
Lamezia Terme – Va via da Lamezia con un carico di gratitudine e affetto verso la città che lo ha ospitato nel suo stop forzato per via dell’emergenza sanitaria nella sua lunga maratona che da Udine lo ha portato a piedi in Calabria.
Elio Brusamento, ex alpino veneto di 67 anni, da un anno e un mese circa sta percorrendo l'Italia a piedi per conoscerne gli aspetti più veri, per incontrare in piena libertà “la solidarietà – spiega nel giorno della sua ripartenza dalla Calabria - della gente che non vuol vivere divisioni di nessun tipo”. Il suo è un racconto di speranza e di condivisione, con un pensiero speciale a tutti quelli che sul suo percorso lo hanno ospitato e aiutato, soprattutto associazioni di volontariato, sindaci, parrocchie e una sua rete di ex alpini. “Oggi, dopo circa 2 mesi di fermo in Calabria, sono ripartito rimettendo in moto le mie gambe un po' arrugginite e ora sono ospite presso un'associazione per il recupero di giovani che devono essere reinseriti nella società, dopo aver scontato la loro pena, per raggiungere una nuova integrazione in famiglia o in un posto di lavoro”.
“Dopo anni passati rinchiusi in un istituto penitenziario è sempre difficile, ma nelle case di reclusione ci sono progetti che agevolano tale nuovo inserimento. Arrivato in questo centro ho potuto conoscere la dottoressa Alessia e lo staff che collabora all'interno. E' gestito dalla cooperativa sociale "Malgrado tutto" fondata da Raffaello Conte e si trova nel comune di Lamezia Terme – racconta nella sua testimonianza - La prima cosa che ho notato è la libertà di muoversi nella struttura. Esistono gruppi di persone che stanno assieme ad una psicologa, che aiuta anche ad uscire dal circolo del vizio della droga. I giovani sono molto attenti alla lezione in un silenzio piacevole e tutto si svolge all'aperto, dove ci sono molti animali e intorno il terreno pronto per essere seminato dai giovani. La struttura è molto ben tenuta sia all'esterno che all'interno. Io sono stato seguito da un detenuto che mi ha accompagnato verso la mia stanza che è stata la mia dimora per 2 giorni: una camera semplice e dignitosa, un letto per dormire ed un piccolo bagno e a me questo basta e sono contento di aver trovato questo posto. Sento bussare alla porta e colui che mi aveva accompagnato mi ha portato un sacco nero con dentro lenzuola e un piumino per la notte, tutto ben ordinato e pulito. Dopo un po' è venuto il dottor Pino per vedere se avevo bisogno di altro, mi ha fatto vedere dove c'era la mensa”.
“Il primo impatto, quando sono entrato alla mensa, è stato ricco di sguardi incuriositi dal vedere uno sconosciuto, ma questo non ha evitato di scoprire ordine e pulizia all'interno della struttura dove si mangia, gestita dagli stessi detenuti. Durante il pranzo abbiamo cominciato a parlare e ho raccontavo del mio viaggio. Loro ascoltavano e ciò ha ravvivato tutta i presenti. Comunque ho trovato delle persone serene e consapevoli di aver fatto degli errori, ma sono convinto che quando usciranno saranno persone migliori ed aiuteranno altri a non prendere brutte strade. Ringrazio queste persone di avermi fatto passare due giornate belle e costruttive. Sarà una pagina importante da scrivere sul mio libro, che si chiamerà “Terra di confine”, che raccoglierà la mia lunga esperienza per tutto lo Stivale, una specie di lungo diario ricco di vicende e riflessioni, corredato di tante immagini che ho scattato in ogni luogo d'Italia. Grazie a tutti”.
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