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Lamezia Terme – Suscita grande preoccupazione il progressivo aggravarsi della situazione climatica, rilevabile su scala globale e locale, in un quadro d'ormai palese emergenza resosi più evidente nel corso dell'estate, a diversi livelli - ambientale, economico, sociale, della salute pubblica. Una situazione dunque non più meramente inerente la semplice percezione soggettiva, come dimostrano i dati forniti dal dottor Elenio Avolio, ricercatore presso la sede di Lamezia Terme dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima (ISAC) del CNR. Avolio studia la dinamica atmosferica e gli eventi meteorologici estremi mediante modellistica numerica ad alta risoluzione e ha maturato particolare esperienza nello studio di fenomeni convettivi intensi, alluvioni, tornado e cicloni mediterranei.

"Le anomalie climatiche sono reali, continue e rappresentano ormai un problema strutturale - spiega Avolio - che vale su scala globale ed è particolarmente evidente nel Mediterraneo (e quindi nel Sud Italia), caratterizzato da un tasso di riscaldamento superiore alla media del Pianeta. È bene precisare che i dati sull’andamento climatico vanno interpretati su scale spazio-temporali ampie. Un'ottima fonte è quella offerta dai sistemi di osservazione e simulazione Copernicus (il programma dell'Unione Europea per l'osservazione della Terra). L'estate è ancora in corso e tra qualche giorno saranno resi disponibili i bollettini climatici di agosto; quelli di luglio descrivono già una situazione allarmante: è stato il secondo luglio più caldo mai registrato a livello globale (il record assoluto è del 2023, per ora). Il bimestre giugno-luglio è risultato il più caldo di sempre per l'Europa occidentale (quasi un grado in più sul precedente record del 2022). Sul fronte marino, il Mediterraneo occidentale ha registrato un'ondata di calore marina estrema, tuttora in corso. Un esempio concreto: al momento in cui facciamo questa chiacchierata (26 agosto) nel Tirreno davanti al Golfo di Sant'Eufemia la temperatura del mare è di circa 30°C, quasi 3°C sopra la media (fonte Copernicus), mentre le rianalisi ECMWF indicano per la Calabria un'anomalia della temperatura dell'aria tra i 5 e i 7°C".

Una situazione dipendente dal cambiamento climatico, che dunque non riguarda singoli luoghi della Terra ma l'intero pianeta. "Le conseguenze possibili sono globali, non solo relative al nostro territorio", chiarisce infatti Avolio, "Diversi studi indicano che è lecito attendersi, nel breve termine, ondate di calore più frequenti e intense, maggiore stress idrico e una maggiore pressione su un territorio vulnerabile dal punto di vista idrogeologico. Nel medio-lungo termine, si potrebbe osservare un'alterazione dei regimi stagionali, con estati più lunghe e siccitose e precipitazioni più concentrate e intense".

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E con l'arrivo dell'autunno, a livello climatico la situazione potrebbe complicarsi, con il pericolo, anche alle nostre latitudini, di eventi estremi. "L'autunno è una delle stagioni più favorevoli, nel Mediterraneo, allo sviluppo di eventi meteorologici intensi", sottolinea a questo proposito il climatologo, "complice il fatto che, in questo periodo, le temperature del mare sono ancora elevate, favorendo il rilascio di energia, sotto forma di calore, verso le masse d'aria sovrastanti. Ciò può contribuire ad amplificare l'intensità di fenomeni atmosferici di diversa natura. La Calabria, inoltre, ha un problema strutturale di rischio idrogeologico. Mari più caldi possono favorire l'instabilità atmosferica e lo sviluppo di celle convettive intense, all'origine di precipitazioni brevi ma violente: basti ricordare, tra i tanti, gli eventi di Crotone (ottobre 1996), Soverato (settembre 2000), l'alluvione della Locride (ottobre 2015) o il più recente evento dei primi di dicembre 2022 che ha colpito l’area Ionica. Oltre alle precipitazioni intense, tra i fenomeni meteorologici estremi per noi di grande interesse rientrano i Medicanes (Mediterranean hurricanes): cicloni di tipo tropicale che si formano nel Mediterraneo, in particolare quando il mare, ancora caldo dopo l'estate, cede energia a un'atmosfera più fredda in quota. Anche i Medicanes sono statisticamente più frequenti in autunno, e le temperature marine possono contribuire alla loro intensificazione".

Si tratta dunque di un momento di rischio, nel quadro di un'emergenza climatica alla quale è necessario far fronte. "Il cambiamento climatico è riconosciuto come antropogenico", conclude Avolio in questo senso, "La riduzione drastica delle emissioni resta la risposta strutturale al problema, ma richiederebbe decenni anche nello scenario più ottimistico. Pensando a contromisure contingenti, penso prioritariamente alla cura del territorio: manutenzione di argini e alvei, pulizia dei canali, pianificazione urbanistica coerente con il rischio idrogeologico, sistemi di allerta precoce efficaci. Il nostro impegno, da un punto di vista della ricerca scientifica, è invece quello di continuare a studiare questi fenomeni estremi per dotarci di strumenti sempre più affidabili nel prevederne formazione, intensità ed effetti sul territorio”.

Giulia De Sensi

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