
Lamezia Terme - Dopo che il consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato di emergenza della durata di sei mesi in conseguenza del rischio sanitario connesso al coronavirus e i primi due casi confermati in Italia, l’Associazione SenzaNodi si chiede “Quanto è in grado di rispondere a questa situazione la sanità nel nostro territorio? Nel Lametino chi e come tutela i malati ed il personale?”.
“Oggi - evidenzia Nadia Donato presidente dall’associazione SenzaNodi - si procede velocemente nel tentativo dell'accorpamento tra il Mater Domini, ospedale universitario ed il Pugliese Ciaccio, spingendo le popolazioni del lametino a pensare che anche l'accorpamento del Papa Giovanni Paolo II sarebbe un'opportunità, oppure che affidarsi completamente alla sanità catanzarese, viste le mancate risposte di quella lametina, è un'ottima strada. Nel contempo non si dà alcuna chance a questo ospedale che, invece, può essere punto di riferimento per tutta la Calabria. Mentre tutto ciò accade sotto i nostri occhi, assistiamo ad un'altra esclusione grave e allora noi ci chiediamo: Davanti ad un'eventuale emergenza sanitaria come potrebbe rispondere l'ospedale? In realtà probabilmente non darebbe nessuna risposta se non quella che ci troviamo in uno Spock e non può fare nulla. Esclusi dai piani di emergenza? Si, una struttura depotenziata fino allo sfacelo, dove le malattie infettive, reparto di eccellenza, a cui facevano riferimento anche altre regioni d'Italia oltre che la nostra, è stato chiuso qualche anno fa. Oggi, con una sola infettivologa, che se pur con esperienza e brava, è bloccata dalla mancanza di possibilità di ricovero? Un ospedale dove microbiologia non c'è più e non puoi fare gli esami per sapere se c'è il virus o meno, cosa può fare?”.
Un ospedale al centro della Calabria, che, prosegue la nota “serve tantissimi comuni, che ha una facile raggiungibilità con la stazione centrale a pochi passi, l'aeroporto a pochi passi, probabilmente non darebbe nessuna risposta perché per legge non deve darla. Una circolare ministeriale prevede che in caso ci si dovesse trovare davanti ad un'emergenza, a un sospetto caso di coronavirus i malati devono essere trasferiti all'ospedale di riferimento che è quello di Catanzaro. Allora, ci si chiede come deve reagire il pronto soccorso? Pare che siano stati già distribuiti i presidi necessari a tutelare i medici ed infermieri, come per esempio, le mascherine. In caso ci si trovasse di fronte ad un'emergenza grave il malato può essere ricoverato in rianimazione dove già è stato predisposta una stanza isolata? Ma noi ci chiediamo nell'attesa che Catanzaro risponda della sua disponibilità di 15 posti adibiti a questo tipo di ricoveri, che però non sappiamo se attivati, dove sta il malato? Come si deve comportare il personale? Lamezia è esclusa dai piani di emergenza perché Spock, e quindi, per esempio i medici dell'aeroporto si confrontano con Catanzaro, escludendo completamente Lamezia. Ma cosa è stato previsto nell'ospedale Lametino?”.
Infine, rimarcano dall’associazione SenzaNodi, “ci piacerebbe conoscere la giusta risposta da parte della Regione e se i diversi sindaci dei comuni del lametino, in testa quello di Lamezia, che ha anche un esperto assessore alla sanità, hanno chiesto lumi in merito. Se lo hanno fatto informassero le popolazioni per rassicurare tutti. In ogni caso, il depotenziamento dell'ospedale lametino anche in questa situazione mostra ancora una volta gli errori del passato, quelli che continuano a ripetersi nel presente e che compromettono in maniera grave il futuro, senza che nessuno risponda mai per il danno causato alle diverse comunità ed i rischi che si corrono mettendo a rischio la vita di personale e malati”.
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