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Lamezia Terme - Alla presenza del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede si è tenuta a Lamezia, presso l'aula bunker di Fondazione Terina, l'inaugurazione dell'anno giudiziario del Distretto di Catanzaro. Un appuntamento di grande significato che arriva in un momento particolarmente intenso dal punto di vista dell'amministrazione della giustizia per via di molti procedimenti in corso. Tra i quali, il maxi-processo "Rinascita-Scott" che si tiene proprio a Lamezia e le inchieste contro la criminalità organizzata coordinate dalla Dda diretta da Nicola Gratteri che in questi giorni hanno coinvolto anche esponenti di rilievo della politica calabrese e nazionale. A relazionare, il presidente della Corte d'appello, Domenico Introcaso che ha fatto riferimento al “momento di crisi generale e grande di riflessione” dovuto all’emergenza epidemiologica in corso. Quindi ha dettagliato l’attività del Distretto.

“Il numero dei procedimenti pendenti per magistrato di primo grado è nella media nazionale (1100 per magistrato), con punte per i Tribunali di Castrovillari (1118), Lamezia Terme (1078), Vibo Valentia (1406). In materia civile si registra un incisivo abbattimento dell’arretrato, salvo che per i Tribunali di Lamezia, Castrovillari e Vibo”. Il settore penale della Corte d’appello “presenta elementi confortanti sulla base di tutti gli indicatori e si caratterizza, malgrado l’emergenza Covid, per gli ottimi risultati di efficienza e produttività”. Rimane critica ha sottolineato Introcaso “la situazione del Tribunale di Vibo con riferimento al settore penale”. La Corte d’appello “ha conseguito, nel periodo di interesse, lusinghieri risultati dovuti all’impegno delle presidenti e dei consiglieri tutti”.

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Introcaso ha parlato dell’impegno “del procuratore Gratteri e del ministro Bonafede per la realizzazione dell’aula bunker. I processi - ha sottolineato- nascono e si celebrano nel Distretto”. Introcaso ha poi parlato dell’incidenza dalla ‘ndrangheta “nelle amministrazioni pubbliche, nella sanità e in tanti Enti”. Una criminalità che approfitta anche delle esigenze di chi non trova lavoro “appropriandosi di risorse pubbliche”. Così come ha stigmatizzato il fenomeno della “delocalizzazione della ‘ndrangheta in altre zone del Paese e non solo”. Introcaso ha messo in evidenza il lavoro svolto del Distretto “nel contrasto alle associazioni a delinquere che hanno una elevata capacità di condizionamento e di infiltrazioni nel territorio, nei settori economici, istituzionali e politici”.

"I quadro di riferimento - ha sostenuto il presidente della Corte d'Appello di Catanzaro - trova drammatico completamento nella crisi da pandemia che, per un verso, paralizza in ragione del lockdown e della mancanza di domanda, l'economia, e per altro verso libera enormi risorse economico finanziarie nel mondo produttivo come misure di sostegno alle imprese gravemente in crisi. La paralisi economico-finanziaria, l'impossibilità di esercitare attività, toglie la capacità di guadagno e la possibilità di continuare l'attività alle piccole e medie imprese, che costituiscono l'ossatura economica del Paese Italia e costituisce ulteriore fecondo campo di intervento alle organizzazioni 'ndranghetiste".

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Le cosche pronte a sfruttare la pandemia

"Le formazioni criminali 'ndranghetiste non sono estranee al contesto generale pandemico e alle conseguenze economiche che la pandemia determina". È quanto ha scritto ancora in una parte di relazione, il presidente Introcaso "E' opportuno ribadire che le associazioni di 'ndrangheta sono imprese economiche indirizzate al profitto con mezzi illeciti. La paralisi economico-finanziaria, l’impossibilità di esercitare l'attivita' toglie la capacita' di guadagno e la possibilita' di continuare l'attivita' alle piccole e medie imprese e costituisce ulteriormente fecondo campo di intervento delle organizzazioni ndranghetiste. Esse - ha ricordato altresì il presidente della Corte d'appello - dispongono di cospicui capitali da impiegare, di pronta disponibilita' e di immediata esigibilita': esse agiscono in uno scenario noto e caratterizzato dalla possibilita' di inserimento resa facile dalla grave crisi economica. L'effetto perverso e' tragicamente duplice. Uno e' la surroga nell'impresa dei titolari sani con imprenditori criminali, l'altro, maggiormente paradossale, e' la possibilita' di acquisire risorse pubbliche da ristoro economico formalmente destinate a imprese bloccate dal lockdown ma sostanzialmente apprese in circuito illecito da soggetti criminali. Esponenti delle forze dell'ordine, della magistratura e della politica, e mi riferisco al procuratore Gratteri e al presidente Morra, hanno paventato siffatto pericolo e ipotizzato una fenomenologia in atto, secondo sensibilita' e conoscenze personali e da ruolo. Atteggiamenti non condivisi dalla politica e dalle istituzioni comunitarie, singolarmente orientate a suggerire forme di controllo sull'impiego delle risorse affluite in Italia, obliterando il carattere internazionale dell'intrapresa 'ndranghetistica operante anche nei paesi di questi superficiali e inconsapevoli rappresentanti delle istituzioni straniere. Pare utile ricordare che è di giudiziale accertamento l'esistenza di oltre 50 locali di 'ndrangheta in Germania, intervenuti, negli appalti per esempio della stazione ferroviaria di Stoccarda poi sospesi in ragione dell'incidenza della criminalita' organizzata, evento che ha spinto il legislatore tedesco a introdurre il reato di associazione criminale e la possibilita' di sequestro e confisca di beni provenienti da delitto. Fenomeno di delocalizzazione non nuovo all'Italia se e' vero - ha concluso Introcaso - che il ministero dell'Interno ha da ultimo censito 30 'locali' in Lombardia, 16 in Piemonte, 7 in Liguria e 2 in Valle Aosta".
Un passaggio, nella relazione, anche per il capitolo riparazione per ingiusta detenzione. “Relativamente all’accoglimento delle ragioni riparatorie per ingiusta detenzione, il totale liquidato nel 2020, ammonta a 1.618.249,12, notevolmente inferiore rispetto agli importi dell’ultimo biennio”. Quindi a seguire l'intervento di Stefano Cavanna, in rappresentanza del Consiglio superiore della magistratura. “Un privilegio essere qui. Una cerimonia che è un riferimento necessario e insostituibile. In quest’aula che è un luogo sicuro; che testimonia la capacità di tutto il Distretto nella lotta alla criminalità”. Il Csm, ha detto Cavanna “ha provveduto a due bandi per 4 magistrati a Catanzaro e di 3 a Vibo Valentia”. Garantendo l’impegno per “l’assegnazione dei Mot, magistrati ordinari tirocinanti”. L’auspicio è “un miglioramento della giustizia soprattutto questo territorio”.

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Subito dopo, l’intervento del ministro Bonafede. “Partecipo con molta emozione a questa celebrazione, esimendomi da qualsiasi valutazione politica. Ringrazio tutte le forze dell’ordine e tutti gli operatori della giustizia, in particolare in questo territorio così difficili”. Qualche numero illustrato da Bonafede. “Nel 2020 diminuita la popolazione carceraria. Oggi in totale sono 52.305. Ci sono state 13 assunzioni. Nel Distretto di Catanzaro si è provveduto a 100 assunzioni. Istituito lo Sportello digitale, previsti fondi per istituti giudiziari”. Il Guardasigilli ha rimarcato positivamente “l’impegno per la realizzazione dell’aula bunker”.

Dopo il ministro, l’intervento di Beniamino Calabrese, procuratore generale che ha lodato il lavoro dei magistrati dell’ufficio “per l’impegno profuso nella quotidiana e complessa attività in particolare in questo stato di emergenza epidemiologica”. Riferimento emblematico, il processo in corso “Rinascita-Scott”. Ultimo intervento, quello di Antonello Talerico, in rappresentanza dell'Ordine degli avvocati di Catanzaro. “Nonostante l’emergenza Covid, il Distretto di Catanzaro è tra i più produttivi d’Italia, grazie all’impegno di avvocati, magistrati e impiegati”. Non ha però mancato di lanciare strali contro l’operato del ministro, “per annunci fumosi” stigmatizzando “ritardi e disorganizzazione e anche i casi, 212, di ingiusta detenzione”.

Antonio Cannone

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