
Lamezia Terme - Si inserisce nell’ambito delle iniziative per il 50enario dalla fondazione di Comunità Progetto Sud il seminario tematico aperto agli operatori di ambito sociale e sanitario dal titolo “Diritti e doveri umanizzanti – La Costituzione come bussola avvalorante assistenti e assistiti”, organizzato da Progetto Sud presso l’Oasi Bartolomea. “In realtà sono circa cinquant’anni che parliamo dell’argomento di oggi”, ha dichiarato incipitariamente don Giacomo Panizza, fondatore della Comunità, mostrando il “Manifesto contro la cultura dell’emarginazione”, documento prodotto nei primi anni ‘80 dai primi membri di Progetto Sud, fra i quali molte persone disabili – e dunque, data l’epoca, ancora scarsamente scolarizzate – che da subito rivendicavano, nelle parole e nei fatti, il proprio “diritto di essere e diritto di dare”, come base della propria appartenenza viva al tessuto sociale, culturale e politico collettivo. A seguire l’ascolto di un brano dal “Discorso sulla Costituzione” di Piero Calamandrei, in cui si sancisce il diritto-dovere, proprio di tutti i cittadini, di “disporre noi delle nostre sorti e delle sorti del nostro Paese”, che ha introdotto la Lectio Magistralis di don Massimo Angelelli, responsabile della Pastorale della Salute della CEI (Conferenza Episcopale Italiana) sul tema “La bellezza di conquistare il diritto di avere doveri”.

Un discorso, quello di don Angelelli, che ha posto al centro sinergico fra diritti e doveri da conquistare il concetto di persona: concetto inteso come “una totalità unificata, in cui si armonizzano le dimensioni biologiche, spirituali, etiche, culturali, relazionali e ambientali lungo tutto il percorso di vita”, una definizione tratta dalla Costituzione etica delle professioni sanitarie, che si applica simmetricamente sia al professionista che si prende cura, sia alla persona curata, sia alla persona di riferimento che la accudisce. Un presidio contro la tentazione di rendere l’altro “non soggetto ma strumento, anche nelle relazioni personali, includendolo in ambiti stigmatizzanti”. “Tutto il sistema è fatto di persone” continua Angelelli, “che hanno tutte la stessa dignità: non perché siano uguali – siamo tutti diversi, grazie a Dio – ma perché condividono tutti come caratteristica l’idea di persona. Se io riconosco la persona che tu sei, sarò riconosciuto a mia volta, e l’altro diventa così la misura della mia umanità. Io so di essere persona, ma è nella relazione con l’altro che capisco me stesso, è nel confronto che comprendo la mia identità, ciò che sono e ciò che posso essere. L’altro dunque mi necessita, mi aiuta, mi accompagna: è in lui che riconosco la presenza di Dio. Dunque mi prendo cura di lui non perché sono bravo, ma perché di lui ho bisogno, e perché lui merita la mia cura. E se la mia cura lo solleva, attraverso di lui io sollevo l’intera umanità. La cura infatti genera pace, e la guerra si combatte con la cura, che abbatte la conflittualità: i conflitti mancano dove non c’è sofferenza. Dunque è il mio dovere sociale e morale a generare i miei diritti, anche il diritto di essere rispettato e curato. Nell’Enciclica “Magnifica Humanitas” di Papa Leone IVX si dice che “Lo sviluppo umano integrale è il nuovo nome della pace”, concetto che riprende Paolo VI. Una società senza doveri non genera diritti, e la radice del tuo rispetto di me è il mio rispetto per te. La pace è la risposta più temuta dai violenti, e la bellezza risiede nell’altro, nel suo bene. In questo senso il mio dovere genera pace e serenità. Curare la persona è il nostro compito per preservare la dignità dell’altro: senza questo non c’è convivenza civile”.
G.D.S.

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