
Roma - Non ha usato mezzi termini il Pm, Nicola Gratteri nel difendere il suo operato e nel respingere le accuse di essere un "manettaro". Ieri sera, infatti, nel programma "Di Martedì" su La7, il capo della Dda catanzarese, ha risposto subito a Giovanni Floris con convinzione e perentorietà alla domanda su cosa pensasse del protagonismo di certi magistrati e sulla cultura manettara. "Penso che non ci sia questa cultura manettara. Penso che ci sia la cultura dell'impunità. Chi ha il potere - ha stigmatizzato - non vuole essere controllato, chi manovra ha l'idea che sia al di sopra delle leggi. Nel momento in cui c'è qualcuno che intende osservare e fare osservare i Codici, quello diventa un manettaro, diventa una persona che "tarpa" le ali alla democrazia".
E poi ancora più deciso il parere su cosa si intende per giustizialismo. "Non vedo giustizialismo, vedo l'applicazione rigorosa delle sentenze che vengono emesse dal giudice in nome del popolo italiano". Anche sul concetto di rigore, Gratteri non ha avuto alcuna esitazione nel ribadire il suo pensiero. "Ritengo che bisogna osservare in modo rigoroso le regole, lavorare con il Codice penale in mano, costi quel che costi nei confronti di chiunque". Su politica e magistratura. "Io penso che il 99 per cento dei magistrati siano persone oneste che lavorando con sacrifico e dedizione. C'è qualche mela marcia come in tute le categorie". Gratteri ha poi difeso l'operazione "Rinascita-Scott", evidenziando il lavoro degli inquirenti. "Le indagini sono partite nel maggio 2016, ci sono stati 3 anni di lavoro. Nessuno si alza la mattina con l'intenzione di arrestare un sindaco o persone che non c'entrano nulla". Sul ruolo dei politici coinvolti nelle sue operazioni. "Io parlo del politico solo dopo una condanna definitiva. Certo, è un dato di fatto che ci siano decine e decine di politici indagati; purtroppo c'è anche un problema di qualità di chi si candida. La gente colta e perbene non si impegna in politica, spesso ci sono dei mediocri o dei faccendieri che entrano in politica per fare affare, per gestire il potere". Gratteri nel corso della trasmissione ha risposto ad altre domande di giornalisti presenti, come il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti.

"A proposito di potere e controlli. Lei parla degli altri ma voi perché vi opponete ad essere controllati e vi affidate al Csm che come abbiamo visto di recente non è proprio specchiato? "Personalmente non sono iscritto a nessuna corrente. Io parlo per me. Ogni giorno incontro tanta gente che viene a denunciare; parlo con tutti. Io rispondo delle mie azioni". Tra le altre argomentazioni, Gratteri ha spiegato di nuovo il rifiuto di Napolitano alla proposta di Renzi di nominarlo ministro della Giustizia. Osservando alla fine che è stato meglio così. "Qualcuno mi dice ancora oggi che dovrei accendere ogni giorno delle candele a Giorgio Napolitano, per non aver appoggiato la mia nomina". Quindi, ha parlato delle migliaia di persone "davanti al Tribunale di Catanzaro che pensano e sognano la liberazione della Calabria".
A.C.
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