vede in questi giorni dalle sei e trenta del mattino al Santuario di S. Antonio per la celebrazione dei tredici giorni che celebrano il frate. Ogni ora fino alle 10:30 e durante le ore pomeridiane.
Oggi sabato 4 giugno è il quinto giorno e anche quest’anno i devoti si sono segnati (nel cuore e non certo sull’agenda) l’appuntamento immancabile con il loro santo.
E li vedi ordinati e silenziosi, dirigersi verso il santuario. È un via vai di macchine, (che, sottolineo, trovano sempre parcheggio) e di bambini, anziani e adulti. Alcuni indossano il saio come quello del frate. Ci sono devoti che hanno ricevuto la grazia e indossano il saio in onore al Santo e devoti che lasciano tutto per non mancare ai tredici giorni di celebrazione. Ognuno a suo modo, si avvicina alla preghiera.
Infatti, mai come quest’anno, molte ragazze, signore e bambini nei passeggini sono vestiti con l’abito votivo che ripropone il saio francescano. Il costo dell’abito è devoluto in beneficenza. I frati che celebrano, menzionano sempre la storicità della data e mi suggeriscono che sono cappuccini, cioè un ramo della famiglia francescana. Non si dilungano in omelie ma permettono ai fedeli di non distrarsi e di ascoltare con la massima concentrazione per la durata, direi di alta qualità e di sintesi perfetta.

Mi sono chiesta come mai questo santo è così amato! Non esiste risposta… è un dono la fede e così anche la vicinanza che ognuno di noi ha per un santo. Non ci sono motivi, spiegazioni e nessuno potrà mai rispondere con un banale articolo. Naturalmente, il dato è che il Santuario quest’anno è anche Porta Santa fino al 20 giugno.
E potrebbe essere una risposta all’affluenza molto alta che vede i devoti a tutte le ore del giorno andare a pregare.
Li vedi in centinaia che vanno verso la statua rapiti dalla loro devozione. Mi hanno detto alcuni che si organizzano ogni giorno con gli orari per non saltare un giorno di celebrazione. Ci sono tutte le fasce d’età e ognuno è assorto nelle sue preghiere. Ognuno sente a suo modo la fede. È un santo taumaturgico. Ma non è questo il motivo dell’affluenza. È un santo che con il suo abito avvicina gli umili e anche chi non si sente tale e magari, con la proclamazione di Papa Francesco ha capito che la misericordia e l’umiltà sono la salvezza per tutti noi.
Li vedi in fila ogni giorno a rispondere alla chiamata annuale dei tredici giorni di preghiera. Ogni ora del mattina c’è un avvicendarsi di fedeli. È un atmosfera emozionante. È una vittoria della religione cattolica sulle leggi che cercano di far cambiare il modo di credere delle persone. Ma non ci sono riusciti e lo constati con i fedeli. Questo è un mio personalismo e giornalisticamente non dovrei scriverlo ma lasciatemelo passare. non accadrà più!
Due note vorrei sottolineare: la prima è la scelta dei sacerdoti che celebrano le funzioni e che non sono solo frati ma anche i preti delle altre parrocchie. Anche loro sintetici e di alto spessore culturale. E questo è un segno di unione e una novità che rende più pregnante questo periodo religioso. il secondo dato non è così positivo.
A differenza delle chiese del nord-Italia non regna il silenzio tra una celebrazione e l’altra, anzi diventa un punto d’incontro, quasi dimenticando, molto spesso, che la chiesa è comunque un luogo di culto e di preghiera.
E magari, forse servirebbe un cartellone che ricordi ai devoti più distratti che sarebbe bene dialogare fuori dalle mura del santuario. Questo renderebbe la tredicina ancora più perfetta di come l hanno reso finora i frati e i fedeli silenziosi.




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