
Lamezia Terme - È stata preceduta da un breve momento di riflessione sul sagrato della Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Bella la messa per celebrare la memoria del trentennale dalla morte per mano mafiosa di Pasquale Cristiano e Francesco Tramonte.
"Non siamo venuti per fare il ricordo di un evento nefasto - ha detto il parroco don Aldo Figliuzzi - ma per far sentire l'abbraccio amoroso della Chiesa a queste due famiglie, e poi per fare memoria di un impegno. Pasquale e Francesco sono due persone che si sono alzate una mattina per ritrovarsi a subire un male grande, senza nessuna colpa. Perché alcune cose non dovrebbero mai accadere". Quindi la scelta di recitare davanti ai familiari, alle autorità civili e militari, alla piccola folla convenuta, il salmo biblico degli alberi piantati lungo corsi d'acqua che portano molto frutto, salmo che ha ispirato l'idea da parte dei ragazzi della parrocchia di appendere dei frutti di carta agli alberi di piazza Roma con dei messaggi di pace e di legalità.
"La mafia o si combatte o si è complici. Anche con gli atteggiamenti. Lo siamo quando non guardiamo gli altri come persone ma solo noi stessi. Anche Pasquale e Francesco non sono stati pensati come persone da qualcuno che puntava solo al proprio interesse". Anche durante la messa, concelebrata con don Vittorio Dattilo, don Figliuzzi ha portato l'attenzione sulla necessità di avere "sete di giustizia", ma anche la coscienza ferma che non esiste morte che possa strapparci alla vita eterna. Dunque, conclude don Aldo, "Non diamo la possibilità a quella mano di armarsi di nuovo per farci pensare oggi solo alla morte". Dopo la celebrazione il corteo si è spostato in via Miraglia a Sambiase, luogo della strage, per apporre una corona commemorativa.
Giulia de Sensi






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