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Serrastretta - "Genius Loci è un’iniziativa nata da Marika Mazzeo e Giuseppe Samuele Vasile, promossa dalla nuova amministrazione comunale di Serrastretta, che ha voluto dare alla Festa di Radici e Futuro – organizzata in occasione dell'elezione del nuovo Consiglio comunale – un significato legato al rispetto della natura, all'arte e alla valorizzazione del territorio. Mazzeo e Vasile hanno tradotto questa intenzione in un laboratorio a cielo aperto durato l'intera giornata del 21 giugno 2026. Gli adulti hanno modellato maschere antropomorfe in argilla cruda, componendo volti in stile Arcimboldo naturale con elementi raccolti sul posto: foglie di faggio, licheni e piccoli rametti" è quanto si legge in una nota.

Come sottolinea l’intervento dell’artista e curatrice Eva Fruci: "Un luogo può coltivare la memoria, ma può anche perdere i ricordi", scriveva James Hillman ne L'anima dei luoghi. "In questa riflessione è racchiusa una domanda fondamentale: è possibile annullare l'anima di un luogo? Per Hillman no. Un luogo può essere ferito, dimenticato, attraversato dall'abbandono, ma la sua anima continua a manifestarsi nelle tracce, nelle memorie sedimentate, nei gesti di chi lo abita e lo attraversa. Non si tratta di nascondere le ferite, bensì di imparare a convivere con esse, ascoltando ciò che hanno da raccontare. Hillman ci invita a osservare come le comunità reagiscano ai segni del tempo, perché è proprio nel sintomo che si rivela l'anima del luogo. Il compito diventa allora quello di evocarla, custodirla e proteggerla. I luoghi ci parlano, sostiene il filosofo, e ciò che chiedono è attenzione, bellezza e cura. Gli abitanti di Serrastretta sembrano conoscere profondamente questo linguaggio. Hanno compreso quanto sia essenziale il legame tra luogo, memoria, corpo e natura; un rapporto che non si fonda sul possesso, ma sull'ascolto. Lasciarsi attraversare da un luogo significa riconoscerne la storia, accoglierne la presenza e contribuire alla sua continuità. Non è un caso che Genius Loci si svolga nel giorno più lungo dell'anno, quando la luce raggiunge il suo apice e la natura si manifesta nella sua massima intensità. L'evento diventa un rito collettivo di riconoscenza verso la terra: un gesto di restituzione, un modo per riconoscere il valore di ciò che ci sostiene e ci ospita. La realizzazione delle trenta maschere, il lavoro condiviso, l'immersione nella faggeta di Condrò, le narrazioni e le leggende tramandate ai bambini non sono semplici attività, ma pratiche di relazione. Sono modi per abitare poeticamente un luogo, per entrare in sintonia con il suo respiro".

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"In questa esperienza la natura non è uno sfondo, ma una presenza viva, un'interlocutrice. La faggeta diventa uno spazio di incontro tra generazioni, memoria e immaginazione, dove il sapere antico si intreccia con nuove forme di partecipazione e consapevolezza. Seguendo una traiettoria che richiama il pensiero di Martin Heidegger, Genius Loci ci ricorda che costruire non significa semplicemente fabbricare. Costruire è anzitutto custodire. È un atto di cura che nasce dall'abitare consapevole. Abitare un luogo significa riconoscerne la fragilità e la forza, accettarne la complessità, contribuire alla sua esistenza senza pretendere di dominarla. In un'epoca segnata dalla velocità e dalla progressiva perdita del rapporto con i territori, Genius Loci rappresenta un invito a rallentare, ad ascoltare e a riconoscere che l'identità di una comunità nasce anche dalla sua capacità di prendersi cura dei propri luoghi. Perché ogni paesaggio custodito, ogni storia raccontata e ogni gesto condiviso sono forme di resistenza all'oblio e atti concreti di appartenenza al mondo".

I bambini hanno poi realizzato giardini zen con sassi e materiali naturali, guidati dall’artista Pina Cerchiaro, per essere successivamente accompagnati dalla stessa alla scoperta della Pietra dei Margari, attraverso racconti e leggende locali. La giornata si è svolta tra attività partecipate e momenti di intrattenimento, con la faggeta vissuta non come scenografia, ma come luogo attivo di creazione. Cerchiaro sottolinea: "Fin dall’inizio sono arrivati molti bambini, con i quali ho pensato di realizzare un giardino zen, uno spazio meditativo per il ricongiungimento dell’anima. Questa antica arte nasce in Giappone e consiste nel creare uno spazio magico e spirituale. Dopo una breve spiegazione del progetto, i bambini si sono prodigati nel raccogliere rametti, pietre, felci e muschio, tutto ciò che la fantastica faggeta ci fa dono, con i suoi 200 ettari di vegetazione e le fresche sorgive. I bambini hanno voluto dare al giardino una forma circolare, creando una sorta di mandala, al cui centro hanno posto un piccolo guscio d'uovo contenente un pezzettino di vetro triangolare di colore marrone, a simboleggiare la rinascita e la speranza. Con loro e con altri gruppi mi sono resa disponibile per una visita guidata alla Pietra dei Margari. Lì ognuno ha poggiato la testa e le mani sulla pietra esprimendo un desiderio, secondo una delle tante misteriose leggende che arricchiscono il patrimonio immateriale di Serrastretta. È stato meraviglioso osservare come le persone siano rimaste colpite da questo luogo così intriso di memoria".

Al termine dell’evento, le maschere non sono state rimosse. Sono state lasciate ai piedi dei grandi faggi, dove si trovano tuttora. Opera di land art effimera e apotropaica, sono destinate a trasformarsi nel giro di circa due mesi sotto l'azione della pioggia e del vento, fino a tornare alla terra da cui sono nate. Come sottolinea infine il critico d’arte Giuseppe Antonio Bagnato: "È chiaro che nell’uomo si annidano impulsi insopprimibili che lo legano alla materia arcaica, viscerale e primigenia. Ritrovarsi in luoghi mistici come la faggeta di Monte Condrò costituisce per l’anima un sentiero privilegiato verso una catarsi esistenziale, nella quale ciascuno, attraverso la paradossale composizione di una maschera antropomorfa, suggella le proprie paure. Liberandosi dagli orpelli superflui e inutili, l’uomo tende verso uno stato di ascesi, di unità e di armonia con ciò che lo circonda. Qualcuno potrebbe dedurre che si tratti di mera superstizione; io credo profondamente, invece, che esista un’energia che ci tiene legati a un suolo ricco di memorie e di radici.

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"Le maschere, collocate tra le resine e i tronchi degli alberi, è come se assorbissero l’entità spirituale di chi le ha composte. Rimangono lì, in modo site-specific, come presenze mute e silenziose delle anime che le hanno modellate. Arriveranno allora le afose giornate d’estate, calerà la nebbia sui faggi, il suolo si impreziosirà di rugiada tra muschi e licheni, compariranno i funghi in autunno, l’inverno busserà improvvisamente sulla cima dei monti; eppure le maschere continueranno a essere lì, o forse no. Ciò che certamente rimarrà sarà il loro ricordo, la loro anima che continuerà a pulsare. L’argilla si fonderà con la terra, si riunirà con ciò che l’ha formata, e così si compirà il miracolo della natura. Questo panta rei, che non risparmia neppure la bellezza, ci rende consapevoli della nostra fragilità ma, al tempo stesso, suscita una riflessione su ciò che siamo: viandanti immersi in un oceano di domande irrisolvibili, se non accettando il nostro naturale ciclo di vita".

"Infine c’è l’entusiasmo dei bambini nella raccolta dei legni, dei rami, dei muschi e delle pietre per la realizzazione del giardino zen. È quasi come se in quel gioco si rifugiasse la spensierata frenesia munariana del toccare gli elementi, del percepire l’odore dell’umido e del costruire una forma arcaica come quella del cerchio. Jung parlerebbe di inconscio collettivo; forse si potrebbe pensare a una forma di redenzione e a una possibilità di rinascita dell’anima. Queste maschere, questi giardini, sono stati realizzati in un giorno al tempo stesso pregno di misteriose fascinazioni: il solstizio d’estate. Fin dalla notte dei tempi, il 21 giugno coincide con allineamenti solari e astronomici che non possono che suggerirci la presenza di qualcosa di sacro ed esoterico proveniente dal suolo, dalle acque sotterranee di cui è ricca la faggeta e dalla presenza di pietre, come quella dei Margari o delle Quaderelle, dal valore mistico, propiziatorio e ancestrale. Nel suo salire oltre le fronde degli alberi, il sole bacia le maschere d’argilla, osserva il giardino zen e, nel suo eterno migrare, ci ricorda lo scorrere inesorabile del tempo. Alla fine di tutto, quando il sole e l’uomo si ritirano lasciando la faggeta avvolta nel silenzio silvestre, mormorano le civette e le ombre si risvegliano. In un attimo di mirabile incertezza, ecco comparire il tremolio lontano delle stelle. L’angoscia cede così il passo alla luce."

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