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Lamezia Terme – Si è parlato dell’istituto della ‘messa alla prova e mediazione penale’ questa mattina presso l’aula Garofalo del Tribunale di Lamezia Terme. A farlo è stato il procuratore generale della Repubblica dei minorenni di Catanzaro – Beniamino Calabrese, insieme alla psicopedagogista dell’ufficio in materia minorile dello stesso Tribunale di Catanzaro – Alessandra Mercantin, con l’introduzione dell’avvocato Nicolina Perri. A porgere i saluti anche il presidente dell’ordine degli avvocati, Antonello Bevilacqua che si è detto soddisfatto della ‘sinergia’ attuata da tempo ormai, da parte della Camera Penale, della Camera Minorile ampliata dalla Camera Civile a partire dal prossimo anno. L’avvocato La Torre, prima dell’inizio della nuova lezione inserita all’interno del corso per ‘difensori d’ufficio’, ricorda ai presenti la cifra dei fondi raccolti da destinare alla ricerca SLA – circa 2.605 euro – un impegno che parte da tutti i colleghi avvocati e che intende divenire ‘fondo stabile’ da dedicare a Carlo Mauro, avvocato apprezzato umanamente e professionalmente di recente scomparso. Un’azione portata avanti dall'avvocato Renato Fusto e dal brigadiere Alfredo Vallone, con l'apporto dell'avvocato Francesco Pagliuso ( segretario Camera Penale di Lamezia Terme), dell'avvocato Antonello Bevilacqua (presidente Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Lamezia), e dell'avvocato Teresa Bilotta ( tesoriere della Camera Penale). 

“Beniamino Calabrese è stato il primo ad attuare l’istituto della messa alla prova” – introduce così Nicolina Perri. Una personalità carismatica, che riesce a mantenere alta l’attenzione in aula, trasmettendo passione e integrità professionale in ciò che dice. Attualmente è in atto un disegno di legge in materia minorile che andrebbe a riformare in negativo ciò che è conseguito nel tempo a partire dal 1971, anno in cui nasce l’istituto del ‘processo minorile’. L’errore di fondo è pensare che non si guardi alla tutela del minore, tutela sulla quale – in ambito minorile – vigila anche il p.m, poiché più che guardare alla repressione, si intende guardare alla rieducazione, al recupero, al reinserimento sociale, per come recita l’articolo 27 della Costituzione. “Parte dalla Calabria l’idea di creare un collegamento organico di avvocati che si occupino di materie minorili” – spiega Calabrese. L’esigenza prevalente, che cerca di resistere tra i vari fori che sperano nella soppressione della riforma, è quella di creare dei tribunali specializzati per i minorenni e attrarre così le competenze che oggi sono disseminate (cedute cioè ai tribunali ordinari con le conseguenti lamentazioni). “Si deve guardare all’interesse del minore, alla sua tutela, ma siamo di fronte ad un episodio di totale schizofrenia del legislatore a macchie di leopardo – dice ancora Calabrese – questa è una terra ricca di contraddizioni dove a prevalere è l’ignoranza dei contenuti”. Si parte dal D.P.R 4.4.1988, visto in Europa come uno dei migliori processi al mondo. “La grande rivoluzione è stata quella di spostare l’attenzione dal fatto all’autore del fatto, come studiato da Palombo, e di coordinare fra le varie figure processuali minorili” – commenta Beniamino Calabrese a proposito della storia che ha portato a sviscerare le sentenze della Corte Costituzionale e da cui occorre necessariamente ripartire per ‘conoscere’ e difendere il minore. Richiama quindi in causa non solo l’attività dei giudici ma anche quella degli avvocati i quali – secondo Calabrese – hanno il dovere deontologico di scardinare fra informazioni e documenti. “Sono le sentenze che hanno individuato la specificità del processo minorile e voi siete in dovere di leggerle nel loro corpo non fermandovi alle massime solo per vincere una causa, dovete leggere il perché della nascita di una norma, la storia di quella norma” – dice Calabrese avviandosi alla conclusione.

L’avvocato deve andare oltre, questo l’invito. Deve entrare nella vita del minore e indagare circa la possibilità della sua famiglia biologica come causa del suo male. È la Corte di Strasburgo a decidere che sia così. L’avvocato deve indicare non solo una causa di giustificazione ma anche come può salvarsi il minore, deve attuare un’indagine difensiva sulla sua personalità. Ed ecco la ‘diversione’, trattare il processo minorile con strumenti diversificati, quali il ‘probation’ e la ‘mediation’, una fase metagiuridica, dove tutto entra a far parte della messa alla priva “È lo Stato che da istituzione diventa comunità, dal caos come conflitto, reato, negazione, esce fuori una nuova relazione fra le parti”. È dello stesso parere anche la dottoressa Alessandra Mercatin, la quale dice “È grazie a questi giudizi di illuminati, fra cui spicca la figura di Beniamino Calabrese, che in circa 23 centri sono nati in Italia questi gruppi di mediazione. Il dottor Calabrese che sin dai primi anni dal suo insediamento ha coordinato con diligenza questo gruppo, avendo sempre riguardo alla tutela del minore e dando attenzione anche alla vittima”.   

V.D.         

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