
Lamezia Terme - “In queste ore così difficili per l’intera umanità, da veri discepoli seguiamo il Cristo verso la croce per aver parte alla sua Resurrezione”: con queste parole del Vescovo Schillaci si aprono nella Cattedrale di Lamezia Terme le celebrazioni per la Domenica delle Palme, che danno ufficialmente inizio alla Settimana Santa più drammatica vissuta dalla Chiesa postconciliare. Dopo la benedizione in differita dei rami d’ulivo – che per quest’anno, secondo le disposizioni della CEI, potranno essere benedetti dai fedeli da casa, utilizzando simbolicamente qualsiasi pianta verde – il Vescovo ha percorso le navate della Cattedrale in una breve, solitaria processione, seguito da soli quattro accoliti, fra cui il direttore dell’Ufficio Liturgico don Roberto Tomaino e il parroco don Carlo Cittadino, per poi dare inizio ad una celebrazione intensa e raccolta, incentrata sulla contemplazione della croce, un mistero riflesso nella lettura del passo del Vangelo di Matteo che ripercorre la Passione, a partire dall’ingresso nella Città Santa.
“Vediamo il Cristo entrare a Gerusalemme sul dorso di un asino: mite, mansueto, umile, povero – sottolinea Schillaci nell’omelia – Accogliamolo così nella nostra vita. Cristo viene tradito per trenta denari, il prezzo di uno schiavo. E infatti San Paolo dice “Svuotò sé stesso, assumendo la condizione di servo”. Ma è davvero Giuda che consegna il Signore? In realtà è il Figlio di Dio a consegnarsi, non per volontà sua ma per volontà del Padre. I discepoli di fronte a questo mistero si sentono smarriti, dimostrano – come noi – tutta la loro fragilità. Lo rinnegano, così come probabilmente anche noi, in questi giorni difficili. Ma siamo chiamati a vegliare, a pregare nell’agonia del Signore, che è la stessa agonia di tanti nostri fratelli che soffrono a causa della pandemia. E’ necessario non essere tentati dall’indifferenza, dall’egoismo, dalla chiusura, dal rifiuto degli altri, avvertiti come una minaccia. Il Signore è venuto per offrire sé stesso, consegnandosi per salvare la nostra umanità. Croce è una parola sublime, è luce, salvezza, pace. E’ una parola che apre cuore e mente a chi in questo momento è nella fragilità, a chi è invisibile perché non ha niente di niente. E’ il Signore stesso, che continua ad agonizzare in questi nostri giorni.”
Una preghiera particolare di Schillaci nel corso della celebrazione va infine come sempre agli anziani, ai malati e agli operatori che li assistono, ma in quella che dovrebbe essere una domenica di festa il suo pensiero tocca anche i più giovani “costretti nelle case” che “oggi sarebbero stati nelle parrocchie ad esprimere la loro gioia”, e a tutti i fedeli che comunque hanno partecipato dalle mura domestiche alla celebrazione, accogliendo un messaggio di speranza e di consolazione.
Giulia De Sensi
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