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Lamezia Terme - Una domenica “in laetare” vissuta doverosamente in sordina, nella messa celebrata da Monsignor Schillaci in diretta dal Santuario di Sant’Antonio, in un clima di grande raccoglimento, nell’attesa di una Pasqua che si preannuncia purtroppo, secondo le parole dello stesso Schillaci, davvero “particolare”, anche e soprattutto per chi crede. “La nostra gioia di oggi non può essere piena. Non possiamo non pregare per tutti coloro che sono nel dolore, e per tutti i defunti: non sono numeri ma persone - dice il Vescovo - Affidiamo alla Misericordia di Dio tutte le vittime e le loro famiglie, private della possibilità di vivere insieme gli ultimi momenti. Ringraziamo coloro che si adoperano facendo qualcosa di utile, per tutti i sacerdoti, e per chi cerca di essere vicino, di raggiungere le case con i mezzi di comunicazione”. La premessa viene sviluppata ampiamente nell’omelia, nella quale Monsignor Schillaci ha parole di grande conforto, che ricollegandosi al passo evangelico del cieco nato risanato dal Cristo, rimarcano il bisogno di luce dell’intera umanità, in un momento di buio e di insicurezza estrema.

“La Luce è Cristo stesso”, dice infatti ancora il Vescovo, “e in un momento in cui tutti noi vogliamo capire meglio cosa sta accadendo, vedere più profondo, dobbiamo lasciarci guidare dalla sua Parola. Attraverso di essa Cristo viene per noi come per il cieco nato. Non passa oltre, non si volta dall’altra parte: passa, vede, ama. Il suo vedere e il suo passare si incarnano nell’amore. Nel brano del Vangelo di oggi ci si chiede perché l’uomo di cui si parla sia nato cieco, se alla base ci sia una colpa, un peccato. E’ la domanda di ogni giorno. Perché questa sventura? Di chi è la colpa? Chi sono gli untori? Lungi da noi lasciarci prendere la mano dall’idea che è Dio che ci sta castigando: allontaniamola. Non pensiamo che il virus sia una punizione. Lo dice chiaramente il Vangelo di oggi. In questi giorni da passare in casa impieghiamo il tempo per ritrovarci in Gesù, chiediamogli uno sguardo più profondo, contemplativo, il dono di vedere questa situazione con i suoi occhi, con gli occhi del cuore”. Dunque, l’invito di Schillaci ai fedeli a leggere di più il Vangelo, per ritrovarsi in comunione profonda gli uni con gli altri e prepararsi alla Pasqua “in un altro modo”: nel raccoglimento, nella fede che allontana la paura, con uno sguardo di compassione verso l’intera umanità.

Giulia De Sensi

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