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Lamezia Terme – Questa mattina, su corso Nicotera, la commemorazione del giudice Francesco Ferlaino, primo magistrato ucciso in Calabria, assassinato 51 anni fa.  Unanime il ricordo dei presenti e della nipote: "un uomo di grandi valori da ricordare ogni giorno e non solo in questa circostanza, un esempio per tutti, sia nella vita istituzionale che in quella di qualsiasi cittadino". Al ricordo si unisce anche quello dei presidenti di Senato e Camera.

Reazioni

Sindaco Murone: "La memoria è uno dei pilastri su cui si costruisce una comunità consapevole e libera"

In occasione della solenne commemorazione del Giudice Francesco Ferlaino, primo magistrato caduto per mano mafiosa in Calabria, la Città di Lamezia Terme si è stretta attorno al ricordo di un uomo che ha fatto della giustizia la sua ragione di vita. Un momento di profonda riflessione collettiva sul valore della legalità e sul dovere della memoria, che il Sindaco Mario Murone ha voluto rimarcare con fermezza: "La memoria è uno dei pilastri su cui si costruisce una comunità consapevole e libera. Oggi abbiamo reso omaggio al magistrato Francesco Ferlaino, il primo magistrato ucciso dalla mafia in Calabria. Ricordare il suo sacrificio non è un gesto formale, ma un dovere morale verso chi ha servito lo Stato con coraggio, rettitudine e assoluta fedeltà alla giustizia. A distanza di tanti anni, il suo esempio continua a parlare alla nostra comunità e soprattutto alle nuove generazioni, ricordando che la legalità si costruisce ogni giorno attraverso l’impegno, la responsabilità e il rispetto delle istituzioni. Come Sindaco di Lamezia Terme, sento il dovere di custodire questa memoria e di rinnovare l’impegno della nostra Città nella difesa dei valori di libertà, giustizia e democrazia. Il ricordo di Francesco Ferlaino non appartiene soltanto alla storia di Lamezia Terme, ma rappresenta un patrimonio civile dell’intera Calabria. La sua testimonianza continui a guidarci nella costruzione di una comunità sempre più forte, unita e libera da ogni forma di criminalità." Con questa commemorazione, Lamezia Terme riafferma la sua identità di comunità resiliente e unita, custode rigorosa del sacrificio dei suoi eroi civili affinché la luce della giustizia prevalga su ogni oscurità criminale.

La Russa ricorda il magistrato Ferlaino: “Il suo esempio è ancora forte”

"Il 3 luglio 1975 alcuni sicari uccidevano a colpi di fucile il giudice Francesco Ferlaino, un magistrato che con grande coraggio si era impegnato nel contrastare la criminalità organizzata. A cinquantuno anni da quel drammatico giorno, il suo esempio di rigore e dedizione alla giustizia è ancora forte. Nel ricordarlo e nel rendergli un deferente omaggio, rinnoviamo ai suoi cari la nostra vicinanza". Così il presidente del Senato Ignazio La Russa su Facebook

Fontana: “Omaggio al giudice Ferlaino, esempio di coraggio e amore per l'Italia”

"Cinquantuno anni fa il giudice Francesco Ferlaino veniva assassinato dalla criminalità organizzata. Il suo impegno contro la 'ndrangheta, portato avanti con fermezza e profondo spirito di servizio al Paese, resta un esempio di coraggio e determinazione. Nel ricordarne il sacrificio, rendiamo omaggio a tutti i servitori del Paese che, anche a costo della vita, hanno difeso la legalità, i territori e l'Italia, per costruire un futuro libero dalle mafie". Così il presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana.

Il ricordo del professore Filippo D'Andrea

“Alto magistrato caduto per la Giustizia e la verità storica”. Per il professore D’Andrea: “ricordare le figure belle e edificante della nostra Calabria ponendole in evidenza nella contemporaneità è intento assai positivo per tutta la comunità e soprattutto per le nuove generazioni che si possono cibare della nostra storia più vera e costruttiva prendendo esempio. L'inaugurazione di una stele sul luogo dove l'alto magistrato fu assassinato dalla mafia è il momento propizio per illustrare, pur se nell'economia di un articolo di quotidiano, la sua testimonianza coraggioso di valori umani ed anche cristiani. Il giudice Francesco Ferlaino, presidente Azione Cattolica della diocesi di Lamezia Terme, fu trucidato il 3 luglio 1975 a Lamezia Terme dalla criminalità organizzata nel mentre era presidente della Corte d’Assise d’appello di Catanzaro e presiedeva un processo alla mafia palermitana che era stato trasferito in Calabria per “legittimo sospetto” portando in aula i vertici di Cosa Nostra accusati della strage di Ciaculli. Egli inflisse colpi durissimi anche all’Anonima Sequestri calabrese protagonista di sequestri nella stessa Lamezia Terme. I processi, però alla mafia siciliana, non portarono a nessuna conclusione. Afferma Romano Pesavento, presidente del CNDDU: il giudice Ferlaino «fu animato ad un alto senso dello Stato sia nelle occasioni pubbliche che provate, che lo determinò con tenacia ad affrontare una realtà malavitosa negata, tentacolare, oscura e proprio per questo più insidiosa. Dall’inchiesta sulla sua morte risulta che nessuno ha pagato. Era un uomo solo in un contesto difficile, In un contesto in cui la vita di un giudice onesta valeva molto poco, dove le relazioni sociali ed economiche erano vizia- te dalla collusione ed evasione» (R. Pesavento in La Redazione, Il Lametino.it, 3 luglio 2021. Ferlaino viene ricordato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 3 luglio 2020, a 45 anni dall’assassinio. «Giudice autorevole e apprezzato studioso, Francesco Ferlaino, sempre impegnato negli uffici giudiziari in Calabria, – afferma Mattarella – ha interpretato in mondo esemplare la funzione giudiziaria, al servizio della giustizia e del Paese. È necessario non disperdere la memoria di quanto accaduto e l’insegnamento professionale e umano legato a questo magistrato» (G. Parlatore, Il pensiero di Mattarella per Ferlaino, ucciso dalla ’ndrangheta 45 anni fa, in gnewsonline.it, Quotidiano del Ministero della Giustizia, 3 luglio 2020). La testimonianza più bella e vicina a Ferlaino la dà il suo amico e collega Basilio Sposato, di Lamezia Terme, procuratore della Repubblica di Cagliari, ma anche suo predecessore alla presidenza dell’Azione Cattolica della Diocesi di Lamezia Terme. Egli scrive nel suo discorso inaugurale dell’anno giudiziario della Sardegna del 1977, quindi appena due anni dopo l’assassinio dell’amico: «un uomo che, ispirato da una visione profondamente cristiana della vita e del mondo, non aveva esitato ad avviare indagini in quel settore dal quale erano per arrivare i suoi assassini» (B. SPOSAtO, Discorso inaugurale dell’anno giudiziario 1977, Mulas, Cagliari 1977, 5). Il procuratore Sposato lo ricorda tra i «caduti nell’adempimento eroico del loro dovere, (che) onorarono l’umanità, e ver sando il sangue, fecero sì che splendessero di più viva luce gli etici ideali, che la bieca petulanza dei loro persecutori pensava di spegnere insieme con la loro fisica esistenza» (Ivi, 9).

Sposato desidera dare riconoscimento anche ad una forma di eroismo poco considerato «l’eroismo quotidiano della vita ordinaria, generosamente spesa, per tutto l’arco della sua durata, nel servizio alla collettività, per il bene comune dei suoi consociati» (Ivi, 5). Egli «denuncia l’insufficienza d’organico, la lentezza dell’ap- parato giudiziario oltre la connaturale lentezza del lavoro del giudice», che svolge il suo lavoro nel Sud dove la criminalità organizzata è particolarmente aggressiva (F. D’ANDReA, I filosofi lametini. Francesco Fiorentino, Oreste Borrello, Basilio Sposato, Centro Ricerche Personaliste, Lamezia Terme (Cz) 2017, 77). Infatti, scrive il giudice filosofo Basilio Sposato autore di un notevole volume di filosofia dal titolo Vivente unità: «Senza scomodare né Scialoia né Aristotele, tutti sappiamo, e diciamo, che la fretta è la maggiore nemica della giustizia. Ma anche in questo, est modus in rebus, Se la lentezza oltrepassa certi limiti ragionevoli, […] è assolutamente necessario ed urgente che queste (cause) siano prontamente eliminate» (Cf. Ivi, 76). Un ricordo personale: diversi anni fa al termine di una conferenza su san Francesco di Paola nella chiesa a Villaggio Mancuso in Sila, si avvicinò per complimentarsi il figlio cardiologo del giudice Ferlaino e parlammo del padre di cui aveva un tenero ricordo. In conclusione, questo segno pubblico nel centro della città di Lamezia Terme assume un valore importantissimo per tenere sveglia la coscienza civile ed il senso della giustizia e della verità storica, indispensabili per guardare avanti con fiducia e costruire, come scriveva il rettore dell’università cattolica e fine pensatore Giuseppe Lazzati, una Città a misura d’uomo”.

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