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Lamezia Terme – “I sogni, i desideri, gli obiettivi che avete nella vita sono tutti raggiungibili. Voi siete nella parte più fortunata del mondo, quello che avete tanti ragazzi se lo sognano, avete un potenziale incredibile”. Con queste parole il cestista Klaudio Ndoja, di origine albanese e naturalizzato italiano, ha parlato agli studenti dell’Istituto Tecnico Tecnologico di Lamezia Terme, che da settembre hanno intrapreso un percorso di lettura che ha visto come oggetto di studio, tra gli altri, anche il libro “La morte è certa. La vita no. Storia di Klaudio Ndoja” di Michele Pettene; all’interno del progetto “Il mestiere di vivere. Oltre il recinto. Oltre la scuola. Oltre la beffa, Oltre la certezza”.

La presenza del cestista Ndoja, che ha raccontato la sua storia, è stato motivo di riflessione per i ragazzi che hanno avuto modo di capire quanto dalle difficoltà si possa trovare la forza per raggiungere i propri sogni. Klaudio nato in Albania, a Scutari, nel 1985 sbarca - in seguito ai disastri della guerra civile nella sua terra-   nel 1998 sulle coste pugliesi dopo aver affrontato un viaggio come clandestino con la sua famiglia su un barcone.

“Quel sogno che avete nel cassetto è possibile. - ha affermato Ndoja ai giovani studenti - Penso alla mia storia: immaginate un ragazzo che non sa la lingua, non ha soldi, e, se ce l’ho fatta io, spiegatemi perché voi non potete riuscire a realizzare i vostri sogni. Nella vita si possono fare due cose: o trovare scuse o ottenere risultati, dipende solo da voi”, con queste parole il cestista Ndoja ha spronato i ragazzi ad affrontare il futuro che li attende.

Stesso avviso per il sindaco Paolo Mascaro che ha esortato gli studenti ad ascoltare e riflettere sul racconto di un uomo che, a 14 anni ha visto “la realtà cadergli addosso”: “Noi siamo l’1% dei privilegiati nel mondo -ha affermato il primo cittadino - voi siete qui avete la scuola, avete una famiglia che vi sta aspettando a casa, abbiamo tutto; ma c’è quel 98% della popolazione mondiale che vive in condizioni disastrose e, allora, può succede che a 14 anni il mondo ti cada addosso e si perda tutto, si perda l’attaccamento alla propria patria e si vada in territorio oscuro e sconosciuto”. “E noi oggi vediamo, - conclude - in carne e ossa, quanto sono importanti le storie di piena integrazione”.

A.B.

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