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Lamezia Terme - Una celebrazione vissuta nella massima compostezza, con fedeli per lo più spontaneamente disposti a distanza di sicurezza, ostie distribuite in più punti della chiesa sul palmo della mano per evitare la calca, e nessun tipo di segno di pace, in più la scelta di rinunciare alla fiaccolata finale attorno al Santo limitandosi alla traslazione delle reliquie. Eppure si respira un clima di grande raccolta partecipazione nella messa solenne presieduta dal vescovo Schillaci a Santa Maria degli Angeli in occasione della tradizionale festività di Sant’Antonio di Marzo, fortemente voluta dalla comunità Cappuccina e dal Superiore frate Bruno Macrì, in un momento difficile di dilagante gravità, nel quale la cittadinanza sceglie di avvicinarsi ancora una volta al suo Protettore, che ne incarna anche in questa circostanza le speranze, i desideri, gli auspici. E lo fa attraverso il messaggio caloroso del Vescovo, chiamato in questa occasione a fungere nel senso più vero da guida spirituale. “Noi speriamo di poter continuare a dire messa, ma il virus si allarga a macchia d’olio, e sono qui per pregare con voi che il Signore allontani questa piaga non solo da noi e dalla nostra persona, ma da tutti, nessuno escluso”, dichiara sinceramente a preambolo, manifestando palesemente la propria incertezza e la necessità di una disponibilità completa ad accettare le possibili misure precauzionali. Il concetto, insieme ad altri importanti temi, sarà sviluppato anche nell’omelia. “In questo tempo in cui siamo limitati nell’incontrarci, costretti a cambiare le nostre abitudini - dice infatti Monsignor Schillaci - lasciamo più spazio all’interiorità e concentriamoci sulla lettura della Parola. Lasciamoci condurre docili dalle mani del Signore, come i discepoli, che lo seguirono non perché erano bravi, ma perché erano discepoli. Questa può essere l’occasione per ritrovarci con Lui ‘nel segreto’: avremo l’opportunità di pregare”. Poi un richiamo alle terre di Missione, dove l’impossibilità di ascoltare messa tutti i giorni è spesso la regola, la possibilità di esprimere in preghiera il proprio bisogno d’aiuto, ma anche un pensiero per gli operatori sanitari che si prodigano concretamente col lavoro e per tutti coloro che invece cadono preda di irrazionali paure e fuggono e che ora “sperimentano anche loro cosa significhi essere respinti, non accolti”. Tutte le intenzioni vengono infine affidate al Santo Protettore: si festeggia infatti la ricorrenza di un evento prodigioso a lui attribuito risalente al 1638, quando un violento terremoto rase al suolo la città lasciando incolume solo il convento dei Cappuccini, con i frati e il Vescovo al suo interno, che si erano appunto affidati fiduciosamente a lui. Ieri, vigilia della festa, l’effigie di Sant’Antonio, è stata come ogni anno traslata dalla nicchia per essere più vicina ai fedeli oranti che da due giorni offrono le proprie intenzioni per la conclusione di questo difficile periodo.

Giulia De Sensi

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