
Catanzaro - Il Teatro Comunale, nel centro del centro storico di Catanzaro, gli porta bene. Il regista Gianni Amelio lo ha detto tornando, ieri sera, in un luogo a cui è legato fin da ragazzo. Appena entrato, accolto dall’affetto di tante persone, tra cui amici e parenti arrivati da San Pietro Magisano, a pochi chilometri dal Capoluogo dove ha compiuto il suo percorso scolastico, il regista ha firmato il manifesto del suo ultimo film, Nessun dolore, con Alessandro Borghi, Valeria Golino, Valerio Mastandrea. Poi, accompagnato dal direttore artistico Francesco Passafaro, ha incontrato il pubblico e ha riannodato il filo dei ricordi.
"Hai detto bene, Francesco, questa è anche casa mia, perché io l’ho vista nascere», ha raccontato Amelio. Era tra i primi spettatori del “Comunale”, alla proiezione de Il giro del mondo in 80 giorni. Da studente tornava in quella sala con i ragazzi del “Galluppi” per le proiezioni di un cineclub organizzato il lunedì, grazie alla disponibilità della famiglia Proto. Alla signora Proto, presente in teatro, il regista ha rivolto un saluto e un ringraziamento per l’affetto conservato negli anni.
L’incontro è stato anche l’occasione per parlare di Nessun dolore, senza anticiparne gli sviluppi a chi deve ancora vederlo. Al centro della storia c’è un giovane che gestisce un chiosco di libri usati nel centro di Roma, vicino al Vaticano. L’incontro con un bambino arrivato dalla Tunisia lo pone davanti a una vicenda che lo coinvolge personalmente. «Non è un film di propaganda, non è un film di parte», ha precisato Amelio. È un racconto sul rapporto con le migrazioni e sulla dignità da riconoscere a chi viene da un altro Paese. Da qui il messaggio politico che il regista ha affidato al pubblico catanzarese: "Per l’accoglienza basta il cuore, per l’inserimento serve la politica". La disponibilità di una persona, ha spiegato, può fare molto, ma non basta a dare una risposta a un fenomeno di dimensioni mondiali. "Il problema non può essere affrontato dal singolo". E non può ricadere soltanto su Italia e Spagna: «Dovrebbe farsene carico l’Europa», ha osservato Amelio, indicando nelle divisioni tra i Paesi europei uno degli ostacoli più difficili da superare.
Il regista ha collegato il nuovo film a Lamerica, ricordando la speranza di cambiare vita che accompagnava gli albanesi nel viaggio verso la Puglia. Ha poi riportato il discorso alla propria famiglia: "Sono figlio di un migrante e nipote di un migrante". Ha parlato delle “vedove bianche” del suo paese, donne i cui mariti erano partiti per l’America senza tornare, e dell’incontro in Albania, durante le riprese di Lamerica, con il ragazzo che sarebbe diventato suo figlio adottivo. Esperienze che rendono il tema, per lui, profondamente personale: "Vorrei che lo straniero non fosse considerato un estraneo. Gli altri andrebbero guardati come esseri umani". Amelio si è soffermato anche sul titolo del film. Nessun dolore, ha spiegato, è una frase lasciata aperta: "Nessun dolore ti deve uccidere. Anche il dolore deve poterti riportare alla vita". Una riflessione nata pensando alle perdite più profonde e alla possibilità di trovare, anche dopo aver toccato il fondo, una ragione per continuare a vivere.
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