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Lamezia Terme - “L’oro d’oliva. Percorso alla scoperta della millenaria storia dell’olio e dell’ulivo” è l’iniziativa organizzata dal Museo archeologico Lametino. L’evento, coordinato dalla dottoressa Rosanna Calabrese, funzionario archeologo, è stato organizzato in vari momenti per poter spiegare la storia dell’olio nelle varie epoche, e si inserisce a conclusione della stagionale raccolta delle olive e della produzione dell’olio novello. Il percorso è iniziato con una breve messa in scena sull’uso delle mense – il museo conserva proprio delle antiche mense ponderarie in pietra provenienti da Piazza Mercato a Nicastro - nella pesatura delle olive e spiegazione tecnica delle unità di misura adottate fino all’introduzione del Sistema internazionale. Nella Sala conferenze del Museo, invece, sono stati allestiti pannelli informativi sulla storia dell’olio e dell’ulivo nei secoli e con l’esposizione di attrezzi tradizionali legati all’olivicoltura per poi terminare la visita guidata nelle sale espositive del Museo con una visita tematica sull’argomento: l’origine della pianta dell’ulivo e accenni botanici nella Sezione Preistorica; il valore sacro dell’albero d’ulivo e il mito di Atena, l’uso cosmetico dell’olio del mondo antico, la produzione olivicola romana e il sistema delle villae rustiche nella Sezione Classica; l’uso rituale dell’olio da parte degli ordini monastici nella Sezione Medievale.

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“L’ulivo – spiegano – è considerato l’albero sacro del Mediterraneo, è una pianta di antichissime origini. Pare che il suo habitat originario sia da rintracciare in Asia Minore. Dalla Siria, dove sarebbe avvenuta la sua trasformazione da pianta selvatica a specie domestica, si sarebbe diffuso prima nelle isole dell’Egeo e poi in Grecia, dove è noto fin da epoca micenea. Mercanti fenici o greci l’avrebbero in seguito esportato in Occidente. In Magna Grecia i territori più noti per questa coltivazione erano quelli delle colonie di Taranto e Sibari. Nel mondo ellenico l’ulivo era la pianta sacra ad Atena. Secondo il mito la dea vinse la contesa con Poseidone per il possesso dell’Attica per aver fatto agli uomini il dono più bello e utile, ovvero il primo albero d’ulivo, il cui frutto avrebbe permesso di illuminare la notte, medicare le ferite, produrre nutrimento e quindi assicurare prosperità e pace a tutti coloro che lo avrebbero coltivato. I Romani, che mutuarono dai Greci tutti gli aspetti simbolici dell’ulivo, facendone un attributo di Minerva e Giove, fecero dell’olio un vastissimo e diversificato utilizzo, rendendo l’olivicoltura uno dei settori più importanti del loro sistema economico. Dopo un calo della produzione tra tardo-antico e alto-medioevo, nuovo impulso alle attività olivicole si ebbe a partire dal XII secolo, grazie soprattutto agli ordini monastici e all’uso rituale dell’olio nel mondo cristiano, in cui il ramo d’ulivo continuò ad essere immagine di pace terrena”. 

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