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Conflenti – Tra ritardi nell’esecuzione dei tamponi e nel riceverne l’esito, anche la beffa di una quarantena notificata per un solo giorno. È quanto accaduto a Conflenti, comune dell’hinterland lametino. Dopo due lettere inviate dal Sindaco all’Asp per richiedere con urgenza l’elenco dei positivi nel piccolo borgo, ad oggi, secondo i dati ufficiali sarebbero 3 i positivi al covid-19. La paura per il virus e l’ansia derivante dal mancato esito del test ha spinto una signora a raccontare la sua vicenda a il Lametino.it.

“Era l’11 novembre quando cominciai ad avvertire i primi sintomi, tipici di un’influenza: qualche linea di febbre (sparita nel giro di poco), un indolenzimento di muscoli e ossa, mal di testa, d’orecchie. Per giorni quasi non riuscivo ad alzarmi dal divano. Ma nulla che mi facesse pensare a lui, al coronavirus. Nessun contatto ravvicinato con positivi, che io ricordi. Ma poi, ecco il campanello d’allarme. Mi sono accorta di non sentire più i sapori, di non percepire gli odori. Allora il medico curante ha deciso di sottopormi al test rapido. Erano le 18:15 del 20 novembre quando dall’altro capo del filo mi sentii dire: ‘sei positiva’. M’è mancata la terra sotto i piedi, e la casa sembrava cadermi addosso. C’è voluta oltre una settimana per sentirmi un po’ meglio. Perdurava solo la tosse, il mal di testa, l’inappetenza, il mal di pancia. La stanchezza fisica, mentale e morale. A distanza di pochi giorni la brutta notizia è arrivata pure a mia figlia; anche lei positiva (al tampone antigenico rapido eseguito dal medico curante). Se da un lato era l’ultima cosa al mondo che avrei voluto, dall’altro mi sentii meno sola. Avevo qualcuno con cui condividere questo peso, con cui scambiare una parola, che mi faceva compagnia, seppure a qualche metro di distanza”.

Così, dopo 10 giorni dal test rapido solo il 30 novembre le due donne sono state sottoposte a tampone molecolare. Da qui la situazione dal punto di vista “burocratico” peggiora tra l’ansia per la trepidante attesa dei risultati. “Quello di mia figlia è stato comunicato venerdì 4 al nostro medico di base: negativo. Un sospiro di sollievo. E il mio? Nulla, non arrivava”.

Solo dopo 8 lunghi giorni, racconta la signora: “Con una telefonata dall’Ufficio Igiene e Sanità Pubblica di Lamezia mi comunicavano che ero ancora positiva. Otto giorni per comunicare una positività, nonostante le sollecitazioni del mio medico curante e del sindaco. Sempre per telefono, poi, mi veniva annunciato che sarei stata sottoposta a quarantena obbligatoria. Figuriamoci! Sono stata chiusa in casa, volontariamente, dall’11 novembre, così come del resto la mia famiglia, che sarebbe stato qualche altro giorno in più per me? Per mio marito, invece, ogni giorno in casa è stato un giorno di lavoro perso. Certo, nessuno mai ci ha obbligato a isolarci, poiché, ormai l’ho imparato, le ordinanze possono essere emesse soltanto dopo comunicazione ufficiale della positività da parte dell’ASP”. Tra un iter lungo, ingarbugliato e comunicazioni lente, a pagarne le conseguenze sono i pazienti. “Abbiamo deciso comunque di autoisolarci – precisa - per senso di responsabilità nei confronti dell’intera comunità”.

Infine, la cosa più bizzarra di tutta questa vicenda: “la comunicazione ufficiale della mia positività è stata inviata dall’ASP al mio comune di resistenza dopo altri 2 giorni. E solo allora il Sindaco ha potuto emettere l’ordinanza di quarantena. Tanto lui quanto le forze dell’ordine hanno provato un certo disagio a notificarmi, il 9 dicembre alle 20, che sarei stata in quarantena obbligatoria sino al 10. Una quarantena per un giorno! E già, di norma parte da quando viene fatto il tampone, nel mio caso dall’1 dicembre e dura 10 giorni. Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere! Ma non è finita qui. Per l’ASP, dunque, io potrei uscire di casa l’11 stesso. Ma sempre per quel buonsenso di cui parlavo, rimango in casa fino all’arrivo dell’esito del secondo test molecolare”. La quarantena ha effetto, quindi, retroattivo: dal primo dicembre al 10. Infine, un appello: “spero vivamente che i tempi, stavolta, siano di gran lunga più brevi per poter trascorrere un Natale sereno, in casa, ma almeno potrò riabbracciare mia figlia e mio marito”.

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