
Lamezia Terme – L’ancestrale rito dei Vattienti di Nocera Terinese, dove fede sangue e tradizione durante il venerdì e sabato santo si mescolano, quest’anno si è dovuto fermare davanti all’emergenza Covid-19. Le norme del Governo per il contenimento del contagio hanno stravolto i riti secolari della Settimana Santa e così anche un rito antico come i Vattienti, sospeso tra passato e presente, ha dovuto arretrare davanti al Coronavirus. Un rituale, questo, che nonostante il forte impatto, richiama ogni anno molti fedeli, e curiosi, da ogni angolo della regione e non solo, a cui però quest’anno dovranno rinunciare viste le severe regole di distanziamento sociale.
Quello dei Vattienti sembra essere un rito che si perde nella notte dei tempi, non c’è difatti una data precisa di inizio. Da generazione in generazione questa tradizione si è tramandata e sembra creare un vero e proprio ponte tra passato e presente. Che sia un atto di penitenza, un voto per una malattia, o un peccato da espiare il sangue è visto come purificatore e allo stesso tempo come condivisione, perché un gesto così intimo e profondo avviene sotto gli occhi di tanti, anche di chi non riesce a pieno a comprendere quello che succede. L’odore del sangue, le ferite, il dolore si mescolano alle preghiere, alle domande, o semplicemente al silenzio. Certo è che in quei momenti le case di Nocera sono aperte e pronte ad accogliere amici, parenti ma anche sconosciuti. Quest’anno si dovrà rinunciare, per il bene dell’altro a questo rito, che continua a rimanere avvolto nel mistero e nella fede.

Il rito dei Vattienti
Un intero paese, una folla, che si muove all’unisono seguendo il percorso dei penitenti e la processione della Madonna Addolorata, è impossibile non riconoscerli con un fazzoletto nero (mannile) sulla testa e una corona di “sparacogna”, che si flagellano battendosi le gambe con il cardo, un pezzo di sughero sul quale sono infissi tredici pezzetti di vetro acuminati, e con la 'rosa', sempre di sughero lavorato con scanalature per fare scorrere il sangue prodotto dalle ferite.
Lo segue, durante tutto il suo percorso, l'Ecce-Homo, al quale sono legati con una cordicella, mentre poco più distante è presente un amico del vattiente che ogni tanto gli versa del vino sulle ferite, e che gli lenisce il dolore, una volta rientrato a casa, con un infuso di acqua e rosmarino. Il loro è un cammino simbolico che li unisce a Cristo. Il Vattiente si ferma davanti alle case di amici e parenti e segna con il proprio sangue gli stipiti delle porte. È il sangue che caratterizza le strade di Nocera Terinese: quello dei “Vattienti” uno dei riti calabresi più suggestivi e antichi.
A.B.


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